Spizz, 1977-1980

A cavallo fra i ’70 e gli ’80 amavo tantissimo Spizz e le sue stramberie, a partire dalla determinazione a cambiare ogni anno il nome della sua band. Ne ho seguito le gesta fino a quella che parve la fine della parabola, nel 1982, recuperando solo successivamente quel paio di 45 dei tardi anni ’80 che mi erano proprio sfuggiti; ho invece scoperto ora dell’esistenza di un singolo del 2014, stampato in 500 copie, che ho subito provveduto a ordinare. L’articolo qui recuperato risale all’epoca dell’uscita del primo 33 giri dell’artista britannico, che trentacinque anni dopo non ha smesso di piacermi. Anzi.
Athletico Spizz 80 fotoTutto iniziò con l’incontro di Kenneth Spiers in arte Spizz, allora cantante di scarsa esperienza con alle spalle qualche esibizione in solitaria, con Pete Petrol, chitarrista di belle speranze e poca fortuna. Dal sodalizio nacquero gli Spizzoil, che già dalla strumentazione assai scarna e inusuale (chitarra e kazoo più voce) facevano comprendere come la loro musica avesse caratteristiche ben diverse dal punk che allora, sebbene un po’ in crisi, impazzava ancora ovunque. Con questa formazione di due soli elementi Spizz realizzava due EP per un totale di sette canzoni, entrambi editi dalla Rough Trade; 6000 Crazy, l’esordio, era già un inno alternativo, con il cantante che si sgolava urlando “this is the new wave”; il secondo Cold City, vedeva la luce nel 1979, dopo che i due avevano deciso di separare le loro strade. Già in questi dischi si intravedevano, fra una chitarra isterica e un pazzesco kazoo, le enormi possibilità della voce di Spizz, anche se chiaramente il sound era ancora troppo semplice e immaturo. La nuova band nata poco dopo aveva nome Spizzenergi, e oltre al frontman ne facevano parte Jim Solar (basso), Mark Coalfield (tastiere) e Brian B Benzine (batteria), ai quali si univa ben presto il “figliol prodigo” Pete Petrol. I nomi fittizi, scelti dai musicisti fra quelli delle fonti di energia, erano esilaranti, ma la musica non provocava certo ilarità. Soldier Soldier, il singolo rivelazione del 1979, dava al gruppo una certa notorietà: Spizz urlava metallicamente, la sezione ritmica continuava implacabile a martellare, un pianoforte impazzito costruiva assurde variazioni. L’ora del successo era ormai giunta: nuovi mutamenti nell’organico portavano Dave Scott e Hero Shima a subentrare a Pete Petrol e Brian B Benzine, Spizz si incarnava nell’eroe spaziale di Star Trek e il singolo Where’s Captain Kirk vendeva più di cinquantamile copie, sebbene fosse privo di un concreto appoggio pubblicitario e radiofonico. Il sound era ormai giunto a piena maturazione e si distingueva nettamente da quello di qualsiasi altra band in circolazione. Mancava soltanto la conferma finale.
Athletico Spizz 80 copUltimo (almeno per il momento) atto: con l’imminenza delle Olimpiadi, Spizz prosegue con la sua politica di “un nome all’anno” e dà vita agli Athletico Spizz ‘80. Il nuovo singolo, No Room, ultimo per la Rough Trade, suscita l’interesse della A&M. che subito mette il gruppo sotto contratto e lancia sul mercato il 45 Hot Deserts e l’album Do A Runner, registrato in soli quattro giorni. Rispetto all’ultimo nucleo Spizzenergi la musica ha incrementato ulteriormente il suo già grande potenziale comunicativo. Suoni ipnotici e penetranti, un ritmo martellante che entra nel cervello e una voce quasi inumana sono le principali caratteristiche della formula di Spizz, che dopo anni di gavetta può finalmente approdare al successo che merita. Interessanti le tastiere di Mark Coalfield, autore anche di parecchi brani, che riescono a creare atmosfere indubbiamente assai particolari. I pezzi che compongono il 33 giri, validi anche sotto il profilo dei testi, meritano tutti attenzione; la strana e raffinata Touched, la New Species, dal ritmo continuamente spezzettato, le cantilenanti Intimate ed Effortless, le stupende e potenti European Heroes ed Energy Crisis (che potrebbero essere ottimi hit-singles). Nel secondo lato troviamo una riedizione di Red And Black (più “piena” dell’originale contenuto nel secondo EP), l’ossessiva Rhythm Inside, il reggae stravolto Personimpersonator, la brevissima e raggelante Clocks Are Big, la lunga e quasi strumentale Airshìps che richiama alla mente immagini fantascientifiche.
Do A Runner è un album da non perdere, e va considerato come una delle cose più interessanti uscite in questi anni ‘80 che, per Spizz & Co., non potevano certo cominciare in modo migliore. Consigliato atutti coloro che credono nel new-new rock.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.34 dell’ottobre 1980

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