Slits – Pop Group (live ’80)

Trentacinque anni fa, proprio di questi tempi, assistevo ai concerti romani di Slits e Pop Group. Rispetto a oggi era un altro mondo, come dimostrano anche le ingenuità e la qualità giornalistica – avevo appena compiuto vent’anni: se così si può dire, beata innocenza! – di questa (doppia) recensione. Ma dato che si tratta di un piccolo pezzo di storia, storia non solo mia ma di un certo tipo di musica, il recupero è doveroso. Ah, per la cronaca… agli incivili dei quali parlo nella parte delle Slits ho pure detto cosa ne pensavo di loro… e quelli, da bravi coatti, se la sono presa, e devo al provvidenziale intervento di alcuni amici il fatto di essere ritornato a casa intero. Da sempre ho un pessimo rapporto con le teste di cazzo che non si sa bene perché vadano ai concerti.

Piper ‘80
(Roma, 24-25 aprile 1980)
Nell’anno del Signore 1980, Slits e Pop Group hanno voluto celebrare con una tournèe italiana la nascita della loro personale etichetta, la Y, e il proseguimento della loro sempre più stretta collaborazione. Le entusiasmanti date romane sono qui narrate (in breve) da uno dei più accesi sostenitori di queste due eccezionali band.

Slits fotoSlits. AriUp, Viv e Tessa sono sul palco, a contatto con il pubblico; sullo sfondo, un metro più in alto, siede il batterista, mentre un chitarrista sta in piedi alla sua destra (entrambi fanno parte dell’organico del Pop Group). Le Slits, vestite in modo piuttosto bizzarro, iniziano il loro show: il ritmo è reggae, la voce che si innalza è quella di Tessa, e subito ci si trova immersi in un magico mondo di suoni strani, “selvatici”; le ragazze sono quasi immobili, forse vogliono prima saggiare le reazioni del pubblico. Al termine del brano gli applausi sono calorosi: Ari-Up lascia allora cadere il suo mantello, impugna il microfono e con cadenza lenta inizia a muoversi per il palco con passo felpato, curva, guardandosi attorno come se avvertisse un pericolo incombente. Nessun timore, tutto fa parte dello spettacolo, e la mimica di Ari-Up è davvero adatta alle atmosfere musicali che si respirano. I pezzi si susseguono rapidamente: è veramente bellissimo vedere Ari-Up saltellare per il palco, nascondersi dietro le casse acustiche, arrampicarsi, gesticolare, ed è altrettanto bello sentire la sua voce, alla quale fanno spesso eco i cori delle compagne, mescolarsi potente e dolcissima ai suoni creati dagli strumenti. Instant Hit, New Town, altri brani più o meno conosciuti fino a In The Beginning There Was Rhythm, cantata parte in inglese e parte in italiano. “All’inizio c’era il ritmo” sono le parole del ritornello, ma il ritmo c’è ancora ed è un ritmo pulsante, di scuola giamaicana, ma adattato in modo personalissimo. Alla destra del palco un gruppetto di insoddisfatti tira sul palco qualche oggetto, lanciando ingiurie all’indirizzo delle tre ragazze che, con le loro risposte dimostrano di possedere una buona conoscenza del nostro più colorito turpiloquio; visibilmente contrariate per le intemperanze dei disturbatori, le Slits abbandonano il palco dopo appena quarantacinque minuti di concerto, e il resto degli spettatori richiederà invano l’atteso bis.

Pop Group fotoPop Group. Ancora indispettito per l’epilogo del concerto delle Slits mi reco nuovamente al Piper ‘80. Il Pop Group gode di una certa notorietà qui a Roma e il pubblico, pur essendo meno numeroso del giorno prima (i disturbatori hanno preferito risparmiare i soldi del biglietto), è senz’altro più partecipe e più qualificato. La band sale sul palco ed è subito accolta da un unanime grido di gioia; pochi secondi per provare gli strumenti ed ecco che i brani cominciano a susseguirsi incessantemente. Rispetto ai dischi si nota una certa accelerazione dei ritmi e una maggiore compattezza sonora, ma ciò che un vinile non può mostrare è l‘incredibile presenza scenica del cantante Mark Stewart che si agita, freme, scuote le braccia con movimenti disarticolati e urla nel microfono con tutto il fiato che ha in gola le sue denunce delle ingiustizie mondiali. Un altro personaggio particolare è il chitarrista Gareth Sager, che continua a suonare il suo strumento senza curarsi minimamente di ciò che avviene attorno a lui, fissando il vuoto con occhi completamente assenti. Pop Group è un happening, è un qualcosa che coinvolge con le sue sonorità jazzy e funky, con la voce nascosta dietro gli strumenti, con la sua forza che raggiunge le nostre menti la dove solo pochissimi altri riescono ad arrivare. A Roma, questo 25 Aprile, le note di Feed The Hungry o We’re All Prostitutes saranno forse servite a smuovere qualcosa, nonostante ben pochi siano riusciti a recepire l’importante messaggio politico dei testi.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.31 del giugno 1980

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