The Arcs

Disco furbetto, quest’ultimo di Dan Auerbach (& friends), e che ovviamente non inventa un accidenti di nulla, ma a mio avviso godibilissimo. Forse sbaglio, ma ho l’impressione che non se ne sia nemmeno parlato granché, specie considerando il grande successo dei Black Keys.

Arcs copYours, Dreamily (Nonesuch)
The Arcs è una sigla nuova, ma tutt’altro che esordiente è il musicista che ha concepito il progetto e ne tiene in mano le redini: Dan Auerbach, nome tra i più “caldi” del rock USA da quando i Black Keys – il duo voce/chitarra e batteria da lui allestito assieme a Patrick Carney – hanno reso meno abrasivo e più potabile il loro blues/punk in chiave lo-fi. Otto gli album, gli ultimi tre dei quali di notevole visibilità, finora pubblicati con la band, ai quali vanno aggiunti l’esordio da cantautore con Keep It Hid, l’omonimo lavoro di indirizzo hip hop con i Blakroc, gli impegni come produttore per, tra gli altri, Dr. John, Bombino, Ray LaMontagne, Lana Del Ray; insomma, un’attività ricca e frastagliata, davvero notevole per un appena trentaseienne che fino alla metà del decennio scorso sembrava destinato a consensi solo underground. E, sì, chi ha rilevato similitudini con il percorso di Jack White è di sicuro nel giusto.
Senza bruschi scarti da quella che, alla luce dei risultati artistici e commerciali, è certo definibile come “retta via”, Yours, Dreamily aggiunge al percorso ulteriori sfumature e sfaccettature. Si potrebbe qualificarlo come una sorta di approfondimento, con architetture sonore più complesse e raffinate, del lato soul/R&B dei Black Keys, tra ritmiche mai incalzanti, melodie che conquistano in modo magari non immediato ma comunque inesorabile, pennellate psichedeliche, cori suadenti, atmosfere magnetiche. Una festa di musica “da entertainment” (di più d’uno dei tredici episodi, potreste scommetterci, verranno confezionati remix di ogni tipo), da radio, da club, all’occorrenza persino da sottofondo, che sembra costruita per avere successo e di sicuro lo otterrà, pur non avendo nulla a che spartire – per ispirazione, per brillantezza, per classe, per personalità – con il pop di consumo che va per la maggiore al di là dell’Atlantico e purtroppo non solo lì. Auerbach sostiene con convinzione la tesi che Yours, Dreamily è frutto di un lavoro collettivo, di uno stato di grazia che coinvolge l’intero gruppo – un quintetto, più un paio di ospiti – e non l’ennesimo parto semi-esclusivo della sua incontenibile creatività, ma che ci creda davvero o si tratti di dichiarazioni di circostanza i fatti dicono che sull’intero programma – quarantasei minuti, durata perfetta per la stampa in vinile che non mancherà di essere posta in commercio – è impresso il suo marchio; anche se il sound, nel quale affiora peraltro qualche chitarra un po’ abrasiva e rumorosa, è nel complesso più soft, avvolgente e “colorato” rispetto agli standard del musicista dell’Ohio. Nessun dubbio che qualcuno, irritato dalla sua pur inusuale vena pop, vorrà aggiungere aggettivi come ruffiano, paraculo e furbetto: ci può stare, ok, ma almeno per questa volta si faccia finta di nulla e si riprema il tasto “play”. Oppure, ancora meglio, si riaffidi alla puntina la prima facciata.
Tratto da AudioReview n.367 del settembre 2015

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