Le Luci della Centrale Elettrica

Come giovedì scorso ho recuperato la recensione d’epoca del debutto degli Offlaga Disco Pax, così ora faccio lo stesso con quello de Le Luci della Centrale Elettrica, uscito nel maggio di sette anni fa. Al di là di ogni considerazione di gusto, una delle cose più nuove emerse nell’ambito della musica italiana di quei “cazzo di anni zero” e anche di questi (ancor più) cazzo di anni dieci.

Le Luci dCE copCanzoni da spiaggia deturpata (La Tempesta)
Spontaneità quasi sempre irruente e abrasiva, per quanto riguarda sia le trame strumentali (chitarre e poco altro), sia una voce che declama testi elaborati con grande attenzione alla scelta delle parole, flash straniti e inquietanti – dove il concreto si intreccia con il surreale – di disagi esistenziali che appartengono alla metropoli tanto quanto alla provincia: questa, in sintesi, la proposta del ventiquattrenne ferrarese Vasco Brondi, ideale trait d’union fra Rino Gaetano (citato apertamente nella traccia conclusiva), il primo Bugo e quel Giorgio Canali che non a caso si è occupato di “perfezionare” i dieci brani ora messi in fila in un esordio ufficiale di notevole impatto emotivo, concettuale ed estetico. Impatto che sarà molto difficile ripetere quando l’urgenza espressiva – catartica, si direbbe – sarà divenuta carriera, ma che al momento può lasciare segni profondi su mente e anima: anche se non si è al cospetto di canzoni “normali” bensì di un unico, libero flusso di coscienza che ci piace ritenere autentico, e non studiato a tavolino per colpire – con il suo malessere apocalittico, la sua crudezza, le sue citazioni ad hoc – i venti/trentenni con un disperato bisogno di nuovi anti-eroi. Comunque, un bel quadro dai colori lividi, nel quale è facile sprofondare: di sicuro ai primi ascolti, mentre per la la lunga durata non si può fare altro che attendere il responso del tempo.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.647 del giugno 2008

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Categorie: recensioni | Tag: | 2 commenti

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2 pensieri su “Le Luci della Centrale Elettrica

  1. Sonica

    Album bellissimo, folgorante almeno per me che non ero nemmeno più ventenne, musica e testi che non si erano ancora sentiti. Ha proseguito con il lavoro successivo ” Noi la chiameremo felicita” titolo dal sapore ottimistico nonostante le canzoni non lo siano affatto. Più maturo, probabilmente. Ha terminato la pseudo trilogia con ” Costellazioni” spostandosi verso una ricerca anche musicale. Visto spessissimo in concerto, una volta ha rifatto la cover di Emilia Paranoica e per me il cerchio s’e’ chiuso… CCCP nel cuore

    • Infatti, sì. Il primo è senza dubbio un disco che rimarrà nella storia della musica italiana. Il secondo non è altrettanto convincente, l’ultimo denota una certa crescita. Vedremo cosa accadrà in futuro, ma dubito che potrà mai saltar più fuori qualcosa di “alieno” come “Canzoni da spiaggia deturpata”.

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