Cisco + Casa del Vento

La principale ragione che mi ha spinto a recuperare questa intervista di quattordici anni fa è la recente uscita di un cofanetto di quattro CD dal vivo e un DVD, intitolato Semi nel vento e pubblicato dalla Mescal, che riassume in modo insolito ma efficacissimo la vicenda ormai quasi venticinquennale della Casa del Vento; vicenda che godette di una certa attenzione grazie all’uscita di 900, album che vedeva la band aretina, all’epoca emergente, ”in simbiosi” con un Cisco ancora ben lungi dal dimettersi da frontman dei Modena City Ramblers. Piccola nota a margine: nella chiacchierata viene nominato Fuori dal Mucchio Vol.2 – Combat Folk, CD che, com’è facile intuire, era il secondo atto di una collana discografica da me curata. Una storia breve ma intensa che, forse, prima o poi racconterò.
Cisco - Casa del vento fotoLa (ancor più) Grande Famiglia
Approfittando di una pausa nell’attività dei suoi Modena City Ramblers, il cantante Stefano “Cisco” Bellotti si è unito agli amici aretini della Casa del Vento per un incontro ideale e musicale che ha avuto come frutti l’album 900 e varie sortite dal vivo. Sia l’uno che le altre, neanche a dirlo, all’insegna del miglior combat-folk, fatto per sognare e ballare ma anche per pensare. Cisco e Luca Lanzi, leader della Casa del Vento, sono ora seduti con me al tavolino di un bar romano che, per circostanze casuali, è lo stesso in cui noi del Mucchio siamo soliti consumare i nostri pranzi. Il clima è totalmente informale, com’è logico che sia considerata la confidenza esistente tra l’intervistatore e gli intervistati: non potrebbe essere altrimenti, alla luce dei tanti incontri pregressi e dei rapporti di quasi-parentela che ci legano. Non siamo forse tutti e tre, seppure a differente titolo, componenti della Grande Famiglia?
Banalmente, partiamo dalla genesi di questo progetto?
(Cisco) Come sai, noi Modena siamo da tempo in contatto con Luca e gli altri ragazzi della Casa del Vento, gruppo nel quale hanno militato anche Massimo Giuntini e Francesco Moneti. Visto che al momento i Modena sono in un periodo di riflessione ho voluto cogliere l’occasione al volo e avviare una collaborazione che era sempre stata nell’aria ma che non si era mai definita. Da parte mia c’era la volontà di fare qualcosa di diverso.
Diverso? Scusa, ma non mi sembra proprio che Cisco e la Casa del Vento suonino musica, che so… alla Korn.
(C) Non mi riferivo all’approccio artistico ma alle modalità e al metodo di lavoro: non le solite dieci persone impegnate nella solita storia, ma un’esperienza di altro genere con altri musicisti. Anche Massimo Ghiacci e Franco D’Aniello, del resto, si stanno dedicando a qualcosa di nuovo, producendo una band folk modenese chiamata Paulem.
Insomma, com’è andata?
(C) È stato tutto molto rapido: ne abbiamo parlato per la prima volta seriamente tra la fine di agosto e i primi di settembre, a ottobre abbiamo cominciato ad aggiustare il tiro e adattare il repertorio della Casa del Vento e nell’arco di poche settimane tutto era pronto.
L’album è marchiato Universal per via del tuo contratto come cantante dei Modena?
(C) In origine 900 doveva essere Universal a tutti gli effetti, ma quando noi stavamo già registrando si sono tirati indietro prima di aver ascoltato un solo brano. Allora la Mescal è intervenuta a coprire i costi di produzione, mentre la Universal – come da accordo con la Mescal – si è occupata della distribuzione: malamente, però, se si pensa che il CD non era facilmente reperibile e che i rappresentanti non erano stati neppure informati del fatto che il Cisco in questione era il cantante dei Modena City Ramblers.
Perchè, non si sa?
(C) Diciamo che non tutti collegano automaticamente le due cose. Pensa che quando eravamo a “Roxy Bar”, unica nostra apparizione televisiva, un ragazzo ha scritto via e-mail “grandi, la Casa del Vento! Il cantante assomiglia a quello dei Modena”.
Quasi tutti i pezzi di 900 erano già conosciuti nelle interpretazioni della Casa del Vento: tu, Luca, che impressioni provi nel sentirli cantare da un altro?
(Luca) Non ho problemi perchè, al di là delle sue capacità canore, sono abituato a trovarmi Cisco intorno e ad averlo in qualche modo coinvolto; ci siamo comunque confrontati sull’argomento, e laddove ci è sembrato che la mia voce fosse più efficace della sua – vedi Carne da cannone o Notte di San Severo – l’abbiamo lasciata. Tutto è stato portato avanti con la massima tranquillità e senza alcun attrito.
Il nome di Cisco e tutto ciò che gli sta attorno garantisce alla Casa del Vento un’eccellente spinta promozionale.
(L) Sì, senz’altro. Così le nostre canzoni ottengono e otterranno maggior visibilità di quella cui può aspirare una band autoprodotta, come abbiamo toccato con mano con il nostro CD Senza bandiera. Poi, quando il sodalizio si scioglierà, ognuno andrà per la sua strada.
Sì, d’accordo. Però ho la sensazione che la strada di Luca Lanzi andrà a coincidere con quella dei Modena City Ramblers. Sbaglio?
(L) Beh, ora come ora ogni discorso in tal senso è prematuro, però… insomma, vedremo. Credo comunque che questo album abbia anche la funzione di sottolineare l’esistenza di una scena italiana interessata al recupero del folk, alla quale – attorno ai Modena, che sono la punta dell’iceberg – apparteniamo noi, i Folkabbestia, gli Pseudofonia e tanti altri.
Tanti altri che, più o meno, sono quelli presenti in Fuori dal Mucchio Vol.2 – Combat Folk, Casa del Vento compresa.
(L) Quel CD è stato una specie di “chiamata a raccolta”, e non ti nascondo che contribuirvi ci ha dato grande soddisfazione. È stato un importante segnale di vitalità per un circuito che finora, Modena a parte, era rimasto abbastanza sommerso sotto il profilo discografico: una dicotomia con i consensi che il genere raccoglie in concerto, dove i suoi suoni di terra riconducono la gente alle proprie origini creando aggregazione, divertimento e anche, almeno se l’ambito è quello combat, portando qualche spunto di riflessione che non guasta. Specie di questi tempi.
Qualcuno, però, potrebbe vedere in Cisco e la Casa del Vento l’ennesimo sintomo di progressiva disgregazione dei Modena.
(C) Sì, ma per noi è esattamente l’opposto: l’idea era di ampliare la Grande Famiglia e dimostrare che i Modena City Ramblers non sono un gruppo che ogni tot mesi perde un elemento – come si è iniziato a dire dopo le ultime defezioni di Alberto Cottica e Giovanni Rubbiani – ma una realtà in evoluzione che può perdere elementi ma trovarne anche altri. E poi, magari, ritrovare quelli che aveva perduto, e generare “figli”.
Affinità e divergenze tra Modena City Ramblers e Casa del Vento?
(C) Credo che la scrittura di Luca, come uso di linguaggio, sia molto più “cantautorale” rispetto a quello dei Modena, e soprattutto i Modena, oggi, non farebbero mai un album come 900.
Certo: è molto più vicino al vostro “vecchio” stile che non a quello di adesso.
(C) Ora i Modena stanno ragionando molto sul proprio suono e sulla propria formula espressiva: anche per necessità, visto che prima la maggior parte dei brani era composta da Giovanni.
Ciò significa che vi muoverete in una direzione più moderna, come lasciato intendere da alcuni episodi di Fuoricampo?
(C) Me lo auguro. Vorremmo proseguire lungo la via dello “svecchiamento” intrapresa con pezzi come Figli dell’officina o Fuoricampo, assecondando in modo del tutto spontaneo la nostra indole. Vicino ai nostri impianti stereo, adesso, non trovi solo una pila di CD di musica irlandese, ma anche tanti dischi etnici – soprattutto di area latinoamericana – e cose più attuali come i Morcheeba o Fatboy Slim. Tutti noi, dimissionari compresi, ci eravamo un po’ rotti le palle dei Modena classici. tutti meno Franco, che pur seguendoci nelle nostre digressioni garantisce la continuità con la tradizione.
