Breathless

Mi sono chiesto di frequente perché i Breathless non siano molto più conosciuti, ma non sono mai stato in grado di darmi una risposta sensata. Sono comunque una grande band (sì, sono ancora in circolazione, benché producano con il contagocce…) e mi ritengo assai fortunato ad averne seguito le gesta fin dai primi passi, ad averli visti dal vivo illo tempore, ad averne recensito tutti (credo) i dischi. Questo è quanto scrissi ventinove anni fa del loro primo LP, bellissimo e purtroppo sottovalutato come tutti i successivi.

Breathless copThe Glass Bead Game
(Tenor Vossa)
Se è ormai da tempo accertato che il cuore dei lettori di questo giornale batte a tempo di rock’n’roll, è anche vero che essi hanno sempre dimostrato un certo interesse – a volte trasformatosi addirittura in esaltazione – per alcune manifestazioni sonore che, pur non presentando connotati convenzionalmente rock, possedessero un sentimento particolare e un’originale struttura di forme e armonie. Fra le più riuscite produzioni viniliche di tale genere immesse sul mercato negli ultimi tempi, sarebbe ingiusto non riservare un trattamento particolare a quest’album dei britannici Breathless, confezionato dopo il singolo Waterland e i 12”EP Ageless e Two Days From Eden. The Glass Bead Game è infatti un disco di grande bellezza, ricco di intelligenti soluzioni musicali e di atmosfere altamente suggestive derivate dall’accostamento di ispirazioni quantomai varie eppure conciliabili fra loro.
Se non temessi di essere frainteso, visto l’abuso che se n’è fatto, utilizzerei il termine “psichedelia”, che meglio di ogni altro si presta a sintetizzare il sound del quartetto; come definire, altrimenti. un flusso di armonie intense, scaturite dall’amalgama di istinto e cerebralità, che si dispiega solenne fra ritmi ipnotici, tastiere avvolgenti e performance canore eteree? Negli otto brani di The Glass Bead Game, con un linguaggio tutt’altro che datato, sono racchiusi gli elementi primari del sound onirico/visionario che unisce i Pink Floyd alla scuola della 4AD; ai Breathless va certo riconosciuto il merito di avere atteso, per la realizzazione del loro LP, il tempo necessario a far sì che le loro intuizioni fossero sostenute da una esperienza e una tecnica adeguate alla necessità di fornirgli la migliore attuazione pratica, e il risultato ottenuto premia il genio e l’abilità di questa piccola grande band londinese. The Glass Bead Game è un capolavoro di gusto e raffinatezza, oltre che la prova tangibile di un talento creativo dal quale non mancheranno di scaturire frutti forse ancor più gustosi; se sensibilità, estasi e arte sono parole che catalizzano la vostra attenzione, lasciatevi ammaliare anche voi dai suoni di questi figli d’Albione, con gli occhi chiusi e la mente libera di vagare nel tempo e nello spazio.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.102/103 del luglio/agosto 1986

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Categorie: recensioni | Tag: | 11 commenti

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11 pensieri su “Breathless

  1. Franco Gothsoul

    Li vidi in concerto a Camden Town a Londra dopo l’uscita di Chasing Promises In uno show all’ora di pranzo un sabato quindi con il mercato pieno di gente. Eravamo in cinque. Ed il cantante disse che in Italia la sala sarebbe stata piena. Grazie alle recensioni molto positive. Gran gruppo e gran concerto

  2. DaDa

    Grandi, ma il meglio lo hanno dato nei tre EP Ageless, Two Days from Heaven e Nailing Colours to the Wheel, nei quali ci sono tra l’altro brani compresi nel LP sopracitato. Pride ( su Two Days…) è intensa quanto un qualsiasi brano cantato da Ian Curtis.

  3. DaDa

    Ovviamente li comprai all’epoca in seguito alle buone recensioni. Non mi ricordo di chi però. Su Mucchio e Rockerilla credo.

  4. DaDa

    Mi pare che anche in UK non avessero un grande seguito di pubblico. Ci fu un “picco” quando Dominic Appleton partecipò al secondo This Mortal Coil e quando Ivo della 4AD lo incoronò come miglioe cantante dell’epoca, ma sono rimasti tuttora un gruppo di culto.

  5. Faro inesauribile del percorso giovanile. Percorsi strade impossibili per vederli nel basso Friuli nel 1988. Inseguii promesse. Mantenute…

    • DaDa

      Anche io li vidi in Friuli in quel periodo, a Tricesimo però… Zona collinare non bassa. Concerto intenso, elettrico e sofferto, tipico di quei tempi. Tanta anima e sostanza, poca immagine e ruffianeria commerciale. Vedendoli dal vivo ho capito che non avrebbero avuto il meritato successo. Ogni tanto si ripresentano dal vivo in Italia, speriamo ripassino da queste parti.

  6. 77 Vinz

    chiedo scusa ma vorrei rivendicare, federico non me ne volere, il grande divulgatore dei breathless in italia (come del resto di gran parte di quella scena londinese di quegli anni che ci travolse tutti…), il grande Alessandro Calovolo. Le sue parole inchiostrate di un’anima transumante oltremanica, su Rockerilla (che ancora rileggo di tanto in tanto) mi hanno cambiato la vita per sempre!! Mai dimenticato. RIP anima eterna.

    • Pensa che proprio di recente, lavorando a un albo speciale sui Cure per le edizioni di “Classic Rock”, ho avuto modo di rileggere un po’ di sue cose. Ammetto che all’epoca trovano i suoi scritti un po’ leziosi, ma capitava perché, giornalisticamente parlando, i nostri approcci erano diversissimi. E poi io ero molto più rockettaro di lui, e certe cose delle quali parlava benissimo mi lasciavano tiepidissimo o peggio. Però era bravo, personale, molto intrigante. Lo ricordo con simpatia, anche se non ci siamo mai incontrati.

      • DaDa

        Io mi ricordo le sue recensioni “visionarie”: era un periodo di forte entusiasmo e lui era un faro per coloro i quali seguivano certo post punk/new wave dall’UK. Grazie alla sua rece di Two Days From Heaven iniziai a seguire Appleton e soci e continuai anche grazie ai contributi di FG sul Mucchio (rivista però all’epoca poco orientata a queste sonorità). Non ne condividevo in toto i gusti, ma apprezzavo il suo spirito e la sua passione.

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