Vasco Rossi, 1984

A me, negli anni ’80, quello che prima che arrivasse il Brondi era il solo Vasco non dispiaceva affatto; almeno per quanto riguarda un tot di canzoni, che seppur penalizzate da arrangiamenti scolastici e da strizzate d’occhio al pop da classifica vantavano un certo spirito rock. Non me ne sono mai vergognato (qualcosa di più la trovate qui) e l’album Siamo solo noi merita a mio avviso un posto fra i migliori dischi italiani del genere. Però, quando trentuno anni meno pochi giorni fa assistetti a un suo concerto… beh, dire che ne rimasi insoddisfatto non rende abbastanza l’idea. E la recensione qui recuperata, che avevo proprio rimosso, mi fa tenerezza, per tante ragioni che – leggendola – non vi sarà difficile intuire.
Vasco Rossi fotoStadio di Nettuno, 30/08/84
Per l’unico concerto nel Lazio della tournée estiva di Vasco Rossi, lo stadio del baseball di Nettuno brulicava di gente di ogni età ed estrazione sociale. A braccio potevano essere 15.000: decisamente molti per un artista “rock”, anche se probabilmente gran parte dei presenti riteneva che anche i Pooh fossero rock. e Vasco lo conosceva solo per il bombardamento dei media a colpì di Vita spericolata, Bollicine e fumose storie di stupefacenti e Maserati distrutte. C’era, comunque. anche un pubblico più appassionato, di quelli che conosce tutte le canzoni a memoria ed è disposto ad attendere otto ore sotto il sole pur di conquistare un posto a ridosso del palco. C’erano le quindicenni in calore venute per ammirare “il nuovo idolo dei giovani”, c’era qualche padre di famiglia che aveva accompagnato malvolentieri i suoi figli, c’era un numero non indifferente di coatti borchiati convinti che fra Vasco e gli AC/DC ci sia in definitiva poca differenza: un bel campionario. non c’è che dire, che già da solo costituiva uno spettacolo, magari anche più interessante di quello che più tardi si sarebbe visto on stage.
Vasco, infatti, non è stato a mio parere all’altezza della sua fama di rocker scatenato. Forse sarà stata la stanchezza per l’estenuante tour, o l’influenza, o la cornice non proprio ideale per una simile performance, ma l’impressione è che si trovasse sul palco solo per adempiere agli obblighi contrattuali; il dialogo con il pubblico era limitato a qualche “ooooohh” urlato senza troppa convinzione, l’esibizione personale a un po’ di corse e saltelli goffi e apparentemente non istintivi, il lavoro della backing band ineccepibile sotto il profilo tecnico ma talmente pieno di luoghi comuni e di falsa spontaneità da non generare alcun tipo di feeling. Il tutto per un’ora e mezzo, con diciannove canzoni fra le più famose del repertorio proposte senza fantasia (cioè: uguali ai dischi) e per una spesa di ben 13.000 lire (il che, dal punto di vista etico, è paragonabile a una rapina a mano armata. anche se si tratta di un prezzo perfettamente nella media). Inoltre, fatto assolutamente inconcepibile vista la durata complessiva, il concerto era diviso in due tempi (!!!), con un intervallo centrale di dieci minuti. Siamo d’accordo, il vero Vasco non è certo quello visto a Nettuno. Il mio giudizio globale su di lui non è stato intaccato da questo mediocre spettacolo, e canzoni come Siamo solo noi o Vita spericolata continuano a non temere confronti con quelle di qualsiasi artista straniero; c’è però da dire che quei 15.000, anche se ugualmente contenti, meritavano molto di più. Caro Vasco, se vuoi essere come il tuo idolo dichiarato, il Boss, prendi esempio da Lui (con la maiuscola): in ogni concerto dai il corpo e l’anima…
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.81 dell’ottobre 1984

Annunci
Categorie: recensioni live | Tag: | 8 commenti

Navigazione articolo

8 pensieri su “Vasco Rossi, 1984

  1. sonica

    Il + sopravvalutato artista italiano di sempre. Vasco avrebbe dovuto smettere di fare musica almeno 30 anni fa, con buona pace di chi accorre ogni anno a san Siro per assistere ad un concerto di un uomo sempre + zombie. Viene scongelato ogni anno, in previsione dell’estate per fargli guadagnare una paccata di soldi e poi ricongelarlo x altri 10 mesi. Non ha più nulla da dire, biascica parole e le sue ultime canzoni ( oddio, canzoni?) sono imbarazzanti e ridicole.

