Plan 9

Ho ancora centinaia di articoli da scansionare, ma fra quelli già digitalizzati c’era la recensione del primo LP dei Plan 9, che è una perfetta appendice (ma altre ne verranno, non temete) al pezzo sulla neo-psichedelia (ri)proposto un paio di giorni fa. A questo punto potrei augurarvi “buona lettura” e chiuderla lì, ma c’è una cosa buffa che voglio assolutamente raccontarvi. Allora… dopo la firma, in calce alla recensione (e ad altre mie recensioni), c’era una data (13/6/1984), che corrisponde al giorno in cui la recensione stessa era stata scritta; che si trattasse di questo era ovvio, a differenza della ragione per la quale stava lì. Che senso aveva? Dopo averci pensato un po’, mi sono ricordato, e ho cominciato a ridacchiare fra me e me. Lo spiego o non lo spiego? Ok, lo spiego. Immaginatevi un mondo senza Internet, dove le riviste straniere non sono facilissime da procurarsi e dove di un disco come il primo LP dei Plan 9 si potrebbero occupare, con tempestività, al massimo tre giornali, tutti mensili; e immaginatevi che uno dei tre sia ossessionato dal desiderio di affrontare ogni argomento prima dei concorrenti, e non perda occasione per accusare più o meno velatamente uno degli altri due di copiare. Come “dimostrare”, con tutte le virgolette del caso, di non aver copiato? “Semplice”, avevo pensato, “metto la data della stesura del testo”. Cosa che, ok, era comunque stupidissima (se si arrivava con lo stesso disco nello stesso mese, nessuno poteva aver copiato; se invece uno arrivava il mese successivo all’altro, qualunque data si fosse dichiarata il dubbio sarebbe stato legittimo). Per fortuna pochi numeri dopo la follia si dissolse al grido dello “sticazzi, pensino quello che vogliono”.

Plan 9 copDealing With The Dead
(Midnight)
Fa un certo effetto constatare come gruppi che per anni sono stati ignorati dal pubblico, considerati alla stregua di inguaribili nostalgici, siano adesso innalzati a un ruolo di artisti geniali che spesso non gli compete. Come sempre, in questi casi, la verità si trova nel mezzo, fra le deliranti esaltazloni di certa critica d’oggi e le poche parole di circostanza di coloro che fino a poco tempo fa reputavano il recupero dei Sixties come un’operazione tanto piacevole e divertente quanto fuori moda e scarsamente creativa. Tutto fa parte della teoria a volte bistrattata dei corsi e ricorsi, che unisce e collega saldamente, in campo rock, Gene Vincent ai Rolling Stones, i Seeds ai New York Dolls, i Ramones ai misconosciuti Hypstrz, ai Lyres o questi Plan 9.
È un discorso generico e poco circostanziato, lo riconosco, ma rende a mio parere l’idea di quello che potrebbe essere un approccio valido – sebbene moderato – nei confronti della valanga di prodotti Sixties-oriented che stanno attualmente invadendo il mercato. Ascoltando Dealing With The Dead, pubblicato dai Plan 9 dopo una serie abbastanza nutrita di singoli, mini-LP (Frustration per la Voxx) e partecipazioni a raccolte, si ha l’impressione di trovarsi di fronte a una band molto legata agli anni ‘60. che ha quasi smesso di interpretare vecchi brani ma che ha imparato a comporne di nuovi allacciandosi direttamente al passato; la traccia, naturalmente. è quella della psichedelia da garage, occasionalmente mediata con il Sixties-punk ma più spesso pacata, avvolgente ed evocativa. Piuttosto che proporre canzoncine in stile pop con variegature psichedeliche più o meno presenti, però, i Plan 9 preferiscono addentrarsi in suoni più ricchi ed elaborati, nel tentativo di offrire brani di più ampio respiro; l’utilizzazione di numerosissimi strumenti (il gruppo è composto da ben otto stravaganti personaggi) è quindi molto più ipnotica e magnetica rispetto a quelle di altre formazioni, e anche l’impostazione lenta, acidula e allucinata delle composizioni contribuisce in maniera determinante a rendere l’insieme davvero adatto per un trip forse non troppo attuale, ma certo eccitante.
Fra i nove pezzi dell’album, tutti di buon livello, spiccano gemme come I Like Girls, White Women e Gone, che dimostrano in modo inequivocabile l’attitudine dei musicisti, forse eticamente discutibile ma tecnicamente ed emozionalmente ineccepibile. Un disco di grande valore, ricco di fascino e di sentimento, con un solo (trascurabile o meno, a seconda dei gusti personali) difetto: la data 1984 su etichetta e retrocopertina. Fosse stato la ristampa di un vecchio LP del ‘67. l’avremmo forse apprezzato ancora di più.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.78/79 del luglio/agosto 1984

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Categorie: recensioni | Tag: | 6 commenti

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6 pensieri su “Plan 9

  1. Ugo Malachin

    Ciao Federico, magari tu riesci a soddisfare una mia curiosità:
    trovo veramente strano che, in un era dove su internet si trova di tutto, le uscite dell’ultimo ventennio … di questa meravigliosa band siano così difficili da conoscere e reperire. Persino Discogs che è un archivio preziosissimo, si ferma a Pleasure Farm del 1998, mentre, sul loro sito ufficiale (che purtroppo ho scoperto da poco), ci sono molte produzioni successive, che a prima vista sembrano strane in quanto descritte come improvvisazioni. Proverò ad ordinare qualcosa, magari mi imbatto in altre covers strepitose come quelle dell’omonimo album francese del 1984!
    ugo
    ps: ricordo che quando è uscito Dealing … il dollaro era alle stelle e, dato che avevo appena finito la naja e non avevo un lavoro, non potevo permettermi di spendere 35.000 lire per un album ed ho dovuto aspettare l’anno successivo per trovarlo, a quasi un terzo, quando ho scoperto Sweet Music che era gestito da una amica squisita di nome Angela (Angie)

    • È una cosa che ha sempre stupito e incuriosito anche me. Una band fantastica che, a quanto pare, seguono in pochi. Persino io, in effetti, ho smesso di seguirli (con “Pleasure Farm”, appunto), ma non saprei dirti perché…

  2. “le deliranti esaltazloni di certa critica d’oggI” è una di quelle famose frecciate? 🙂
    Grazie del recupero, chissà che proprio grazie ad esso qualcuno si accorga di questo grande gruppo.
    Ah, è possibile attendersi anche qualche recupero sui Plasticland? Cosa dicono i tuoi archivi? Grazie di nuovo.

    • Non mi ricordo se sui Plasticland avevo scritto un articolo oppure no (forse l’aveva fatto Eddy), ma qualche recensione l’ho scritta di sicuro.

      • Eddy di certo; l’ha anche pubblicato sul suo blog. In ogni caso, grazie.

    • Sulle “deliranti esaltazioni” hai ragione: era una di quelle carinerie che eravamo soliti scambiarci. In pratica era un continuo “botta e risposta”, a volte abbastanza blando e a volte parecchio più esplicito. Devo recuperarle tutte e pubblicarle in sequenza, le mie e le sue.

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