Nirvana (live ’91)

Ovviamente ricordavo benissimo di essere stato presente al secondo – così come al primo e al terzo e purtroppo ultimo – concerto romano dei Nirvana, ma che ne avessi anche scritto una (pur breve) recensione… quello proprio no. Mi è capitata sotto gli occhi per caso e, nel rileggerla oltre ventitré anni dopo realizzo quanto certe testimonianze d‘epoca siano preziose per ricordare a chi c’era, e raccontare a chi non c’era, i modi in cui si percepiva e si viveva la musica. I Nirvana sono considerati da oltre due decenni un autentico monumento del rock e quindi è fin troppo facile, oggi, incensarli senza riserve, ma al tempo di Nevermind? Il (9) in calce al mio scritto, come voto all‘esibizione, attesta che non mi spaventai di sbilanciarmi; e lo stesso avevo fatto occupandomi, in precedenza, di Nevermind, in una recensione che prima o poi recupererò. Per chi fosse interessato, dell’argomento si parla anche qui e qui.
Nirvana liveCastello
(Roma, 19 novembre 1991)
È possibile che una band pressoché sconosciuta al grosso pubblico, con un look del tutto anonimo e con un sound assai ruvido nella sua impostazione attitudinalmente punk, raggiunga in un mese i primissimi posti delle classifiche di “Billboard”? L’esperienza farebbe propendere per una risposta negativa, ma il caso dei Nirvana e del loro secondo album Nevermind sconvolge ogni logica preconcetta e dimostra una volta in più come le vecchie regole della “commercialità” non trovino quasi più riscontro nell’attuale situazione di mercato.
Al Castello di Roma il terzetto di Seattle ha comunque confermato le sue grandi qualità e soprattutto i suoi progressi rispetto al tour di un paio d’anni orsono (all’epoca si esibì al Piper in compagnia dei TAD), offrendo un set tanto secco ed essenziale quanto pervaso di incontenibile energia; un set che il foltissimo pubblico ha apprezzato più di quanto sulla carta fosse lecito attendersi, sottolineando con ovazioni e danze sfrenate sia le nuove hit di Nevermind che quelle più stagionate di Bleach in un’atmosfera che, pur nelle ovvie differenze di suono, ricordava quella dell’infuocato ‘77 londinese o californiano: il massimo, insomma, per riscaldare una fredda e piovosa serata novembrina.
Tratto da Velvet n.13 (Anno V) del febbraio 1992

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Categorie: recensioni live | Tag: | 7 commenti

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7 pensieri su “Nirvana (live ’91)

  1. donald

    Mi hai fatto venire in mente il tuo articolone del mucchio extra di tipo 10 anni fa su Cobain, che se non mi sbaglio era aperto dal racconto di 3 concerti italiani dei Nirvana.

  2. Marcello

    Da qualche parte ho la videocassetta, VideoMusic mandò in onda la registrazione

  3. marco

    Grazie Direttore!!! che bell’articolo…interessante..con un senso di reale che va oltre i fiumi di parole spesi per Cobain..finalmente qualcosa di “vissuto”, chiaro, diretto…grazie. Marco

  4. Gian Luigi Bona

    Gli anni 90 praticamente mi sono passati accanto senza che me ne accorgessi, avevo problemi familiari piuttosto gravi e così la musica di quegli anni non l’ho vissuta che in parte.
    I Nirvana sono stati tra le vittime di quel periodo schifoso così non li sono mai potuti godere dal vivo. Peccato veramente

  5. Massimo Parravicini

    Che piacere e che sorpresa tornarsene a casa con Nevermind e Screamadelica ai tempi in cui non era facile pre-ascoltare i propri acquisti…

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