    • Parlar male di Vasco Rossi nel 2015 è come sparare sulla croce rossa. Io condivido quanto dice Guglielmi e cioè che i primi dischi di Vasco (quale più, quale meno) si sono conquistati un posto nella storia della musica italiana. L’ironia è che fino a quando ha prodotto buoni dischi (Liberi Liberi lo spartiacque, a mio parere) è rimasto tutto sommato fuori dal mainstream, mentre da lì in poi, quando la vena creativa si è definitivamente prosciugata e le sue canzoni non infastidivano più nessuno, lo si è potuto canonizzare. I primi quattro-cinque album sono tutto meno che sopravvalutati.

      • Sonica

        Veramente parlo male di Vasco Rossi da quasi 30 anni, dopo C’è chi dice no, secondo me ultimo disco dove diceva qualcosa di interessante. Ad inizio anni ’80, musicalmente parlando, in Italia c’era di meglio : Franti, Diaframma, CCCP solo x citarne alcuni. Non nego che canzoni come Colpa d’Alfredo, Siamo solo noi, Alba chiara facciano parte della cultura italiana, ma a parte gli esordi, non ha più detto nulla di fresco e nuovo. E non ho mai pensato che desse fastidio a nessuno, ne’ attraverso i testi delle sue canzoni ( non ricordo testi impegnati e/o politici), ne’ attraverso la sua vita, l’arresto x droga fu ridicolo, più che altro ‘sensazionale’, ma altri artisti hanno fatto ben di peggio. E lo chiamano ‘komandante’, de che? Non mi sembra un novello Marcos anche se scimmiotta il suo modo di vestirsi. Non è mai stato l’artista scomodo che vuol far credere di essere, almeno non x coloro che quegli anni li hanno vissuti

  2. 2 LP (colpa d’Alfredo/siamo solo noi) il resto è inutile. lo vidi live nel 1982 subito dopo Sanremo. https://youtu.be/6B_6bPG3lvA

  3. La farsa che si tramuta in tragedia, o forse il contrario. Ecco il riassunto della sua carriera.

  4. toyzonzo

    Non possono mica crepare tutti nel fior fiore della loro carriera per diventare Miti con la emme spericolata.

  5. Gian Luigi Bona

    Fino a “Vado al Massimo” (compreso) i suoi dischi un po’ mi piacevano però quando al tempo di “Vita Spericolata” (gran bel pezzo) ebbi la ventura di sentirlo in concerto scappai a gambe levate. Sicuramente ho esagerato però vedere questo tipo che era troppo sbronzo per cantare o anche solo stare in piedi mi ha dato ai nervi e me ne sono andato.
    Sinceramente il mito della vita rock disperata (eccetera eccetera) mi è sempre sembrato un dramma che ci ha privato di grandi artisti troppo presto e vedere un grande paraculo (a mio parere) che interrompe il concerto per gridare che ha il fegato spappolato perché lui va al massimo mi fa un po’ compassione.

  6. Marcello

    13.000 lire, ho un moto di commozione

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

L'ultima Thule

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

8th of May

wild cats walk longer

Withnail e io

Il blog di Carlo Bordone

juveniledelinquentmusic

Hi NRG ROCK'N'ROLL!!!!!!!!!!!!!!!

BABYSNAKES di Massimo Del Papa

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

PELLEeCALAMAIO di Gianni Gardon

Parole in libertà: pensieri sparsi su ciò che mi ronza per la testa e ciò che mi gira attorno.

Nudespoonseuphoria's Blog

100 cover versions and a kitchen sink drama

Venerato Maestro Oppure

Il primo blog di Eddy Cilìa

BASTONATE

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: