Sick Rose

Nel 1998 i Sick Rose tornarono in pista dopo alcuni anni di scioglimento e la loro attività è tuttora in essere; benché meno ricca di uscite discografiche, la durata della reunion è, insomma, non di poco superiore a quella della carriera storica. Senza voler sminuire il valore di quanto il gruppo ha realizzato nella seconda fase, è comunque innegabile che la sua piccola leggenda sia legata agli anni ’80; di questo volli render conto, diciassette anni fa, con una sintetica monografia scritta per l’inserto mensile di rock italiano “Fuori del Mucchio”, da me ideato e curato.
Sick Rose fotoLa notizia è di quelle che non passano inosservate, almeno tra gli appassionati di rock italiano con un minimo di conoscenze storiche: i Sick Rose, addirittura con una (ancora) non meglio precisata “formazione originale”, si sono recentissimamente riformati per alcuni concerti. E noi siamo ben lieti di ripercorrere le antiche (e gloriose) gesta del gruppo. Cominciamo dunque col rammentare che i Sick Rose nascono nelle immediate vicinanze di Torino alla fine del 1983, per volontà del cantante Luca Re e del chitarrista Diego Mese; nel 1984, completato l’organico con l’arrivo di Massimo Smeriglio (tastiere), Maurizio Rubinetti (batteria) – entrambi in comproprietà con i Double Deck 5 – e Davide Forno (basso), l’ensemble realizza il primo demo tape con sette pezzi, nel quale mostra i suoi strettissimi legami con il classico punk californiano e texano dei ‘60: un suono dichiaratamente revivalista, ma comunque ricco di ispirazione e non privo di elementi personali, che si allinea alle tendenze dell’underground mondiale del periodo (in buona parte orientato, come i lettori meno giovani ben ricorderanno, sul recupero più o meno creativo della psichedelia e del garage).
Di questo fenomeno, che andava espandendosi a macchia d’olio anche nel nostro paese, si interessa subito Claudio Sorge, oggi direttore di Rumore, che all’epoca gestiva l’etichetta indipendente Electric Eye; i Sick Rose, assieme a band quali Birdmen Of Alkatraz, Technicolour Dream, Out Of Time, No Strange e Four By Art vengono così chiamati a contribuire alla raccolta Eighties Colours, vero e proprio manifesto della neo-psichedelia italiana: lo fanno con l’originale Do You Live In A Jail, che assieòe alla Bad Day Blues (“rubata” agli Headstones) inclusa in un 7”EP allegato alla fanzine “Lost Trails” (sempre curata da Sorge) e la cover di Things Gettin’ Better di Kenny & The Casuals pubblicata in un’altra antologia, Tracce 85 (Radio), inaugura brillantemente una discografia destinata via a via a diventare sempre più ricca e frastagliata. L’esordio in proprio del gruppo, ora con Rinaldo Doro e Maurizio Campisi al posto di Smeriglio e Forno, avviene invece all’inizio del 1986 con Get Along Girl! (Electric Eye), uno splendido 7”EP – la title track e The Big Sound Goes Down non sfigurerebbero in Nuggets, così come il rifacimento di I Want Love degli australiani Sunsets – che in parallelo a un’assidua attività sul palco contribuisce in modo determinante ad accrescere la notorietà del quintetto; non solo entro i confini autoctoni ma anche all’estero, grazie alla Don’t Come With Me inclusa nella compilation tedesca Declaration Of Fuzz (Glitterhouse) e a un breve ma apprezzatissimo tour in Germania e Olanda effettuato con il nuovo batterista Dante Garimanno. A completare il processo di affermazione “di culto”, nella seconda metà dello stesso anno arriva quindi l’album Faces (Electric Eye), forse non fulminante come il 45 giri di debutto ma comunque ineccepibile per impeto ed energia: la voce abrasiva di Luca Re, la chitarra secca di Diego Mese, i fantasiosi fraseggi di organo (Vox e Farfisa!) di Rinaldo Doro e il robusto sostegno ritmico della coppia Campisi/Garimanno, messe al servizio di episodi di alto livello quali Night Comes Falling Down, Everybody Wants To Know, I Don’t Care, About You, Trying To Hurt You (degli Outsiders: è l’unico remake) e It’s A Mystery lo rendono un classico del rock italiano degli ‘80, sospeso tra rock’n’roll, beat, psichedelia, punk e folk-rock.
Il biennio 1987/1988, peraltro sempre concitatissimo sotto il profilo delle esibizioni dal vivo, porta un’unica ma significativa novità. Oltre a recuperare due brani del primo EP per le raccolte Battle Of The Garages Vol.4 (Voxx, USA) e Yellow Purple & Italian Sunshines (GMG, Francia), la band consegna infatti alle stampe Double Shot (Electric Eye), un doppio 45 giri contenente due canzoni inedite (It’s Hard e When The Sun Refuses To Shine) e due cover come al solito oscure (Nothin’ degli Ugly Ducklings e My Time dei Golden Dawn): è l’ultimo (grande!) atto dei primi Sick Rose, che di lì a pochissimo modificheranno per l’ennesima volta l’organico – Rinaldo Doro lascerà il posto a un secondo chitarrista, l’ex Hidden Charms e Double Deck 5 Jacopo Arrobio – e proseguiranno la metamorfosi verso sonorità più vicine all’hard/pop “da strada” di maestri quali New York Dolls e Real Kids. I successivi tre album – il vigoroso, eccellente Shakin’ Street (Electric Eye 1989), il più raffinato Floating (Synergy 1990) e il comunque riuscito Renaissance, con Luca Re come unico legame con il passato – continueranno a muoversi nella stessa direzione, così come gli episodi apparsi in Hypnosis (Ansia De Color 1991, Spagna) e It’s Just A Matter Of Time (Zero Hour 1992, Australia; un tributo ai Plimsouls) e il 7”EP Alive And Well (Zero Hour 1991). Si tratta, però, di altri Sick Rose, di sicuro validi ma diversi da quelli che, anche per motivi di spazio, abbiamo qui voluto omaggiare.
A seguire lo scioglimento, nel 1993, Luca Re guiderà per qualche tempo i 99th Floor (con i quali inciderà due ottimi album) e si trasferirà in Germania, dove tuttora risiede. Ulteriori testimonianze della formazione “storica” sono reperibili in The Exploding Underground Compilation (Direct Hit 1988, USA), nel 7”EP Covers (Mefi 1989), nella cassetta The Hot Roses! (Indie 1989) e nel CD Other Faces (Dyonisus 1994, USA): abbastanza per turbare il sonno di eventuali completisti, ma anche per garantire bei sogni di rock’n’roll a quanti riusciranno a entrarne in possesso. Buona caccia.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.313 del 7 luglio 1998

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Categorie: articoli | Tag: , | 9 commenti

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9 pensieri su “Sick Rose

  1. Ugo Malachin

    Orgio, ho anche io quel Cd, un mp3 transcodificato in lossless …, una vergogna, meglio comprare i vinili, anche se abbastanza costosi.

    • Hai ragione. Anche io ho il CD, mi sembrava il modo più economico e comodo di procurarmi in un sol colpo “Get Along Girl” e “Faces”.
      La speranza è l’ultima a morire, certo che da uno attento come Luca Re ci si potrebbe aspettare l’impulso ad una ristampa fatta come dio comanda. Staremo a sentire.

  2. Paolo Stradi

    Al tempo me li persi. Cosa vuoi…tra pannolini e biberon ero un po’ distratto. Recentemente ho ripreso una band affine ai Sick Rose. Parlo degli Steeplejack, davvero una grande band. Ma proprio grande. Era uscito un cofanetto che ne ripercorreva l’intera carriera. Lo consiglio a tutti. Concludo: questi sono meglio?

    • Gian Luigi Bona

      Ottimi gli Steeplejack

    • Sono due cose diverse: gli Steeplejack sono psichedelici, i Sick Rose crudi e garagisti (almeno ai primordi; poi si è via via fatto strada un elemento power pop attualmente predominante). Approcci diversi che li rendono incomparabili.
      Comunque, tu prova i Sick Rose e vedrai che non te ne pentirai 🙂

  3. Una delle più genuine band italiane di sempre.
    Aggiungo solo che sarebbe opportuno che “Faces” venisse finalmente ristampato in digitale; la versione in CD che circola a marchio Teen Sound (contenente anche l’EP “Get Along Girl”), ancorché preziosa, non credo sia ufficiale, a giudicare dalla qualità audio…
    Grazie per l’articolo!

  4. Ugo Malachin

    Li ho sempre amati moltissimo, ed altrettanto i 99th Floor, i cui 2 albums sono forse i prodotti che preferisco; Luca poi ha una voce fantastica! Se può interessare, nel 2012 è uscita la compilation The Month Of The Rose con materiale 1984/85 che ha un suono un pò da bootleg, ma imperdibile per gli amanti di questa fantastica band.
    E’ un piacere vedere questi tuoi articoli! Attendo con ansia uno sugli Others di Massimo Del Pozzo, che hanno esordito, come i 99th Floor sull’ottima serie Teen Trash.
    ciao, ugo

  5. Gian Luigi Bona

    Mi sono perso, dopo “No Need For Speed” è uscito materiale nuovo ?

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