Vinicio Capossela (live ’03)

Dodici anni fa Vinicio Capossela pubblicò L’indispensabile, la prima – di due, finora – antologia della sua carriera; quella, per capirci, che conteneva la cover di Si è spento il sole di Celentano. Per l’occasione realizzai un servizio (con annessa copertina) per il Mucchio al tempo settimanale, comprendente un’intervista e due recensioni, quella del CD e quella di un concerto collegato alla sua pubblicazione.
Capossela fotoAmbra Jovinelli (Roma, 10 marzo 2003)
Difficile immaginare un epilogo migliore per questa “quattro giorni” romana di Vinicio Capossela, naturalmente all’insegna del tutto esaurito: un concerto di due ore e mezza nel quale il Nostro ha recitato perfettamente – senza soffocare la spontaneità con schemi troppo rigidi, ma con tutta la programmazione da cui uno spettacolo professionale non può ovviamente prescindere – il ruolo dell’entertainer lucido e dissennato, forte di una capacità espressiva del tutto unica e coinvolgente. Vestito con un frac personalizzato con lustrini, Vinicio ha fatto qualsiasi cosa: ha suonato pianoforte e chitarra, ha cantato, ha emesso bizzarri versi, ha recitato vrsi e passi di prosa, ha lanciato battute e raccontato barzellette, ha improvvisato divertenti “botta e risposta” con il pubblico, ha accennato improbabili danze, ha indossato ali di corvo e maschere da luna piena: un repertorio pirotecnico ben noto a quanti sono soliti frequentare le sue esibizioni, ma come sempre capace di sorprendere con la trovata inattesa, il guizzo da funambolo, il lampo di puro genio. Nonché, in questo caso, con soluzioni sceniche finora inedite come il particolarissimo light-show che dipingeva sulla parete dietro il palco suggestive immagini di cieli stellati; un’intima cornice notturna, qua e là vivacizzata da momenti di maggior esuberanza, in sintonia con una serata di storie e memorie. Una serata per ricordare il cammino ubriaco ma sempre affascinante compiuto da Capossela nei suoi tredici anni di attività discografica.
Dall’epica introduzione morriconiana che ha preceduto l’iniziale Si è spento il sole fino ai tre bis (comprendenti anche l’inedita Non c’è disaccordo nel cielo), Vinicio ha proposto quasi trenta estratti dal suo ormai vasto songbook, privilegiando gli episodi più d’atmosfera – ricordiamo con piacere Modì, che ci risultava da tempo assente dalle scalette – ma non trascurando del tutto episodi ritmati come Marajà o Zampanò (assenti, invece, altri classici come Il ballo di San Vito o E allora mambo, a detta del Nostro troppo frenetici per la dimensione teatrale); il tutto con il sostegno di una band straordinaria per brio, eclettismo, misura e gusto, con il magico theremin di Vincenzo Vasi e l’imperiosa tromba di Roy Paci a fungere all’occorrenza da ospiti d’onore in un assetto-base comprendente chitarra, tastiere/fisarmonica, sax, contrabbasso, batteria e qualche stranezza di contorno. Insomma, la celebrazione ora malinconica e ora ricca di feeling – in una sola parola, viva – di uno splendido viaggio. E una solida, solidissima base di ripartenza verso chissà quali nuove, fantasiose avventure.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.526 del 25 marzo 2003

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Categorie: recensioni live | Tag: | 1 commento

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Un pensiero su “Vinicio Capossela (live ’03)

  1. Allora sono 12 anni che ascolto ripetutamente quel’album… Ah! 🙂

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