Destroy All Monsters

Una delle tante band di culto del primo punk USA, di quelle che non arrivarono mai a realizzare un autentico LP, ma che band!. Formidabile, e non solo perché nel più conosciuto dei suoi numerosi organici suonavano un ex Stooges e un ex MC5. Un box edito alla fine dello scorso anni mi offrì l’occasione per (ri)scriverne.

Destroy All Monsters copHot Box 1974-1995 (Munster)
Eccettuato il biennio 1978-1979 nel quale pubblicarono i tre ottimi singoli che li hanno resi mitici almeno fra i cultori del punk delle origini, i Destroy All Monsters – da Detroit, Michigan – non hanno mai avuto una produzione normale. Anzi, la loro discografia è un autentico caos, piena com‘è di live e raccolte di pezzi tratti da nastri, per di più opera di organici differenti e disomogenea sul piano stilistico. Non contando le numerose e più o meno effimere reunion post-1995, la storia si può suddividere in due fasi. Nella prima, durata dal 1973 al 1976 e in bilico fra art rock e sperimentazione, la band aveva come cardini il chitarrista e filmmaker Cary Loren e la cantante Lynn “Niagara” Rovner; nella seconda, 1977-1985, tutto ruotava attorno alla frontwoman e a nuovi compagni quali l‘ex chitarrista degli Stooges Ron Asheton (con cui la ragazza aveva stretto una relazione sentimentale; da qui le dimissioni di Loren, suo precedente partner) e l‘ex MC5 Michael Davis al basso.
Presentato ovunque come Hot Box 1974-1995 nonostante il titolo non compaia nella confezione, quest‘ennesimo postumo documenta soprattutto il volto punk‘n‘roll del gruppo. Tolti i primi undici brani, in parte selezionati dal cofanetto di tre CD “Destroy All Monsters 1974-1976” edito dalla Ecstatic Peace di Thurston Moore nel 1994 e in parte già pubblicati in un paio di prodotti della Sympathy For The Record Industry (in questo caso il materiale è relativo alla reunion del 1995), la scaletta fotografa il periodo in cui l‘ensemble puntava sull‘energia e su melodie comunque corrotte. Sfilano così gli splendidi episodi dei tre 45 giri e un‘abbondante dozzina di tracce per lo più dal vivo (1979, 1981 e 1983); a onor del vero, ben poco che non fosse reperibile altrove, ma va anche detto che nessuno dei numerosi dischi finora immessi sul mercato aveva offerto una testimonianza tanto esauriente dei giorni in cui la feroce congrega di Niagara – se non lo si fosse capito, la versione femminile di Iggy Pop – davano fuoco al Midwest. Canzoni come Bored, You‘re Gonna Die, Meet The Creeper, Nobody Knows e November 22 1963 (la data in cui fu assassinato John Fitzgerald Kennedy), senza dimenticare Jesus Is A Shotgun, Anyone Can (Fuck Her), Sweet Dreams e le cover di These Boots Are Made For Walking (Lee Hazlewood) e The Right Stuff (Hawkwind), avrebbero meritato maggior fama, e che oggi siano state accorpate in un unico CD o vinile è certo una buona notizia. Bello pure il libretto, purtroppo privo di note ma con crediti puntuali.
Tratto da Blow Up n.200 del gennaio 2015

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