In fondo non esiste quasi stacco tra Figli dell’officina, Fuoricampo e la A las barricadas di 900.
(C) Infatti. Quando Luca me lo ha fatto ascoltare la prima volta, mi è sembrato il tipico brano da arrangiare con violino, mandolino e chitarra acustica…
(L) …e poi gli abbiamo dato quest’impostazione quasi sintetica per evidenziare l’idea “metropolitana” di rivolta, senza peraltro soffocarne il respiro folk.
(C) Penso che A las barricadas getti un ponte verso i Modena di domani, che tendenzialmente saranno ancora più “spinti” verso questi nuovi orizzonti. Nel complesso, in ogni caso, 900 è molto più tradizionalista, e non mi stupisco che mentre ci lavoramo su ho avvertito l’atmosfera elettrica del primo album dei Ramblers.
Dal punto di vista della scaletta, 900 è una sorta di riassunto della Casa del Vento presente, passata e futura?
(L) Senz’altro: gli estremi sono A las barricadas, che è recentissima, e Inishmore, una ballata che suonavamo dal addirittura nella prima metà dei ‘90 e che Cisco ha voluto a ogni costo riesumare. Credo sia chiaro che anche noi non vogliamo rimanere ancorati al folk di quei giorni ma andare avanti, seppur non alterando l’anima del progetto.
Progetto che, sul piano concettuale, è a grandi linee inquadrabile nel campo della canzone “politica”.
(L) Ritengo che, mai come in questo momento, sia necessario lanciare un certo tipo di messaggi. Il titolo dell’album non è scelto a caso: è ispirato all’omonimo film di Bertolucci, a mettere in risalto la sua natura di riflessione, rapportata all’oggi, sul secolo che ci siamo lasciati alle spalle. L’intento è recuperare gli elementi e i valori del passato prossimo – anche se tragici – perchè non ne scompaia il ricordo e per un rilancio della lotta e dell’importanza di una presa di coscienza. A las barricadas, ad esempio, non è altro che un canto anarchico della Spagna libertaria riletto in una chiave attuale, quella dei problemi della globalizzazione e degli squilibri mondiali che sono conseguenza dalle aberrazioni dell’economia capitalistica. Visto che queste cose hanno ripercussioni sulla nostra vita di tutti i giorni, riteniamo doveroso dire la nostra e fare nel nostro piccolo da tramite tra chi ci segue e queste realtà sulle quali troppi, per superficialità o ignoranza, non si soffermano quasi mai.
(C) È innegabile che questi, dal punto di vista dell’impegno, siano anni assai bui, e che la presenza di qualche voce fuori coro è fondamentale perchè tutto ciò che è stato costruito, diciamo dalla Resistenza in poi, non crolli miseramente. Noi Modena City Ramblers ci sentiamo meno soli sapendo di poter contare su compagni di lotta al malcostume come la Casa del Vento, e ci dispiace di vedere in giro tanti artisti di qualità che potrebbero portare acqua a questo mulino ma che preferiscono essere vaghi, non prendere posizione. Personalmente, come musicista e come uomo, non riesco a dimenticare che il benessere del 20% del mondo pesa sulle spalle dell’80% dei poveracci che muoiono di fame: ballare, divertirsi, bere e far casino va benissimo, ma non è possibile chiudere gli occhi. Non fa nulla se sembra retorico, per me è così.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.439 del 24 aprile 2001

Advertisements
Categorie: interviste | Tag: , | Lascia un commento

Navigazione articolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

L'ultima Thule

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

8th of May

wild cats walk longer

Withnail e io

Il blog di Carlo Bordone

juveniledelinquentmusic

Hi NRG ROCK'N'ROLL!!!!!!!!!!!!!!!

BABYSNAKES di Massimo Del Papa

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

PELLEeCALAMAIO di Gianni Gardon

Parole in libertà: pensieri sparsi su ciò che mi ronza per la testa e ciò che mi gira attorno.

Nudespoonseuphoria's Blog

100 cover versions and a kitchen sink drama

Venerato Maestro Oppure

Il primo blog di Eddy Cilìa

BASTONATE

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: