Soerba

Magari non li ricorda nessuno, ma è possibile – qualcosa di non bene identificato me lo fa ritenere – che i Soerba siano una band in qualche modo di culto; lo erano comunque fra il 1998 e il 2001, quando confezionarono quelli che sono rimasti i loro soli due veri album e parteciparono addirittura al Festival di Sanremo. A me piacevano e non me ne vergognavo, anche se il decalogo del rocker duro e puro mi avrebbe imposto di detestarli. Così li intervistai, pochissimo dopo la pubblicazione del loro esordio Playback.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAChe ognuno la pensi come vuole, ma a parere del sottoscritto l’esordio dei Soerba – Playback, edito dalla Mercury – è stato una delle più belle sorprese recentemente proposteci dal “pop d’autore” italiano: con le sue eteree miscele di ritmi ipnotici, armonie elettroniche, canto indolente e liriche surreali, il duo composto da Luca Urbani e Gabriele D’Amora evoca infatti suggestioni ormai quasi dimenticate, di sapore inequivocabilmente anni ‘80 – qualcosa tra i primi Depeche Mode e il Battiato de La voce del padrone – ma per forza di cose sviluppate con il sostegno di tecnologie moderne e attitudine solo fino a un certo punto rétro. Al di là dei pareri soggettivi, insomma, il discorso sull’ensemble monzese appariva meritevole di approfondimento: inutile dire che Luca e Gabriele sono stati ben lieti di assecondare le nostre indagini in merito.
Prima domanda tanto stupida quanto prevedibile: che diavolo significa Soerba?
La risposta, anche se meno prevedibile, è altrettanto stupida: nulla. Stavamo conversando, noi due e il nostro produttore (Morgan dei Bluvertigo, NdI), cercando di ipotizzare un nome per il gruppo, e qualcuno se ne è uscito con la frase “ci vorrebbe una cosa tipo…” e ha detto una parola che non era proprio Soerba ma aveva lo stesso suono. Qualcun altro ha capito Soerba, e alla fine è rimasto Soerba.
Quindi debbo desumere che in pratica, subito prima di avviare la realizzazione dell’album, eravate una sorta di entità virtuale.
Non proprio. Entrambi suonavamo assieme in un’altra band, e il nostro nuovo progetto si è evoluto, almeno a livello teorico, in parallelo alla passione di Gabriele per computer e registratori. Abbiamo iniziato a giocare con queste macchine, e quando il vecchio gruppo si è sciolto abbiamo proseguito i nostri “giochi” in modo più serio. Morgan ci segue da sempre, ci conoscevamo già da prima.
Con Morgan condividete questa passione ai limiti del morboso per gli anni ‘80: una cosa abbastanza strana, visto che quel periodo lo avete vissuto da giovanissimi.
A metà ‘80, quando abbiamo comprato i primi dischi, frequentavamo le scuole medie, e perciò i nostri ricordi di quei tempi sono comunque di prima mano. Magari alcuni dei protagonisti dell’epoca, tipo i Depeche Mode o i Cure, li abbiamo scoperti in un secondo tempo, ma ci hanno affascinato in modo tale da spingerci a cercare anche le loro vecchie cose e a documentarci sul loro passato. Però ci teniamo a precisare che dedicarci a musica derivata da quella dello scorso decennio ci viene assolutamente naturale: nei Soerba non c’è alcun intento revivalista, e il nostro obiettivo non è riprodurre fedelmente le formule sonore di dieci/quindici anni fa.
Anche il vostro approccio alla tecnologia è istintivo, oppure “studiate” parecchio?
In questo siamo diversi. Io (Luca, NdI) penso più che altro a comporre i pezzi, limitando al minimo indispensabile l’utilizzo di computer e tastiere; il vero esperto del campo è Gabriele, che aggiunge tutte le sue parti. Il compito di Morgan è invece quello di mettere un po’ d’ordine nell’insieme e lavorare sui suoni.
Tra i punti di forza di Playback ci sono di sicuro le liriche, sia per il modo bizzarro con il quale sono costruite e sia per come vengono cantate. Luca, tu che ne sei l’autore, cosa puoi dirci di più?
Nascono in maniera differente. Alcuni partono da una frase che mi gira in testa, magari suggeritami involontariamente da qualche amico, attorno alla quale invento il resto. Io scrivo del mondo che mi circonda, non vado oltre: I Am Happy, per fare un esempio, è stata una specie di reazione opposta all’atteggiamento forzatamente triste dei miei amici, che un giorno erano lì a lamentarsi collettivamente di come non si divertivano e di come si stavano rompendo le palle.
A proposito del pezzo, la strofa “mi sento più allegro quando ascolto una canzone senza spessore” riflette una situazione reale?
Sì, è così. Un pezzo come quello di Niccolò Fabi e Max Gazzé, che è davvero leggerino, mi mette allegria. Svegliarmi con una melodia facile nelle orecchie mi mette di buon umore.
Ma cos’è, per te, lo “spessore”?
Il contrario di leggerezza. Una canzone senza spessore è una canzoncina leggera, dove l’aggettivo può anche essere inteso tra virgolette.
Anche i Soerba sono senza spessore, o avete un “messaggio”?
No, i Soerba sono più “pesi”: è vero che i nostri testi sono infarciti di luoghi comuni, ma il loro utilizzo avviene in modo consapevole. Parlare di messaggio è forse eccessivo, diciamo che la nostra è una lotta a essere meno presuntuosi possibile, anche se poi qualcosa scappa comunque.
A giudicare dai primi segnali, i Soerba possono arrivare da qualche parte?
Finora l’unico indizio concreto è arrivato dalle radio: I Am Happy ha ottenuto molta programmazione, in qualche modo è una piccola hit. Tra l’altro è stato proprio questo brano a farci ottenere il contratto dalla Mercury: prima, pur avendo ascoltato tutti i nostri provini, non si erano mai sbilanciati.
Come intendete regolarvi per quanto riguarda l’aspetto live?
È una cosa alla quale teniamo parecchio. Per i concerti l’organico comprende anche Stefano Floriello, che faceva parte dei Rapsodia, alla batteria e al synth, e Raffaele Battista, chitarra e seconda voce. Il vero battesimo del palco, con un’esibizione della durata di un’ora, lo avremo a Riccione il 15 di agosto, quando ci esibiremo assieme a Mao e Bluvertigo.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.314 del 14 luglio 1998

Annunci
Categorie: interviste | Tag: | 1 commento

Navigazione articolo

Un pensiero su “Soerba

  1. Mh! Devo ripescarli… Per curiosità!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

L'ultima Thule

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

8th of May

wild cats walk longer

Withnail e io

Il blog di Carlo Bordone

juveniledelinquentmusic

Hi NRG ROCK'N'ROLL!!!!!!!!!!!!!!!

BABYSNAKES di Massimo Del Papa

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

PELLEeCALAMAIO di Gianni Gardon

Parole in libertà: pensieri sparsi su ciò che mi ronza per la testa e ciò che mi gira attorno.

Nudespoonseuphoria's Blog

100 cover versions and a kitchen sink drama

Venerato Maestro Oppure

Il primo blog di Eddy Cilìa

BASTONATE

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: