Smashing Pumpkins (live ’98)

Sono passati quasi diciassette anni dal giorno in cui salii su un treno diretto a Genova per assistere a un particolare concerto – lo scenario era davvero fuori dal comune – degli Smashing Pumpkins, nonché alla relativa conferenza stampa. Anche di quella ho in archivio un puntuale resoconto che presto o tardi recupererò, ma intanto ecco la recensione dell‘evento live (ascoltabile interamente qui, per chi fosse interessato).

live Smashing Pumpkins fotoPorto Antico (Genova, 16 maggio 1998)
Senza ombra di dubbio, un concerto diverso dal consueto: non solo per la particolare cornice scelta – una sorta di penisola artificiale protesa nelle acque del porto di Genova, con le luci della città a fare da suggestivo sfondo a quanto accadeva sul palco – ma anche per via di una scaletta composta per circa due terzi da brani non ancora editi su disco e dunque sconosciuti dagli spettatori. Un rischio? Forse sì, ma d’altronde Billy Corgan non ha mai avuto timore dei pericoli, così come l’audience degli Smashing Pumpkins ha sempre messo in mostra una sintonia pressoché perfetta con i pur cangianti umori dei loro beniamini.
Davanti a un paio di migliaia di giovani (e meno giovani) entusiasti e comprensibilmente emozionati, il gruppo di Chicago ha così offerto un’ampia ed efficace anteprima del nuovo Adore, inserendo qua e là nella scaletta brani già noti quali 1979, Tonight Tonight, Thru The Eyes Of Ruby ed una Bullet With Butterfly Wings meravigliosamente estremizzata e stravolta: uno spettacolo che si è protratto per quasi due ore in un susseguirsi di atmosfere moderatamente soffici e mai troppo melliflue che hanno esaltato – pur con soluzioni nel complesso più dure rispetto alle versioni di studio – l’intrigante bellezza di episodi quali Daphne Descends, Tear, Pug o Once Upon A Time. Oltre che dalla musica, comunque, l’attenzione dei presenti è stata catalizzata dalla figura di un Corgan del tutto calvo e vestito di nero, che ha comunque compensato l’inquietante cupezza del suo aspetto con atteggiamenti ironici e divertenti certo poco in linea con la sua public image di musone arrogante; allo stesso modo, non ha mancato di riscuotere consensi il look della biondissima D’Arcy, che ai pantaloni di pelle (neri), al rossetto (nero), al trucco (nero) che le cerchiava gli occhi e alle corna (nere) da diavolo accoppiava una camicetta (nera) dalle eloquenti trasparenze. Meno ostentata, infine, la presenza del chitarrista James Iha, preoccupato solo di trarre il meglio dal suo strumento (e anch’egli, comunque, nerissimo,dalla punta delle scarpe al cappello da desperado), mentre ben poco hanno concesso allo sguardo i due batteristi e il tastierista, la cui (insostituibile) funzione era per forza di cose soltanto di carattere musicale.
In tale tripudio di note positive, gli appunti riguardano solo qualche piccola scollatura tecnica, peraltro comprensibile in un tour che aveva appena preso il via, e il fatto che il palco fosse collocato in modo da compromettere seriamente la visione del concerto a una parte nemmeno tanto esigua del pubblico (pagante, e nemmeno poco). Fortuna che a dare in (legittime) escandescenze siano stati in pochi, e che la stragrande maggioranza abbia reagito all’ingiustizia cercando al massimo di arrampicarsi dove possibile… magari ringraziando anche il cielo che la pioggia, temutissima un po’ da tutti, avesse alla fine deciso di risparmiare l’evento.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.308 del 2 giugno 1998

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