Garbage

Se me lo avessero chiesto a bruciapelo, probabilmente avrei risposto che i Garbage hanno smesso di esistere da parecchio, diciamo una decina d’anni; per ricordarmi che in realtà sono sempre rimasti in attività (benché con qualche pausa), però, avrei dovuto pensarci, e allora mi sarei ricordato che hanno persino pubblicato un nuovo album – il loro quinto, antologie escluse – nel 2012. Comunque, giusto o sbagliato che sia, la band del famosissimo produttore Butch Vig (che vi suona la batteria) e della cantante Shirley Manson è nota soprattutto per l’album omonimo che la lanciò nel 1995, album che per il ventennale sarà celebrato con varie edizioni “deluxe” più o meno arricchite di bonus track (per lo più remix), in vendita dal prossimo 2 ottobre. Quell’esordio, che oltretutto ebbe un enorme successo, rimane un gioiellino; e allora, perché non recuperare un articolino che pubblicai su Rumore, con annessa intervista alla frontwoman? È tutto molto breve perché dal giornale mi chiesero solo una mezza paginetta (l’intervista era ben più lunga), ma meglio di niente.
Garbage fotoScegliere di battezzarsi Garbage, ovvero “immondizia”, è una bella prova di coraggio per una band che, a dispetto delle sue attitudini “rumoriste”, propone un sound dai connotati sostanzialmente pop. Certo, la presenza in organico di un produttore osannato come Butch Vig, seppur impegnato in un ruolo non di primo piano come quello di batterista, è sufficiente a far dimenticare l’immagine non proprio stimolante suggerita dal nome… ma, come dimostrato prima dal singolo Vow e poi dall’album senza titolo pubblicato dalla Almo/Geffen un paio di mesi fa, l’ensemble composto anche da Duke Erickson (chitarra, basso e tastiere), Steve Marker (chitarra) – entrambi, come Vig, di stanza nel Wisconsin – e dalla scozzese Shirley Manson (voce e chitarra, proveniente dagli Angelfish) è molto, molto più di un estemporaneo divertissment. Alla bravissima Shirley, raggiunta telefonicamente in un hotel londinese, l’incombenza di raccontarci qualcosa a proposito della sua avventura.
Siamo stati colti di sorpresa dai consensi raccolti da Vow, un brano che avevamo affidato alla rivista ‘Volume’ a solo scopo promozionale; la risposta degli addetti ai lavori è stata ottima nonostante pochi sapessero che Butch faceva parte del gruppo, e questo ci ha ulteriormente convinti della validità delle nostre scelte musicali; scelte alle quali, e giusto sottolinearlo, contribuiamo più o meno in egual misura tutti e quattro. In ottobre o novembre dovremmo cominciare a esibirci dal vivo; non sarà un compito facile, considerando gli impegni professionali di Butch e l’impossibilità di riprodurre fedelmente sul palco ciò che la tecnologia di studio ci ha permesso di realizzare su disco, ma siamo fiduciosi: i nostri saranno concerti liberi da vincoli, cosi come le canzoni che scriviamo.
Credo non sia facile trovare una band che, come i Garbage, pone così al di sopra di tutto la libertà di esprimersi, di sperimentare, di giocare con i suoni: dal punto di vista personale, ad esempio, dove altro avrei mai potuto conciliare influenze che spaziano dal jazz al blues fino a Chrissie Hynde e Siouxsie? Butch, Duke e Steve lavoravano assieme già da molti anni prima del mio ingresso, sono stati loro a contattarmi dopo avermi vista nel video di Suffocate Me degli Angelfish. Non li conoscevo affatto, ma anche dopo aver capito quali potessero essere le opportunità commerciali del progetto non ero interessata a delle semplici session: io collaboro con le persone che mi piacciono, con le quali riesco a creare un’intesa… e non penso di sbagliarmi affermando che solo dopo il mio arrivo i Garbage hanno smesso di essere un’idea per diventare una vera band”.
Tratto da Rumore n.45 dell’ottobre 1995

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Categorie: interviste | Tag: | 2 commenti

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2 pensieri su “Garbage

  1. Anonimo

    Io li ho amati dal secondo disco (da te recensito molto bene sul mucchio) e ho recuperato il primo. Da allora gli ho sempre voluto bene nonostante le cadute di tono (ma Bleed like me mi piace molto) e sono sempre innamorato di Shirley. Lo dico sempre che nel tuo (e di Cilia) volume ci dovevano essere loro al posto dei Coldplay.

    • I Coldplay ci stanno per altre ragioni… insomma, sono due gruppi molto diversi. Sinceramente non ricordo nemmeno se all’epoca ne parlammo… insomma, se fossero fra i papabili. Comunque mille dischi, per quanto siano tanti, per certe cose saranno sempre pochi.

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