The The

Rimango un po‘ basito nel realizzare che dopo Dusk, l‘album che costituì il pretesto per questa intervista di ventidue anni fa e che è generalmente reputato il migliore di Matt Johnson in arte The The, il Nostro me abbia pubblicati solo altri due, più due colonne sonore. Il recupero delle parole al tempo raccolte in un hotel romano può quindi servire da promemoria per quanti si fossero dimenticati dell‘artista britannico, o per stimolare la curiosità di chi, magari, al momento lo conosce solo di nome.

The The fotoMatt Johnson, in arte The The, non è più il ragazzino timido e taciturno che ebbi occasione di conoscere una decina di anni fa, quando divideva con una comune amica un piccolo appartamento londinese. È invece sicuro e disinvolto, a suo agio nel ruolo di chi è riuscito a vendere qualche milione di dischi senza scendere a compromessi troppo onerosi; e parla a ruota libera del suo ultimo, brillante Dusk, un‘altra gemma da consegnare ai cuori che non hanno paura della poesia pop estrosa e raffinata.
Perché “Dusk”, crepuscolo?
È una parola molto evocativa, che racchiude in sé dolcezza e oscurità. Il crepuscolo è quasi magico, come l‘autunno. Ti fa avvertire che c‘è qualcosa che muore e qualcos‘altro che nello stesso tempo nasce. È un‘opposizione di forze, un argomento che è presente nella maggior parte dei testi dell‘album: peccato e redenzione, amore e morte, uomo e donna, attrazione e repulsione. Un dualismo continuo, con il quale ognuno di noi è costretto a confrontarsi.
In Slow Emotion Replay canti “tutti sanno cosa c‘è di sbagliato nel mondo, ma io non so nemmeno quel che succede dentro di me”. È una critica a chi parla troppo, o semplicemente un invito a trovare in noi stessi le risposte ai problemi?
Penso che ogni rivoluzione, e dunque ognl evoluzione, debba svolgersi innanzitutto a livello individuale. Nessuno ha in tasca la giusta risposta per i problemi del mondo, la malattia è alla base. Pochi anni fa il popolo jugoslavo non avrebbe mai immaginato di vedere ragazze di sedici anni stuprate e uccise dai soldati del proprio paese, così come nessun italiano, inglese o americano crederebbe all‘ipotesi di una guerra civile nella sua nazione. Dietro il progresso e la civiltà, però, cova ancora l’antica barbarie, ed è impossibile prevedere dove e come essa esploderà. Per questo ritengo che sarebbe necessario cercare nel proprio intimo la forza e la fiducia per vincere il vero nemico, la paura: perché è la paura a mettere le persone le une contro le altre, è la paura che alimenta l‘odio e la rabbia, è la paura che fa scoppiare le guerre, e tutti dovrebbero assumersi la responsabilità di provare a scacciarla dalle rispettive vite. È un insegnamento che ci è dato anche dalla Storia: gli uomini che hanno cambiato il mondo con la violenza, fisica o morale che sia, hanno avuto un impatto fortissimo ma alla lunga sempre negativo sulla società, a differenza di quei pochi ~ mi riferisco a Ghandi, a Martin Luther King, a Malcolm X – che hanno cercato le soluzioni all‘interno dell‘anima.
Prima le tue canzoni erano più ricche di significati “politici”, mentre Dusk è dominato dal tema dell‘amore.
Sì, hai ragione. Però anche questa è politica, seppur trasferita sul piano personale. In ogni caso, mi sentivo di fare un disco cosi. Lo volevo davvero. e l‘ho fatto.
Ecco il Matt Johnson che non si può non amare, quello che segue solo le sue idee e non si cura del resto. A proposito, non ti sembra esagerato confezionare solo un album ogni tre anni, in un music-biz come l‘attuale dove chi si ferma un istante rischia di essere dimenticato?
Probabilmente, se ragionassi in termini commerciali e accettassi i consigli che mi vengono rivolti riguardo a mercato, promozione e immagine, otterrei un successo dieci volte maggiore di quello che ho, ma la cosa non mi interessa. Per i dischi preferisco ragionare in termini di qualità piuttosto che di quantità. Sì, forse dovrei essere più prolifico, ma in fondo ho solo trentuno anni. Ho ancora molto tempo davanti a me, e ora come ora preferisco acquisire esperienze, viaggiare, parlare con la gente. È importante avere una vita al di fuori della musica, che mi fornisca spunti e stimoli per comporre, e non è detto che l‘ispirazione si affievoiisca con l‘accrescere dell‘età: guarda Lou Reed, Neil Young, Leonard Cohen, che a cinquant‘anni hanno realizzato autentici capolavori.
Però hai avuto anche fortuna, ad arrivare dove sei arrivato senza quasi bisogno di venire a patti con le regole dell‘industria. Mi domando se agiresti nello stesso modo se improvvisamente smettessi di vendere.
È un‘eventualità da considerare, perché in questo campo non è mai possibile prevedere con certezza il futuro. Naturalmente spero che ci siano sempre abbastanza persone che trovino interessante quello che faccio, ma se la situazione dovesse mutare… boh, magari cambierei settore.
Dusk contiene le più belle canzoni pop che tu abbia mai scritto, e Dogs Of Lust ha un video molto d`effetto, piuttosto “psichedelico”.
Sono d’accordo sulle pop-songs, ma il video non voleva essere psichedelico. I miei rapporti con la psichedelia si fermano alle esperienze di droghe che ho avuto quand‘ero ragazzo.
Strano, ho sempre pensato che le tue canzoni nascondessero qualche velleità di allargare menti e coscienze.
Sì, questo senz’altro, ma non c’è nulla di pianificato. Non amo gli esercizi intellettuali, quel che creo scaturisce da un approccio del tutto istintivo.

Ragione al servizio dell’istinto, quindi: dev‘essere questo il “metodo nella follia” di Matt Johnson. La chiacchierata continua. e si scopre che il sodalizio con l‘ex-Smiths Johnny Marr affonda le sue radici in un‘antica amicizia, in ogni caso più importante del proficuo rapporto professionale esistente tra i due; che ll disco-chiave della vita di mr. The The è il White Album dei Beatles (prevedibile) e che le preferenze musicali del Nostro vanno oggi ai Public Enemy e a Stereo MC (meno prevedibile); che il progetto di tradurre in una pellicola le atmosfere di Dusk – sarebbe stato il terzo film, dopo gli apprezzatissimi Infected e The The Versus The World – è stato bocciato da una Epic in vena di economie; che Matt ama la Spagna e l‘Italia, e si considera “uno spirito latino intrappolato in un corpo anglosassone”. Quest‘ultima dichiarazione, in verità, non ci ha sorpreso: come avrebbe potuto, provenendo da una vera, irriducibile “burning blue soul”?
Tratto da Rumore n.13 del marzo 1993

 

 

 

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Categorie: interviste | Tag: | 2 commenti

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2 pensieri su “The The

  1. ”Soul Mining” e’ una delle cose piu’ incredibili che io abbia mai ascoltato ,pero’ non conosco molto di questo artista . ascoltero’ ”Dusk e altre cose..!!!

  2. overthewall91

    che bella intervista!

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