Offlaga Disco Pax

Oh, che vi devo dire? A me gli Offlaga Disco Pax piacciono da sempre. O, meglio, da quel giorno dell’ottobre 2003 in cui li vidi per la prima volta dal vivo in un centro socio-culturale romano. Il loro primo album mi colpì tantissimo e rimane tuttora – forse – il mio preferito dei tre messi in fila dal gruppo reggiano. Chissà se ce ne saranno altri, in seguito alla scomparsa – a inizio aprile del 2014 – del bassista e tastierista Enrico Fontanelli, bella persona che è davvero triste non sia più fra noi. Un decennio, un mese e quindici giorni fa arrivava invece nei negozi l’esordio del quale ora ripropongo la recensione.

Offlaga Disco Pax copSocialismo Tascabile
(Santeria)
In un tempo piuttosto breve, e grazie soprattutto al sostegno ricevuto dalla comunità dei blogger, gli Offlaga Disco Pax sono diventati una delle realtà più chiacchierate del sottobosco indie italiano: merito di una formula curiosa e stimolante, basata sulla forza evocativa di testi non cantati ma declamati con enfasi, dalle cui strutture musicali spesso intrise di solennità darkeggiante affiora la devozione per certa new wave sintetico-minimalista popolare negli ‘80.
Improbabile ibrido all’insegna dell’elettronica “povera” fra Massimo Volume, Diaframma e CCCP, la band di Reggio Emilia guidata dal brillante Max Collini ha adesso realizzato questo Socialismo tascabile (prove tecniche di trasmissione), uscita #68 (il gruppo numera progressivamente tutto ciò che “produce”) racchiusa in una confezione ricca ed elegante: nove intriganti monologhi in bilico tra pubblico e privato, quadretti ora concreti e ora surreali dove storie di vita vissuta e dichiarazioni (implicite) di fede politica si intrecciano in un fluire di nostalgia, ironia, disillusione e gustose citazioni alte e basse. Un album la cui indole abbastanza narcisista non risulta mai sgradevole, dove i suoni non sono all’altezza delle parole ma si rivelano comunque idonei ad accompagnarle; e un culto, assoluto, per il panorama del rock (?) alternativo nazionale, con la straordinaria Tono metallico standard – un impietoso ritratto di Luca G. dei Julie’s Haircut e della sua libreria – a conferirgli ulteriore autorevolezza.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.609 dell’aprile 2005

 
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