Mauro Ermanno Giovanardi

Sono da sempre un grande estimatore dell’ex frontman di Carnival Of Fools e La Crus nonché convinto sostenitore del suo progetto in chaive solistica, come dimostra la copertina del Mucchio – legata a questa intervista – che gli volli fortemente dedicare anni fa. Ecco allora le mie recensioni dell’ultimo album La mia generazione e del penultimo Il mio stile (che nel 2015 si aggiudicò una meritatissima Targa Tenco – la quarta, per l’artista lombardo: ne aveva già vinte due con i La Crus e una in proprio, ma come interprete).

La mia generazione
(Warner)
Un progetto coraggioso e tutt’altro che al riparo da rischi, quello di un omaggio al rock cosiddetto alternativo italiano dei ‘90. Fra i pochissimi in grado di affrontare l’impresa in modo sensato e autorevole c’era Mauro Ermanno Giovanardi, che ha vissuto quegli anni da protagonista come frontman dei La Crus e che, soprattutto, si è guadagnato stima e rispetto dei colleghi e dell’ambiente grazie a coerenza, spessore e personalità; e proprio nell’ottica della “fratellanza” e non delle logiche mercantili vanno interpretati i featuring di Manuel Agnelli, Cristiano Godano, Emidio Clementi, Samuel dei Subsonica e Rachele dei Baustelle, che con le loro voci rendono alcuni brani ancor più policromi e carismatici.
Difficile dire se i maggiori meriti della brillante riuscita dell’album vadano attribuiti alla bontà delle canzoni, tutti classici conclamati (qualche esempio: Non è per sempre degli Afterhours, Stelle buone di Cristina Donà, Lieve dei Marlene Kuntz, Forma e sostanza dei CSI e Huomini dei Ritmo Tribale; il resto è di Neffa, Üstmamò, Massimo Volume, Casino Royale, Bluvertigo, Mau Mau, Subsonica e ovviamente La Crus), o alla classe del lavoro di arrangiamento e personalizzazione, che ha reso il repertorio omogeneo senza snaturarne le naturali diversità. La certezza è comunque quella di una produzione eccellente, all’insegna di un pop alt(issim)o nel quale un respiro antico – come può esserlo, mutatis mutandis, quello dei Last Shadow Puppets – sposa un linguaggio del tutto al passo con i tempi, illuminato come al solito da performance canore di aggraziato, intenso, suggestivo magnetismo. Il tributo perfetto, insomma: ricco di carattere e tutt’altro che retorico, capace di sorprendere con la sua creatività e magnificamente suonato, privo di effetti-nostalgia e avvolto in una scintillante aura di eleganza e coolness. Il contesto è ovviamente diverso, ma se Gaber fu costretto a constatare con amarezza la sconfitta della sua generazione, Giovanardi può sorridere di fronte alla vittoria della propria. Almeno per quanto concerne questi tredici gioielli.
Tratto da Blow Up n.232 del settembre 2017

Giovanardi copIl mio stile (Incipit)
Sono molti anni che Mauro Ermanno Giovanardi coltiva un suo personale progetto – o, se preferite, “visione” – legato a un certo immaginario Sixties rivisitato in modo moderno ma non troppo. Un mondo musicale, indirettamente (?) cinematografico e in genere culturale i cui eroi si chiamano Burt Bacharach, Lee Hazlewood, Frank Sinatra, Serge Gainsbourg, Neil Diamond, Scott Walker, Ennio Morricone, Phil Spector; insomma, quello dei gloriosi Festival di Sanremo dove Pop era in maiuscolo, e anche quello del Maestro Leo Ferrè, cui il titolo di questo CD (o vinile) rende omaggio, ispirandosi alla celeberrima Il tuo stile (della quale è proposta una notevole, sensuale cover), con autoironica audacia. Un patrimonio che l’artista monzese ha mutuato almeno in parte quando guidava i Carnival Of Fools e maggiormente nella vicenda ben più duratura e rilevante dei La Crus, accanto a Cesare Malfatti. È però solo con la carriera solistica, nel 2007, che l’idea ha iniziato a svilupparsi appieno, specie nei due album che costituiscono il cuore della discografia in proprio del Nostro: Ho sognato troppo l’altra notte?” del 2011 (chi ricorda Io confesso, il brano portato a Sanremo benché “obbligatoriamente” a nome La Crus, lo stesso anno?) e questo nuovo capitolo, ancora con Leziero Rescigno e Roberto Vernetti nel ruolo di produttori.
Registrato a più riprese e in posti differenti tra il 2012 e il 2014, e composto con la collaborazione di vari autori fra i quali Gianmaria Testa (è sua Anche senza parlare, scritta appositamente), Il mio stile segue la scia della prova di quattro anni fa, rispetto alla quale segna comunque un passo in avanti in termini di profondità d’insieme e qualità dei dettagli. Eclettico nel songwriting, benché a dominare siano toni malinconici peraltro mai opprimenti, il lavoro ha come fulcro la voce calda e confidenziale, cui l‘approccio un po’ enfatico non sottrae naturalezza e forza espressiva. La accompagnano trame strumentali equilibrate, raffinatissime e mai inclini alla magniloquenza, fra le quali è più che arduo scegliere le più azzeccate e intriganti; d’istinto verrebbe da citare gli organi morbidamente soulful e la batteria che accarezza con incisività, ma senza nulla voler togliere al basso, alle chitarre e ai fiati c’è da mettere in risalto la bellezza dei cori, utilizzati in alternativa agli archi e perfetti nel conferire agli arrangiamenti una fantasiosa e fascinosa leggerezza. Gli aspetti formali sono tuttavia esaltati dallo spessore degli undici pezzi, ora ammiccanti (specie la funkeggiante Se c’è un dio, dal testo infarcito di spassosi doppi sensi), ora pacati ed evocativi (Tre volte, Nel centro di Milano), ora sempre soffici ma più mossi (Sono come mi vedi, il summenzionato Anche senza parlare, Come esistere anch’io e il singolo apripista Quando suono), ora nettamente più incalzanti e solenni (Su una lama, Aspetta un attimo e Più notte di così). Ed è con questi ultimi, forse, che Giovanardi dà il meglio di sé, confermandosi figura di assoluta eccellenza nell‘ambito del Pop nazionale. Pop con la P maiuscola, mi raccomando.
Tratto da AudioReview n.363 del maggio 2015

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Categorie: recensioni | Tag: , | 1 commento

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Un pensiero su “Mauro Ermanno Giovanardi

  1. Gian Luigi Bona

    Ottima notizia!
    Se c’è qualcuno che meritava la Targa era proprio il nostro Giò !

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