Crime

Il mio primo articolo per “Blow Up”, nel luglio del 2013, l’ho scritto su questa magnifica band di San Francisco, che nella seconda metà dei ’70 costituiva un terzetto micidiale assieme a Nuns e Avengers, e quasi due anni dopo sono stato costretto a ritornare sul… ehm, “luogo del delitto” con questa recensione. Chiunque ritenga di conoscere il punk ma non ha mai ascoltato i Crime… beh, dovrebbe rivedere le sue convinzioni.

Crime copCrime (Munster)
Oltre trentotto anni dopo la pubblicazione del loro 45 giri d‘esordio, primo disco punk edito nella West Coast, il mito dei Crime di San Francisco non conosce momenti di stanca e, anzi, ha ritrovato vigore grazie a ulteriori recuperi dagli archivi. Il più formidabile in assoluto è senz‘altro questo box confezionato dalla Munster di Madrid, contenente sette 7”, un compact che ne raccoglie le sedici tracce e un ricco libretto con informazioni dettagliate, fotografie, locandine e un‘intervista; in pratica, un‘edizione per veri cultori di Murder By Guitar 1976-1980: The Complete Studio Recordings, uscito per due diverse etichette americane prima in CD (2013) e poi in vinile (2014), ma arricchita di una prescindibile medley fino a ieri totalmente inedita delle classicissime Be-Bop-A-Lula e Peggy Sue. Un oggetto che vale i circa sessanta euro richiesti e che ha tutto ciò che serve per tentare anche quanti già avessero in casa l’antologia “standard”.
Chi invece della “San Francisco first and only rock‘n’roll band” non possedesse nulla… beh, faccia i suoi conti, magari dopo aver (ri)letto la retrospettiva apparsa su Blow Up n.182/183. In tre quarti d‘ora di fuoco sono infatti concentrate tutte le incisioni professionali (ne esistono altre, ma si tratta di demo) del quartetto che ha avuto come soli membri fissi i chitarristi/cantanti e compositori Johnny Strike e Frankie Fix: si parte dal folgorante debutto Hot Wire My Heart (1976) e dalla conferma di Frustration (1977) per arrivare al più “addomesticato” Gangster Funk (1981) che costituì il congedo del gruppo dalle scene, con in mezzo altre meraviglie che al tempo avrebbero dovuto conoscere la gloria del vinile ma che rimasero nei cassetti. Pezzi come Terminal Boredom, Piss On Your Dog, If Looks Could Kill o San Francisco’s Doomed, per citarne solo alcuni, sono dinamite pura, e fanno comprendere perché siano in parecchi a ritenere che, se i Crime avessero realizzato un album nel 1977 (e avrebbero potuto, eccome!) e si fossero quindi affermati fuori dalla California, oggi il loro nome risalterebbe in ogni storia del punk. Pazienza, è andata com‘è andata e recriminare non ha senso; molto meglio far tuonare questi inni crudi e feroci, ma organizzati con rigore e una lucidissima visione d‘insieme, dove gli Stooges si incontrano/scontrano con i Velvet Underground di White Light White Heat.
Tratto da Blow Up n.203 dell’aprile 2015

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