U2 (live ’05)

In questi giorni, per ragioni di lavoro, mi è capitato di riascoltare alcuni dischi degli U2, fra i quali How To Dismantle An Atomic Bomb. Mi sono così ricordato di avere assistito, ormai quasi dieci anni, alla tappa romana del Vertigo Tour e di averne pure scritto una recensione al vetriolo nella quale sottotitolavo “Bono e compagni si sono confermati maestri di teatralità e ipnotismo di massa. Ma la musica?”. Rileggendola per riproporla, rimango solo stupito di un pur superficialissimo commento a proposito del disco di cui sopra, ovvero “album meno mediocre del solito”: perché, insomma, diciamo che fino ad Achtung Baby agli U2 non si può contestare praticamente nulla, e i tre lavori successivi – Zooropa, Pop e All That You Can‘t Leave Behind – mi paiono grossomodo assestati sullo stesso (mediocre) livello di How To Dismantle An Atomic Bomb.

live U2 fotoStadio Olimpico
(Roma, 23 luglio 2005)
È solo una questione di parametri. Se il valore di un concerto dipende dalle dimensioni del palco, dalla quantità di luci e di schermi TV che gli fanno da cornice, dalla lunghezza delle pedane che consentono agli artisti di addentrarsi fra il pubblico, dal numero degli spettatori e dalla forza dei loro applausi (pavloviani?), dalle vibrazioni date dal sentirsi parte di un rito collettivo, dall’enfasi retorica dei sermoni e dalla perfezione dei meccanismi spettacolari… allora gli U2 valgono senza dubbio il prezzo (pur esoso) del biglietto, come certi film di fantascienza con effetti speciali da milioni di dollari. Se a un live set si chiedono invece emozioni semplici e genuine, note e parole che toccano il cuore nel profondo e soluzioni sceniche che servono a render più preziosa la musica e non a nasconderne le criticità, l’ultimo tour dei quattro irlandesi – non diversamente, a dire il vero, da quelli che l’hanno preceduto negli ultimi quindici anni e oltre – sarà risultato irritante. Le aspettative create da un album meno mediocre del solito si sono infatti dissolte in rigide pianificazioni a tavolino di ogni dettaglio, in pose ostentate e prive di qualsivoglia naturalezza, in sterili pirotecnie, in una scaletta straripante di classici eseguiti senza alcun sacro furore.
Nulla di memorabile sotto il cielo della Capitale in un Olimpico gremito in ogni ordine di posti, a meno che non si voglia considerare tale l’autocelebrazione di un mito (logoro) che si fonda sul ricordo di antichi splendori, sull’efficacia del marketing e sul carisma di un miliardario quarantacinquenne che si spaccia per (o che crede sul serio di essere) la reincarnazione in chiave rock’n’roll – rock’n’roll? Ah, questa è bella! – del Mahatma Gandhi. “Make Bono history”, recita il geniale slogan coniato dai detrattori: doveroso sottoscriverlo, magari non limitandolo al “Preacher” ma estendendolo ai suoi tre peraltro meno insopportabili compari.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.615 dell‘ottobre 2005

Annunci
Categorie: recensioni live | Tag: | 17 commenti

Navigazione articolo

17 pensieri su “U2 (live ’05)

  1. Maudit

    Ecco, mi sono confuso di nuovo. Inutile dire che sono d’accordo con te (a questo punto ti dò il “tu”) sulla disamina a proposito del modus operandi di un buon speaker radiofonico, ed è il motivo per cui Stereo Notte rappresentava – e rappresenta ancora, seppur con meno di quella magia quando c’eri tu alla conduzione – un rifugio sicuro in cui ascoltare musica di altà qualità e scoprire (o riscoprire) artisti e band. Guardando qua e là le liste proposte dagli artisti italiani mi è tornato alla mente qualche altro nome scoperto in qualche sabato notte: molto eterogeneamente, gli Husker Du, i Pogues, gli Afghan Whigs, i Sonic Youth, per esempio. Seppure non siano esattamente in cima alla lista dei miei ascolti, conoscerli mi ha fatto scoprire nuove sonorità e nuovi stili che fino ad allora ignoravo del tutto o conoscevo solo di nome.

