Elliott Murphy

È una frase abusatissima, lo so bene, ma Elliott Murphy meriterebbe per davvero più di quello che ha raccolto nei suoi oltre quarant’anni di carriera. Non se la passa male, questo per fortuna no, e il suo posto nella storia del rock se l’è comunque ritagliato, ma… insomma, credo che ci siamo capiti. Pochi mesi fa, Elliott ha pubblicato un disco che proprio nuovo non è, ovvero una versione riveduta e corretta del suo primo, splendido album Aquashow: una riuscitissima operazione “retromaniaca” che ha rimesso in circolazione in formato fisico una serie di canzoni più che memorabili. Per dare il mio contributo alla promozione di questa uscita ho realizzato due diverse interviste apparse su AudioReview e Classic Rock (parecchio materiale della seconda mi è rimasto nel cassetto, prima o poi lo diffonderò) e la recensione che mi fa proprio piacere riproporre qui.

Murphy copAquashow Deconstructed
(Route61)
All‘epoca dell‘uscita, quarantadue anni fa, Aquashow fece pensare alla nascita di una stella. Negli annales rimane la recensione apparsa su “Rolling Stone” – legata in un discorso unico a quella di The Wild, The Innocent And The E-Street Shuffle di Bruce Springsteen – e firmata da Paul Nelson, una delle figure cardine della critica rock (e non solo) di quel periodo, che del ventiquattrenne Elliott James Murphy scrisse “sarà il nuovo Dylan, il nuovo Lou Reed e anche il nuovo F. Scott Fitzgerald”. Parole ed entusiasmo tutt‘altro che fuori luogo, visto quanto il giovane newyorkese fosse abile nel coniugare il respiro antico ma senza tempo del folk con i chiaroscuri del rock metropolitano, il tutto illuminato da un notevole talento narrativo in seguito sviluppato anche in ambito letterario e giornalistico. Purtroppo o per fortuna le cose non andavano come previsto; lasciata la Polydor dopo il folgorante esordio, Murphy realizzava altri tre magnifici LP fra il 1975 e il 1977 (due per la RCA, dov‘era stato quasi trascinato da un Lou Reed che avrebbe voluto produrlo, e uno per la Columbia) e da quando nel 1980 riappariva in Francia la sua carriera non ha conosciuto momenti di stanca: tanti e belli gli album pubblicati con consensi di culto più o meno ampi. Da ormai un quarto di secolo Elliott vive a Parigi, ha un figlio che oggi ha ventiquattro anni e lo accompagna nelle avventure musicali, raccoglie soddisfazioni e riconoscimenti. La sua stella brilla per una platea relativamente ristretta, ma continua a indicare a coloro che vorranno percorrerla la strada per la Terra Promessa.
Aquashow Deconstructed, ovvero il lavoro del 1973 reinciso “con il senno di poi” ma senza tradire lo spirito di allora (eloquente l‘abito, sempre bianco, sfoggiato in copertina), ha due significati. Il primo, il più importante, è quello di riallacciare il filo peraltro mai reciso con un passato che per forza di cose – a una certa età diventa inevitabile – è oggetto di nostalgie, celebrando sobriamente le canzoni che hanno dato il la (e tutte le altre note) a una storia fatta di qualità, passione, coerenza e professionalità. Il secondo, non voluto da Murphy ma incidentale, è invece una sorta di piccola rivincita verso il folle mondo della discografia: Aquashow non è mai stato ristampato in vinile e l‘unica sua edizione in CD, limitatissima e orrida, risale al 1990. È comunque un‘autentica gioia ascoltare i suoi dieci brani con arrangiamenti che al maggiore impeto rock degli originali preferiscono nel complesso un intimismo raffinato ed emotivamente intenso, in perfetta sintonia con una voce che ha acquistato profondità ma non ha perso – anzi! – le sue mille sfumature. Dall’iniziale, programmatica Last Of The Rockstars al dolce incantesimo conclusivo di Don’t Go Away, passando per una How‘s The Family vagamente alla David Bowie, una dolente Marilyn esplicita già dal titolo o una più dinamica Like A Great Gatsby che omaggia – appunto – Fitzgerald, la scaletta avvolge e coinvolge con la forza dei suoi personaggi e delle immagini evocate dai testi e con il fascino di musiche di naturale eleganza, valorizzate da una registrazione limpidissima e, come dire?, “autorevole”. Finestra aperta su un mondo che non esiste quasi più ma che qui è più vitale che mai, “Aquashow Deconstructed” risponde con la massima chiarezza all‘interrogativo “Rock‘n’roll is here to stay / but who‘ll be left to play?” posto in “Last Of The Rockstars”: Elliott Murphy. Non è il solo, ovvio, ma che ci sia pure lui, e con ancora tanta voglia di esserci nella maniera giusta, riempie il cuore.
Tratto da AudioReview n.362 dell’aprile 2015

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Categorie: recensioni | Tag: , | 2 commenti

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2 pensieri su “Elliott Murphy

  1. Gian Luigi Bona

    Grandissimo artista Elliot Murphy, io l’ho sempre visto legato a quel romanticismo che viene da New York e da gente come Lou Reed, Patti Smith o Jim Carroll.
    Non so aggiungere altro a quello che dice Federico e mi limito a dire che da quando l’ho conosciuto con “Party Girls and Brocken Poets” ha riscaldato spesso il mio cuore, come solo un vecchio amico sa fare.

    • Pensa che “Party Girls And Broken Poets” ce l’ho avuto solo IN CASSETTA (e poi scaricato) fino a poche settimane fa, quando finalmente mi sono deciso a prendere il vinile d’epoca pagandolo – in condizioni perfette – solo 5 miseri euro.

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