Dangerhouse

Inutile dilungarsi più di tanto a introdurre una recensione dove tutto è spiegato benissimo. Basta dire che questo doppio CD, o ben più costoso cofanetto con quattordici 45 giri, è una delle più straordinarie testimonianze del punk storico, quello della seconda metà degli anni ‘70. Non è un’iperbole, fidatevi: qui c’è musica davvero eccezionale.
Dangerhouse copComplete Singles Collected (1977-1979) (Munster)
Attiva per neppure tre anni fra il 1977 e il 1979, la Dangerhouse Records è senza dubbio, a dispetto della pur relativa esiguità numerica delle sue produzioni, uno dei miti del primo punk: un album dello stravagante Black Randy, fondatore dell’etichetta assieme a David Brown (Screamers) e Pat Garrett (Randoms), il mezzo LP picture Yes L.A. – ovvero, la risposta della Città degli Angeli al No New York confezionato sull’altra costa degli Stati Uniti con le amorevoli cure di Brian Eno – e soprattutto quattordici 45 giri che, con minime eccezioni, meritano la qualifica di pietre miliari non solo della scena californiana ma del punk in senso lato. Ricordate come il da tempo defunto “Sounds” definì il debutto degli australiani Saints? Beh, quel magnifico “singolo della settimana (e di tutte le settimane)“ calzerebbe a pennello per parecchi dei 7 pollici marchiati dalla label di Los Angeles, dei quali viene ora finalmente proposta una “integrale”: doppio CD a una ventina di euro per quanti sono interessati solo alle canzoni, splendido box – ovviamente corredato di un corposo booklet pieno di note, foto e memorabilia – con le riproduzioni perfette dei preziosi vinili d’epoca per i cultori e i feticisti… che per aggiudicarsene una copia dovranno però sborsare un centinaio di euro (!) in più.
Formato (e spesa) a parte, è comunque un piacere senza fine ascoltare in sequenza queste trentaquattro gemme: gli esordi di X (gli unici ad avere poi avuto una carriera “di serie A”), Alley Cats e Avengers, le non meno formidabili seconde prove di altre piccole leggende come Weirdos e Dils, l’exploit rimasto purtroppo isolato dei Randoms (Let’s Get Rid Of New York è da Top 10 del ‘77), le notevolissime prove di Bags e Rhino 39, gli stili atipici del summenzionato Black Randy (l’inventore del punk-funk?), dei Deadbeats del produttore Geza X (art-punk stralunatissimo), degli Eyes (caratterizzati da una tastierina Sixties) e di quell’Howard Werth noto per la leadership degli Audience, per il lavoro con la Magic Band di Captain Beefheart e per aver rischiato di entrare nei Doors al posto di Jim Morrison. Nel complesso, difficile trovare altrove un così devastante concentrato di nichilismo, voglia di prendere a calci in culo il mondo, incoscienza e creatività tanto libera quanto selvaggia… e ‘sticazzi, mille volte ‘sticazzi se quasi tutti questi ragazzacci sono stati eroi solo dell’underground e/o per un solo fottuto giorno.
Tratto da Blow Up n.186 del novembre 2013

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Categorie: recensioni | Tag: | 1 commento

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Un pensiero su “Dangerhouse

  1. Ciao Federico,

    non sapevo assolutamente che Howard Werth fosse colui che nel 1971 aveva La Casa Sulla Collina .. 🙂

    grande compilation! Ho il volume 1 in vinile e il 2 in cd della Frontier, ma questa è veramente il massimo, adatta per una Fuga Dal Pianeta Terra!

    alley cat ugo

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