My Back Pages (4 – Nuovo Sound)

Per la quarta puntata della storia dell‘editoria musicale italiana, che seguiva quelle dedicate a Ciao 2001, Muzak e Gong, suddivisi lo spazio disponibile fra due testate a mio avviso non abbastanza importanti da meritare l‘intera rubrica di due pagine. Per il recuperlo qui su “L‘ultima Thule”, mi sembra sensato separarle.

Nuovo Sound copDopo Ciao 2001, Muzak e Gong, il nostro viaggio nella storia della stampa rock italiana non ha ancora abbandonato la prima metà degli anni ‘70. È infatti nel novembre 1974, appena un mese dopo l’apparizione in edicola di Gong, che vede la luce per la Sopi Editrice di Roma il numero 1 di Nuovo Sound, settimanale formato tabloid – 24 pagine, prezzo 250 lire – sulla copertina del quale fa bella mostra di sé un fotomontaggio con Robert Fripp nei panni di un Re (Cremisi, a dispetto del bianco/nero dell’immagine) e Bill Bruford in quelli del suo scudiero. All’interno, altri articoli su Traffic, Rolling Stones, Jethro Tull, Jorma Kaukonen, Weather Report, Amalia Rodriguez… ma anche New Trolls, Franco Simone, Luigi Tenco: una rivista a 360 gradi, persino più eclettica di Ciao 2001, con rubriche di classica, lirica, contemporanea, jazz, folk e altro, più alcune immancabili aperture a temi non musicali. Non si trattava, però, proprio di una novità assoluta: era invece la “reincarnazione” di un magazine esistito dall’ottobre 1972 al settembre 1974, Super Sound, che si presentava in tutto e per tutto (design della testata compreso) come un’imitazione del Melody Maker. Il centinaio di numeri confezionati dice di un giornale rivolto solo agli appassionati di rock (e “pop” italiano), non sempre impeccabile nella scrittura e qua e là incline a disamine pungenti, le cui ambizioni erano dichiarate da sottotitoli piuttosto tronfi (“La più grande guida musicale” nel primo anno, “La guida musicale più avanzata” nel secondo). Come già ricordato in altre occasioni, i giovani di quegli anni consideravano il rock (e dintorni) inscindibile dala sfera socio-politica, e un periodico consacrato solo ad artisti e dischi lamentava qualche carenza di appeal e rischiava una delle peggiori accuse che si potessero muovere all’epoca, quella di qualunquismo. Da qui, probabilmente, la decisione di rivedere il progetto, con l’obiettivo esplicito di seguire in parte le orme del più diffuso Ciao 2001: prima il nuovo nome (e un nuova, bruttissima testata, non a caso sostituita dopo quattordici uscite nel febbraio 1975) e l’introduzione del colore, e quindi, nel novembre 1975, il passaggio dall’ingombrante tabloid a un più usuale e pratico 21×30, con la seconda correzione alla testata (la parola “Sound” acquista netta prevalenza su “nuovo”). La testata cambierà ancora nel settembre 1976 e nel gennaio 1977, cioè poco prima e immediatamente dopo la conversione da settimanale a mensile, e nei successivi quasi cinque anni di vita – le pubblicazioni termineranno nel settembre 1981 – subirà altre lievi modifiche: una dimostrazione di “affanno” editoriale dovuto a vendite certo non memorabili, che troverà per forza di cose riscontro anche nella scelta degli argomenti. Se nel 1974/75 in copertina troneggiavano in prevalenza personaggi del calibro di King Crimson, Pete Seeger, Francesco De Gregori, Pete Townshend o Lou Reed (nonché Chet Baker, Gato Barbieri o il festival “Umbria Jazz”), il prosieguo della vicenda denota infatti quantomeno confusione (le copertine del dicembre 1975? Cocciante, Battisti, Pooh, Area) e, via via, strizzate d’occhio sempre più sfacciate al “commerciale”: Renato Zero (peraltro sostenuto fin dall’inizio, quando era poco più di un carneade), Claudio Baglioni, Miguel Bosè, Rettore, Gianni Togni e Pooh a iosa.
Riletti oggi, i Nuovo Sound fanno pensare a una versione più casereccia e di bocca buona di Ciao 2001: nulla per cui strapparsi i capelli, insomma, nonostante alcune interviste interessanti e la presenza di firme ai tempi reputate credibili (Sergio D’Alesio, Franco Schipani, Maurizio Baiata,  Aldo Bagli e soprattutto l’infaticabile Mauro Eusebi, che nel 1979 – si perdoni la digressione personale – mi permise di dormire nella vasca da bagno della sua camera d’hotel: la RCA aveva organizzato una trasferta a Parma per vedere Iggy Pop, ma l’ospitalità a suo carico era solo per i giornalisti affermati e il mio primo articolo sul Mucchio doveva ancora uscire). Più meritevole di attenzione, se vogliamo, fu il “side project” Best, collana di albi da 66 pagine (a 1.000 lire) ciascuno focalizzato su un genere specifico, con schede e fotografie dei principali esponenti: in un anno, fra la fine del 1976 e quella del 1977, ne furono approntati ben dodici su, fra gli altri, rock americano, rock e folk inglese, punk & heavy metal, beat e avanguardia, mentre più avanti vennero affrontati singoli artisti (John Lennon, Renato Zero, i soliti Pooh…). Il rigore latitava (nel “meglio del rock inglese”, tra Mike Oldfield e David Bowie, saltò fuori Amanda Lear…) e i testi erano inevitabilmente superficiali, ma in quei giorni in cui informarsi sulle realtà underground non era semplice, Best si rivelava parecchio utile: succitate pecche a parte, ad esempio, il numero sull’avanguardia mise in fila autentici alieni come Beaver & Krause, Wild Man Fischer, Third Ear Band, Embryo, Magma e Opus Avantra. Nulla che non si fosse già visto sulle pagine di Muzak, Gong e persino Ciao 2001, ma trovarli tutti assieme accanto ad Amon Düül, Ash Ra Tempel, Hawkwind, John Cale, Pearls Before Swine, High Tide, Fugs e tanti altri, oltretutto con un capellutissimo Battiato in copertina, fu qualcosa di rivoluzionario ed eccitante, se non addirittura un’epifania.
Tratto da Mucchio Extra n.38 dell‘estate 2012

Annunci
Categorie: articoli | Tag: | Lascia un commento

Navigazione articolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

L'ultima Thule

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

8th of May

wild cats walk longer

Withnail e io

Il blog di Carlo Bordone

juveniledelinquentmusic

Hi NRG ROCK'N'ROLL!!!!!!!!!!!!!!!

BABYSNAKES di Massimo Del Papa

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

PELLEeCALAMAIO di Gianni Gardon

Parole in libertà: pensieri sparsi su ciò che mi ronza per la testa e ciò che mi gira attorno.

Nudespoonseuphoria's Blog

100 cover versions and a kitchen sink drama

Venerato Maestro Oppure

Il primo blog di Eddy Cilìa

BASTONATE

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: