Eleventh Dream Day

Un piccolo salto in avanti rispetto agli ultimi tre post, anche se l’area stilistica rimane grossomodo quella della psichedelia rivisitata. Si era nel 1988 e gli Eleventh Dream Day di Chicago, nelle cui fila militavano e militano tuttora il bassista Douglas McCombs (poi Tortoise e For Carnation) e la batterista/cantante Janet Beveridge Bean (in seguito nei Freakwater), pubblicavano il loro primo album. Nonostante le pause nell’attività, ne hanno ormai in cantiere una dozzina; l’ultimo, che è roba proprio di questi giorni, si intitola Works For Tomorrow.

Eleventh Dream Day copPrairie School Freakout
(Amoeba)
Per questa volta, vi risparmieremo le solite considerazioni retoriche sulla vitalità della scena underground statunitense, sulla sua capacità di sfornare senza sosta nuovi talenti e sulla naturalezza con la quale essa risolve l’annoso problema della “continuità della tradizione” mediante un inarrestabile – e, in un certo senso, “creativo” – lavoro di recupero delle sue radici; si tratterebbe, infatti, di una fatica inutile, se non altro perché questo Prairie School Freakout – primo album degli Eleventh Dream Day, partorito dopo un promettente mini-LP con sei brani – sintetizza in modo chiaro tutti i concetti di cui sopra, esponendoli con mirabile lucidità in dieci canzoni di sorprendente bellezza.
Come un’insaziabile ameba con le sostanze nutritive (è casuale che l’etichetta della band si chiami Amoeba?), il quartetto di Chicago ha fagocitato un’impressionante quantità di influenze musicali, miscelandole in un sound vigoroso e carezzevole, estatico e convulso, trascinante ed evocativo, soffice e insinuante; in Prairie School Freakout si ritrovano uniti, senza che ciò faccia pensare a confusione ispirativa o all’assenza di una “linea” ben definita, r’n’r spigoloso e lancinante, poesia di sapore psichedelica e citazioni roots, venati di riferimenti a illustri progenitori quali Gun Club, Dream Syndicate o True West. Mantenendosi ligi a un’attitudine underground e tendenzialmente garage, che non osteggia il ricorso ad arrangiamenti ricchi ed elaborati ma che rifiuta sdegnosamente spunti troppo manieristici, gli Eleventh Dream Day costruiscono affreschi musicali tesi e vibranti, la cui spontaneità è accentuata dalla registrazione in presa diretta (con l’eccezione delle voci e di qualche spunto chitarristico). Ne deriva una sinfonia rock stralunata e seducente dove il guitar-sound più cerebrale, acido e visionario si mette al servizio di un lirismo epico per scatenare suggestioni lisergiche di rara intensità. Prairie School Freakout avvolge e magnetizza con il suo feeling ambiguo e conturbante, esaltando le doti di una band alla quale solo l’eventuale accanimento della cattiva sorte potrà negare il plauso degli appassionati.
Tratto da Rockerilla n.94 del giugno 1988

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Categorie: recensioni | Tag: | 1 commento

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Un pensiero su “Eleventh Dream Day

  1. Ugo Malachin

    Mi ero completamente dimenticato di questo gruppo (ed anche del tuo “passaggio” su Rockerilla), ed allora mi sono rippato il mini e questo gioiellino, la dimenticanza credo sia dovuta al fatto che è uno di quei gruppi che non hanno fatto canzoni che ti rimangono facilmente impresse, però l’ascolto dei loro lavori, ti appaga sempre alla grande! Ottimo recupero, mi hanno fatto venir voglia di ascoltare un disco che amo molto, Museum di Mary My Hope.
    Ciao, ugo

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