Fabi Silvestri Gazzè

Nell‘ambito della musica italiana di qualità, ma anche di (grande) successo, il sodalizio fra i tre cantautori romani è stato l‘evento dello scorso autunno, per quanto riguarda il disco a sei mani così come il relativo, applauditissimo tour. Difficile che il progetto abbia un futuro continuativo, anche se per il 22 maggio è stata fissata una data, a quanto pare unica, all‘Arena di Verona; nel frattempo, ora che sul trio sono spente le luci dei riflettori, mi fa piacere ricordarlo con quello che scrissi nello scorso settembre.

Fabi Silvestri Gazzè copIl padrone della festa (Columbia)
Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè si conoscono dai tempi dei (più o meno) simultanei esordi, una ventina di anni fa. Sono cresciuti nel giro del nuovo cantautorato romano dei ‘90, sono amici oltre che colleghi e tra le loro carriere esistono infinite interconnessioni, troppe per raccontarle qui. Finora era capitato che collaborassero a due a due ma non in tre, e questo incontro è dunque da salutare come un evento di rilievo: abbiamo del resto a che fare con artisti famosi, che pur giocando nella Serie A della musica tricolore hanno sempre battuto strade alternative al tipico pop di consumo, realizzando album personali e di notevole qualità autoriale. Quando di questo disco circolavano appena un paio di brani, fra gli addetti ai lavori si azzardavano paragoni con il “Banana Republic” di Dalla e De Gregori e con Crosby, Stills & Nash, ma al di là dei facili sensazionalismi il progetto – che vede i Nostri ugualmente protagonisti sul piano compositivo e interpretativo – era di quelli che non potevano non suscitare almeno (parecchia) curiosità.
Alla prova d‘ascolto, le dodici tracce de “Il padrone della festa” non deludono le aspettative degli ottimisti e, anzi, le soddisfano oltre le previsioni. Piuttosto varia ma fedele alla linea di un sound sostanzialmente elettroacustico, la scaletta scorre fluida tra frequenti alternanze al microfono e pregevolissime architetture strumentali e testuali, dando l‘idea di un sodalizio genuino e assai ispirato. Si tratta di pop italiano che va in classifica e passa sui network, certo, ma la banalità è messa al bando e l‘intelligenza, il gusto e la classe che affiorano (morbidamente) prorompenti dalle sue trame sono di caratura superiore. Provare per credere, magari nella stampa in doppio vinile che costa solo sette euro in più e valorizza la bellissima copertina.
Tratto da AudioReview n.356 dell‘ottobre 2014

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Categorie: recensioni | Tag: , | 6 commenti

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6 pensieri su “Fabi Silvestri Gazzè

  1. Gian Luigi Bona

    Preso ieri sera !
    Gran disco, adesso vorrei sapere qualcosa di più sulle carriere dei tre autori. Tenendo presente che ho “La Favola di Adamo e di Eva” e “Sotto Casa” cos’altro mi consigli di Max Gazzè ?
    Invece di Daniele Silvestri e di Fabi cosa dovrei avere ?
    Grazie in anticipo Federico !

    • Per quanto riguarda Gazzè (perdonami, ma la parola “Max” faccio fatica a scriverla), direi che puoi continuare con il terzo omonimo (quello con la faccia del cammello) e il quarto, “Ognuno fa quello che gli pare?”. Per Silvestri, direi “Prima di essere un uomo” e “Il dado”. Per Fabi, partirei da “Solo un uomo” e “La cura del tempo”. Però sono davvero sfumature, i dischi di tutti e tre sono almeno buoni.

  2. Gian Luigi Bona

    Ovviamente aspettavo il tuo consiglio per acquistare un disco che avevo già puntato. Molto spesso gli autori italiani (soprattutto se di successo !) vengono snobbati, per fortuna ci sei tu Federico.

  3. Li adoro tutti e tre singolarmente!! Vivendo all’estero in questi mesi non ho seguito il trio ma soprattutto non ho ascoltato l’album. Ero un po’ scettica al riguardo… Devo recuperare! 🙂

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