The Cure (live ’08)

Il file nel quale annoto i concerti ai quali ho assistito dal 1974 a oggi, del quale mi fido ma che so non essere completo al 100%, dice che ho visto i Cure quattro volte: 1985, 1989, 1996 e 2008. La recensione qui recuperata, probabilmente non l’unica che abbia scritto ma l’unica che avevo disponibile in formato word, si riferisce all‘ultimo; la data faceva parte del “4 Tour”, ovvero la serie di esibizioni con cui Robert Smith e compagni anticiparono l‘uscita del loro tredicesimo e tuttora più recente album, 4:13. Uno spettacolo formidabile, ben al di là delle più rosee previsioni. live Cure fotoPalalottomatica (Roma, 29 febbraio 2008)
I decenni passano, siamo giunti ormai a tre dall’inizio dell’avventura, ma un concerto dei Cure continua a essere un appuntamento da non perdere: non solo per il vasto pubblico della band britannica, che risponde con il massimo entusiasmo anche quando le esibizioni non sono finalizzate alla promozione di un nuovo disco, ma per chiunque sia interessato a godere di uno spettacolo tanto ricco quanto coinvolgente a più livelli. Facendosi idealmente beffe di tanti ventenni che tirano al risparmio e abbandonano il palco (magari scazzati) dopo un’oretta, Robert Smith, Porl Thompson, Simon Gallup e Jason Cooper si sono infatti concessi al Palalottomatica (per una volta, non senza sorpresa, ben suonante) addirittura per 185’ effettivi, proponendo quasi quaranta tra classici conclamati (speciale nota di merito per una delle più belle A Forest di sempre), brani “solo” splendidi e qualche (incoraggiante) anticipazione del prossimo lavoro; il tutto in un’incisiva veste due chitarre/basso/batteria, senza tastiere ad appesantire e con un apparato scenico – splendide le luci – imponente ma non eccessivo.
Un riuscitissimo connubio, insomma, di forma e sostanza, professionalità e passione, tecnica sopraffina e istinto, con il (nemmeno tanto) pingue leader in grande spolvero sia come cantante, sia come buffo e simpatico trascinatore… nonché, alla pari dei compagni, autentico r’n’n animal quando al terzo bis ha tirato fuori insospettabili energie sparando in sequenza, con ferocia punk, le vecchissime Boys Don’t Cry, Jumping Someone Else’s Train, Grinding Halt, 10:15 Saturday Night e Killing An Arab. Applausi scroscianti, di quelli che restano a lungo a echeggiare nella memoria… e peccato per quanti hanno snobbato la serata per il timore di trovarsi di fronte un gruppo bollito.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.645 dell’aprile 2008

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Categorie: recensioni live | Tag: | 3 commenti

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3 pensieri su “The Cure (live ’08)

  1. Maudit

    I Cure sono una cura per l’anima.

  2. Massimo Parravicini

    Visti a Milano nel 1987, 1996 e 2000. Sempre più grandiosi e monumentali, la deluxe edition di Disintegration e soprattutto Trilogy testimoniano la loro grandezza dal vivo

  3. Gian Luigi Bona

    Si sa se stanno lavorando ad un nuovo disco ?

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