Suede

Non tutti gli articoli e le interviste che ho pubblicato in questi anni sono derivati da una mia idea. Mi è anzi capitato spesso, con riviste che non ero io a dirigere o a coordinare, di sentirmi chiedere da chi comandava se mi andasse o meno di scrivere di qualcuno cui, magari, non avrei mai pensato. Se si trattava di un tema a me semi-ignoto o sgradito declinavo l’offerta, ma nel caso di artisti che comunque conoscevo e seguivo, e per i quali non provavo raccapriccio, rispondevo senza problemi di sì. Nella categoria di cui appena detto rientravano i Suede; intervistai quindi, al telefono, il frontman Brett Anderson, condensando poi la ben più lunga conversazione nelle circa 3500 battute commissionatemi da Rumore. Si era nel 1996, l’anno di quel Coming Up che della band britannica sarebbe stato l’album di maggior successo.
Suede fotoBrett Anderson, uomo-immagine e sempre indiscusso leader dei Suede dal giorno dell’abbandono di Bernard Butler, sembra guardare con fiducia al futuro della sua band. “Perché non dovrei farlo? Credo che Coming Up, il nostro terzo album, si riallacci al lavoro d’esordio, lasciando da parte le situazioni a volte oscure di Dog Man Star. Non c’è molto da dire, le canzoni parlano da sole; in qualche modo simboleggiano la ritrovata armonia dei Suede grazie alla perfetta integrazione di Richard Oakes e Neil Codling (rispettivamente chitarrista e tastierista, NdI), che non a caso hanno partecipato attivamente ai processi compositivi. Nell’ultimo anno non siamo rimasti seduti con le mani in mano, ma abbiamo vinto le difficoltà create dall’uscita di Bernard e scritto alcuni dei nostri migliori brani di sempre. Per superare quel genere di problemi bisogna credere molto in se stessi. Il titolo Coming Up, è ovvio, va interpretato in senso positivo”.
I Suede, quindi, ricominciano da tre. Con presumibili buone chance di godere del grande interesse attorno agli Oasis e al fenomeno del britpop. “Gli Oasis sono solo persone che si stanno divertendo sfruttando al meglio il loro momento, e in questo non c’è nulla di male. Inoltre, alcune delle loro canzoni sono davvero buone. I Suede non fanno parte della ‘nuova’ scena inglese, ma nonostante ciò hanno molto in comune con essa: non bisogna dimenticare che noi scrivevamo un certo tipo di pezzi almeno un paio di anni prima dell’invenzione del termine britpop. Le graduatorie di successo non ci interessano, ma è innegabile che la nostra posizione in un’ipotetica classifica è falsata dalla pausa impostaci dalle circostanze. In ogni caso, noi proseguiamo per la nostra strada, e checché ne dicano alcuni lo facciamo con la massima onestà; d’altronde i Suede non ricalcano stereotipi precisi e anche il nostro approccio al pop – perché di questo, ora più che mai, si tratta – è tutto sommato sovversivo, nei testi come in certi comportamenti“.
Già: il sesso e la droga da una parte e le accuse di trendismo dall’altra. La visione di Brett, però, è molto chiara. “Noi andiamo avanti autonomamente e la moda fa altrettanto, e talvolta i percorsi si incrociano. Me ne accorgo, ma l’idea di cavalcare chissà quale onda non mi ha mai neppure sfiorato, non voglio diventare una caricatura vivente. Sono quello che sono, non rinnego nulla di ciò che ho composto o detto. Certo, prima ero molto più assillato dal sesso di quanto non lo sia oggi, ma qualsiasi cosa ci sia nelle mie vecchie canzoni rifletteva il mio modo di essere. E per quanto riguarda la droga, non ho mai negato di farne uso; a Londra è praticamente impossibile evitare di imbattersi in pillole di ogni tipo”.
Né ipocrisie né pose, dunque, ma solo fotografie sonore di vita vissuta. “Tutto ciò che scrivo è strettamente legato a me, a mie esperienze dirette, a gente che conosco. Thrash, il primo singolo tratto da Coming Up, è una semplice ballata romantica che si può considerare autobiografica, cosa che per certi aspetti è anche Lazy; Beautiful Ones parla del mio giro di amicizie, Filmstar del mondo visto attraverso gli occhi di una persona che è considerata ‘speciale’ e She di una ragazza forse inquietante ma ricca di fascino e forza, mentre The Chemistry Between Us ha come sfondo la droga. Quelle dei Suede sono canzoni ‘politiche’, prevalentemente politica sociale e sessuale. Il fatto che non urliamo alcun genere di slogan ma affrontiamo gli argomenti in modo più sottile ed evocativo non significa che siamo dei qualunquisti”.
Tratto da Rumore n.57 dell’ottobre 1996

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Categorie: interviste | Tag: , | 1 commento

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Un pensiero su “Suede

  1. Gian Luigi Bona

    Mi piacevano molto, anche se ammetto che mi sono avvicinato a loro per nostalgia nei confronti di tal Ziggy Stardust. Comunque uno dei gruppi che ho preferito di quegli anni.

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