Subterranean Modern

Trentacinque abbondanti anni fa presentavo sulle pagine di un Mucchio ancora molto tradizionalista una splendida raccolta poi destinata alla storia, marchiata dalla Ralph Records dei Residents. La recupero, ripulendola della folle quantità di refusi – causati dalla (ri)battitura del testo e dalla scarsa attenzione di chi avrebbe dovuto correggere le bozze – e da qualche abominio – della mia prosa di autodidatta nemmeno ventenne. Da classificare comunque alla voce “com’eravamo brutti da piccoli”, visto che lo stile farraginoso e naïf è rimasto.

Subterranean Modern copSubterranean Modern è molto più di una semplice compilation. In essa sono infatti racchiusi brani di quattro fra le più famose e apprezzate band sperimentali californiane, che mai finora avevano unito i loro sforzi per rappresentare e dimostrare con un unico album la validità delle proposte musicali del ricco circuito underground di San Francisco e dintorni. L’etichetta è (naturalmente) la Ralph Records, per la quale i Residents hanno realizzato un gran numero di dischi, oggetto di culto maniacale da parte di collezionisti e semplici appassionati.
Il progetto di questa antologia affiorò nelle menti dei diabolici manager della Ralph nel 1978: il filo conduttore era la registrazione da parte dei quattro gruppi di altrettante versioni del classico I Left My Heart In San Francisco. La realizzazione si è poi rivelata piuttosto laboriosa, ma il prodotto finale risulta senza dubbio di alto livello: Chrome, MX80 Sound, Residents e Tuxedomoon offrono brani molto personali e caratteristici, che non potranno non interessare tutti coloro che vedono in un certo tipo di ricerca l’unica valida via per la musica del domani.
Chrome. È sempre difficile cercare di essere obiettivi scrivendo di qualcosa che si apprezza particolarmente, ma è ancora più difficile non rimanere perlomeno affascinati all’ascolto di un qualsiasi brano di questi “mutanti”, artefici di un sound irresistibile, un rock che si innalza potente e irrefrenabile fra sibili di synth e voci opportunamente filtrate, nascoste dietro una compatta muraglia di taglientissimi decibel. La storia del gruppo si snoda attraverso tre eccezionali album, The Visitation, Alien Soundtracks e Half Machine Lip Moves, capolavori usciti per la Siren Records e purtroppo di non facilissima reperibilità. Atmosfere pesanti e misteriose costituiscono l’universo dei Chrome, un universo tutto da esplorare.
MX80 Sound. Fra i quattro gruppi è senz’altro il più “normale” ed anche l’unico non californiano: si è formato a Bloomington, Indiana, dall’incontro di musicisti provenienti da varie parti degli States. Il primo documento su vinile è un EP, Big Hits (BRBQ, poi ristampato Gulcher), che ancora oggi è considerato l’episodio più significativo della carriera della band; vi spiccano brani come Tidal Wave, poi inserito anche nell’album Hard Attack uscito per la Island nel 1977. Musicalmente si possono definire come un gruppo rock aperto alle influenze piu varie, e soprattutto a quelle di artisti come Frank Zappa o Captain Beefheart: un tipo di sperimentazione completamente diversa da quella degli altri partecipanti a Subterranean Modern, ma del resto la caratteristica principale di queste band è proprio la spiccata originalità.
Residents: perfetti conoscitori di tutto ciò che vi è di elettronico nel campo degli strumenti musicali, questi quattro stregoni compaiono all’inizio degli anni ‘70 con alcuni nastri promozionali destinati, a causa della loro cronica irreperibilità, solo ad una ristretta cerchia di fortunati. I Residenti cominciano a farsi conoscere in giro e nel 1972, con quattro diversi pseudonimi, incidono un doppio 45giri intitolato Santa Dog, una specie di cartolina natalizia contenente l’incitamento a non mandare regali. È il primo atto di una lunga commedia che vedrà i Residents recitare sempre da protagonisti; oltre a numerosi 7 pollici vedono infatti la luce gli album, fra i quali spiccano Meet The Residents, The Third Reich‘n’roll, Duck Stab / Buster & Glen ed Eskimo, che costituiscono gli esempi più rappresentativi delle musicalità abitualmente proposte dal gruppo: sound spesso rarefatto, rumori elettronici miscelati melodicamente, voci sempre strane e irreali. Una band unica e inimitabile.
Tuxedomoon: nati per iniziativa di due personaggi chiamati Blaine Reininger e Steven Brown, esordiscono nel 1978 con Joe Boy, un 45 su Tidal Wave: Joe Boy, il fantasma elettronico, un ritmo che potrebbe essere l’ideale sottofondo a un sabba infernale e una melodia capace di causare brividi di freddo o piacevolissime sensazioni dì calore a seconda dello stato d’animo provato durante l’ascolto. Nemmeno un anno dopo è già il momento del bis: New Machine, un 12”EP con quattro pezzi, dà un altro saggio dell’abilità di questi musicisti, che fondano tastiere, percussioni elettroniche e violino in modo estremamente interessante. Dopo Subterranean Modern i Tuxedomoon hanno avviato la preparazione di due nuovi 45 giri che, quando leggerete queste righe, dovrebbero già essere disponibili negli States.
In conclusione, il poker di band di Subterranean Modern non può non soddisfare pienamente. I brani che preferisco sono Meet You In The Subway (Chrome), Possessed (MX80 Sound), Time’s Up (Residents) e Waterfront Seat (Tuxedomoon). Dalle parti di San Francisco gli anni80 sono già arrivati da molto tempo.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.29 dell’aprile 1980

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Categorie: recensioni | Tag: , | 3 commenti

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3 pensieri su “Subterranean Modern

  1. Gian Luigi Bona

    Me lo ricordo benissimo questo articolo, mi ricordo che all’epoca uscivano disco straordinari che sembravano spediti nel presente dal futuro tanto erano innovativi.
    Federico sei stato il primo a scrivere di questi dischi con la competenza necessaria per conoscere, capire e amare.

    • No, il primo proprio no. C’era già chi lo faceva, anche sul Mucchio. Però da quando ho iniziato a scrivere, tra i pochi che si occupavano di certe musiche, sono sempre stato “sul pezzo”, questo senz’altro sì. Purtroppo sul Mucchio lo zoccolo duro di lettori e gente che scriveva era legatissimo al rock classico, per lo più americano… sviluppavano irritazioni cutanee solo a sentir parlare di punk o di sintetizzatori.

      • Gian Luigi Bona

        Adesso che mi fai pensare mi ricordo Maurizio Bianchi che faceva anche la fanzine Punkadelic.
        Mi ricordo quelle terribili (nel senso di ridicole) polemiche contro il punk e la New Wave, io non le ho mai capite perché per mio conto c’è solo la musica e poi ognuno sceglie lo stile che preferisce e che più lo rappresenta. Mi ricordo anche quanto poco veniva considerato il soul e il funk all’epoca perché molti non capivano la differenza dalla Disco.
        Ripensandoci c’erano parecchi problemi anche allora.

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