Alt-J – Toy (live ’12)

Grande il mio stupore nell‘apprendere che, pochi giorni fa, gli Alt-J hanno fatto il pienone al Forum di Assago, e che a giugno suoneranno al “Rock In Roma”: vai a capire per quale motivo il grande pubblico finisce a interessarsi di una band così, che è eccellente – a scanso di equivoci, il loro ultimo album figura persino nella mia playlist del 2014 – ma che non mi sembra affatto proporre musica “per le masse”. Si vede che sono considerati ancora più cool e sono diventati beniamini di gente che, quindi, li ama non in quanto “bravi” ma perché “alla moda”. Comunque, assistetti al concerto capitolino per (più o meno) pochi intimi alla fine del 2012, recandomi alcuni giorni dopo nello stesso club per lo show di un‘altra band britannica che, invece, si filano in assai meno (perché, evidentemente, non “trendy”). Ebbi così l‘idea di scrivere una recensione unica per entrambi, imbastendo un discorso basato su affinità e divergenze.
live Alt-J-Toy fotoCircolo degli Artisti
(Roma, 29 Novembre e 3 dicembre 2012)
Stessa nazionalità, stessa discografia di un solo album edito nel 2012, più o meno stesse attenzioni negli ambienti trendy (An Awesome Wave degli Alt-J ha però vinto il “Mercury Prize”, mentre Toy non ha avuto neppure una nomination). E poi, per quanto riguarda i due concerti: stessa città, stesso club, grossomodo stessa presenza di pubblico (un po’ di più per i primi, in verità, ma i secondi erano penalizzati dal lunedì) e purtroppo anche stessa scarsa durata dei set proposti: appena un’ora, ma l’esiguità dei repertori non avrebbe forse potuto consentire di più. Le affinità non terminano proprio qui, ma di sicuro gli spettacoli hanno offerto varie divergenze: a cominciare dallo stile, con gli Alt-J a intrecciare trame filo-elettroniche sospese e morbidamente catchy e i Toy a edificare muri di feedback la cui ispirazione shoegaze era sottilineata dal fatto che i chitarristi e il bassista si fissavano spesso i piedi. Conseguenti le reazioni delle platee: sorrisi e canti gioiosi da una parte, staticità pseudo-catatonica – accentuata dalle luci, policrome ma cupe – e mutismo pressoché assoluto dall’altra, quasi a voler ribadire come pop e r’n’r possano essere due cose separate e distinte.
Le sorprese, comunque, non sono mancate: al di là del coro ingaggiato in loco per introdurre la splendida Tessellate, gli Alt-J hanno colpito con la capacità di far rivivere ottimamente sul palco, facendo uso solo di suoni autentici e non posticci, le sfumature e le atmosfere create in studio; i Toy hanno invece impressionato con versioni compatte e grintose – ma non per questo impoverite sotto il profilo melodico – di brani che su disco vantano magari più estro ma risultano certo meno trascinanti. Ad accomunare i gruppi, la ritrosia a instaurare una comunicazione non solo musicale con gli spettatori, non per superbia ma per una sorta di timido imbarazzo di fronte agli entusiasmi suscitati. Dettagli che non inficiano il giudizio assolutamente positivo sulle esibizioni, (piccoli) eventi che andrebbero ricordati come tali anche se gli inglesini non confermassero, un domani, le aspettative di gloria fatte montare dall’hype. Il presente dice di due band dotate e credibili, e c’è da scommettere che nessuno di quanti si sono recati al Circolo degli Artisti ha rimpianto la manciata di euro spesi per il biglietto.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio 702 del gennaio 2013

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