Alt-J

Negli ultimi tempi si è parlato un bel po‘ degli Alt-J, e questo mi ha indotto a recuperare dall‘archivio la recensione di un loro concerto del 2012. Questo, invece, è quanto ho scritto mesi fa a proposito del secondo album This Is All Yours, finito anche nell‘elenco dei miei quindici album preferiti dell‘anno scorso.

Alt-J copThis Is All Yours
(Infectious)
Nella tarda primavera del 2012, con il loro album d‘esordio An Awesome Wave, gli Alt-J avevano conquistato un posto di rilievo nelle gerarchie del nuovo indie-pop o come preferite chiamarlo, forti di un sound di notevole forza evocativa nel quale trame sintetiche piuttosto dilatate convivevano in modo personale con soluzioni più energiche. Una sintesi vincente anche e soprattutto grazie allo spessore del songwriting, che ha fruttato alla band di Leeds non solo il ”Mercury Prize” di due anni fa, ma anche un automatico, immediato primo gradino della classifica britannica per questa attesa seconda prova, pubblicata alla fine di settembre.
La bella notizia, tutt‘altro che scontata, è che This Is All Yours, al di là del prevedibile consenso commerciale, non ha affatto deluso sul piano artistico; nonostante le dimissioni del chitarrista/bassista Gwil Sainsbury, i quattordici brani (ottima bonus track compresa) rinnovano brillantissimamente l‘antica magia e, anzi, le conferiscono addirittura – così sembra, almeno – maggiore autorevolezza stilistica/melodica e maggiore profondità, avvolgendo in un abbraccio, peraltro non privo di scosse elettriche e ritmiche, di beat elettronici soffici e mai invadenti, di melodie persuasive, di fascinosi intrecci vocali. Un‘alchimia che ripropone in chiave attuale un gran numero di suggestioni antiche – da certo folk un po‘ stranito dei ‘60 e dei ‘70 all‘art-rock di scuola a new wave, fino al trip hop più languido e alla mai dimenticata Beta Band – e che si rivela sempre calda, appassionata, a tratti soulful, nonché impreziosita da testi poetici che affrontano anche temi impegnati e sviluppata in canzoni ispiratissime che hanno come unico limite qualche (più che comprensibile) autocitazione. Insomma, non si potrebbe chiedere di più. Non solo a tre ragazzetti inglesi che hanno appena iniziato a scrivere la loro storia, ma più o meno a chiunque faccia, oggi, musica.
Tratto da AudioReview n.357 del novembre 2014

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Categorie: recensioni | Tag: | 2 commenti

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2 pensieri su “Alt-J

  1. Anonimo

    Sono d’accordo anche se li ho conosciuti adesso, li ho appena assaggiati, ma una quarantina di minuti; sono di quel genere di ragazzi sonatori che ti portano nelle recchie vecchie cose miscelate (e per forza e grazie al cazzo ora che siamo nel 2015, a sessant’anni dal big bang del rock’n’roll per tralasciare il resto precedente solo per tagliar corto) e ti ripropongono il dilemma: ma perchè ci sono quelli che “niente di nuovo” ma ti fanno piacere (oppure no perchè non ti piace il genere ma avverti che sono ok) e quelli altrettanto ma che ti fanno incazzare? è puramente soggettivo, eppure talmente forte che quando riscontro percezioni simili alle mie in gente addetta ed esperta ho maggior conforto e quando il contrario ho maggior incazzatura (e raramente… anzi, mai! cambio parere, nemmeno quando, spesso, riascolto per rimettere in discussione la mia percezione).
    Insoma Alt-J robba bbona, detto da semplice vecchio ex consumatore massiccio, soddisfatto che l’esperto di sua fiducia abbia ancora una volta confortato le sue percezioni.

    • Tutto molto giusto. Credo però che, più che dalla soggettività, l’apprezzamento (o il non apprezzamento) dipenda dall‘esperienza. Quando hai ascoltato tanto, e con attenzione e passione, si dovrebbe essere in grado di capire cosa è buono e cosa no.

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