  2. Maudit

    Le “ragioni di lavoro” immagino siano quelle che l’hanno portata a scrivere quelle due belle recensioni (di October e How to dismantle an atomic bomb) sull’ultimo numero di Classic Rock Lifestyle.
    In merito all’articolo, concordo con lei “su tutta la linea”, come suol dirsi: a partire da Pop, non sono più gli U2 che ho amato, con cui sono cresciuto e che hanno rappresentato la mia iniziazione al sacro fuoco della musica rock, ma solo un carrozzone che ha in più occasioni superato i limiti del patetico. Ascolto oggi una Wire, una Like a song, una Bullet the blue sky e mi chiedo come possano essere gli stessi che ora confezionano quel rockettino/poppettino all’acqua di rose con cui stanno di recente riempiendo le radio e gli i-phone (siamo arrivati a anche a questo).
    In ultimo, ma non ultimo per importanza, mi permetta di rivolgerle un affettuoso, sentitissimo e riconoscente “GRAZIE”: ascoltandola puntualmente ogni sabato notte dai mitici microfoni di Stereo Notte ho ampliato a dismisura la mia cultura musicale. Non si contano infatti i gruppi e gli artisti che mi ha permesso di conoscere, approfondire e apprezzare (cito qualche nome sparso, senza pretesa di esaustività e saltando da un genere all’altro: Screaming Trees, Pendragon, Rush, Diaframma, Green On Red, Saxon, Steve Hackett solista, e tanti, tantissimi altri). Non dimenticherò mai una puntata – se non erro risalente al 2009 – in cui, in compagnia dei Manetti Bros, realizzò uno speciale sul metal che è rimasto negli annali!
    P.S. Mi scusi per la lunghezza, ma ci tenevo a dirle tutto.
    P.P.S. Dal mio nome saprà di certo risalire al mio gruppo preferito…:-)

    • Grazie, ma forse mi confondi (in parte, eh) con qualcun altro. Verissimo che a Stereonotte facevo trasmissioni estremamente varie a livello stilistico, visto che come ascoltatore sono molto eclettico, ma escludo di aver trasmesso Steve Hackett o i Pendragon. Tutti gli altri, invece sì. E di sicuro, con i Manetti Bros non ero io, bensì il mio amico John Vignola. Di Stereonotte ho comunque condotto un centinaio di puntate fra il 2005 e il 2010, e quindi mi avrai certamente ascoltato spesso.

      • Maudit

        Conta poco, l’importante è che sia stato possibile farmi una solida cultura musicale grazie ai suoi passaggi in radio. Ricordo distintamente che ad un certo punto della notte c’erano due ore “tematiche”, con la trasmissione di canzoni che contenessero, nel titolo, una determinata parola. Ricordo ancora di aver scoperto due grandi gruppi italiani, i Calibro 35 e i Bud Spencer Blues Explosion, grazie alle interviste che realizzò a loro, sempre a Stereonotte, interviste seguite dall’esibizione live negli studi Rai.
        MI scuso se dovessi ancora una volta confonderla con qualcun altro.
        P.S. Mi piaceva tantissimo la formula che usava quando lanciava il numero per inviare gli sms : “Per chi volesse comunicare con noi”… Giuro, sembrerà singolare, ma quella frase così sobria e rassicurante, in un mondo dei media sempre più “urlato”, era un piacevolissimo sprazzo di gentilezza e cortesia.

      • Il “per chi volesse comunicare con noi” era la mia formula, sì. Invece, io non ho mai fatto suonare nessuno dal vivo in studio, ma ci ho portato decine e decine di musicisti con le loro “scalette del cuore”, come puoi vedere qui: https://lultimathule.wordpress.com/2013/02/23/il-rock-italiano-a-stereonotte/
        Sono per la radio che parla e che comunica (sobria e rassicurante, come dici tu). Credo in un conduttore che sa cosa trasmettere, cosa dire e come dirlo, e che non ha bisogno di riempire le trasmissioni di ospiti (spesso improbabili, ma serve a mantenere i contatti), di live (che spesso fanno cagare), di chiacchiere inutili. Per come la vedo io, una voce, una manciata di bei dischi e le parole giuste per presentarli sono più che sufficienti, ma chissà chi e chissà perché ha deciso che sensazionalismi, (presunte) spiritosaggini, invitati più o meno casuali e “caciara” siano meglio.

  3. Marcello

    Premesso che per me i loro dischi fino al 1984 sono tutti assolutamente intoccabili, Il problema degli U2 è che Bono si sia preso troppo sul serio e i suoi compari non fanno molto per rendersi più sopportabili, tutto lì.
    E’ successo ai tempi di Rattle and Hum (una cosa inascoltabile), è successo dopo Achtung Baby (producendo Zooropa), è successo definitivamente dopo Pop (che non capisco perchè abbia così tanti detrattori, io lo trovo il loro ultimo disco buono).
    Ed è un peccato tra l’altro pensare che nell’ultimo disco lui abbia anche ritrovato una voce pazzesca, a sentire Every Breaking Wave solo piano e voce, senza quell’orrida sovraproduzione di Danger Mouse, viene quasi da incazzarsi per queste occasioni sprecate

  4. Guarda, sono stata una fan negli u2 in un età che non era appropriata. Piansi, ma non enbi ilnpermesso di andare al concerto degi U2 all aeroporto di Roma (ricordi quale vero?). Di recente, in seguito alle polemiche acaturite dal loro rapporto con la apple, ho dovuto ammettere che Bono non ha saputo migliorarsi. Contrariamente a tanti suoi colleghi che hanno studiato e proposto nuove sonorità, i suoi ultimi dischi sono tutti uguali: copie mediocri dei loro stessi grandi successi d’un tempo. Sob! Sigh!

    • Sì, ricordo, il Pop Mart Tour… ma ricordo con più piacere quello del 1987 (con Supporto Lone Justice, B.A.D. e Pretenders) e quello del 1993 (supporto Pearl Jam). Quello del 1997 fu spettacolare, ma era già una baracconata. Riserva gli eventuali rimpianti per non aver seguito la band degli anni ’80… 🙂

      • fabio

        ciao a tutti. non sono completamento d’accordo su quanto detto. per me POP è un più di un buon disco e NO LINE ON THE HORIZON è da tenere in considerazione. L’elevation tour del 2001 a Torino è stato uno dei più bei concerti che abbia assistito(al contrario del vertigo tour di Milano)…..
        Secondo me tutti i giudizi di oggi sono dati per il 90% solo per la personalità di Bono…

      • Sì, forse è vero. Se Bono fosse meno insopportabile, ci sarebbe maggiore indulgenza. Poi, certo, che siano comunque decaduti è difficile da negare.

      • Ne ho eccome!! 🙂

  5. Sciabar

    Concordo con Federico, gli album immediatamente successivi ad “Achtung Baby” contengono alcuni buoni pezzi ma il fuoco che li aveva resi mitici si e’ spento…suona tutto un po’ di maniera.

  6. Sì, non nego che ci sia un po’ di accanimento. È vero che hanno fatto ottime canzoni anche dopo “Achtung Baby’, ma… come dire?… sono proprio loro, e Bono in primis, a essere diventati insopportabili. La parodia di tutto quello in cui gli U2 degli inizi sembravano voler essere, al punto che un sacco di gente – io fra loro – li considerava una specie di simbolo, qualcosa in cui credere. Fessi noi, certo, ma per me un paio di manciate di pur buone canzoni significano poco, quando non ci senti dentro qualcosa di autentico.

  7. MassimoSarno

    Francamente questi commenti così negativi, anche da parte tua, mi sembrano esagerati ; che la carriera degli U2 negli anni 90 non eguagli i risultati conseguiti nel decennio prececente è un dato di fatto ; ma fra ZOOROPA (Stay, Zooropa, Numb, Dirty day, The wanderer, Daddy’s gonna pay for your crashed car) e POP (If God send his angels, Staring at the sun, Please, Gone, Wake up dead man) si possono rintracciare, a mio parere, almeno una decina di grandi canzoni. In numero sufficiente, io credo, per confutare l’idea di dischi mediocri. Effettivamente , dal disco successivo, inizia il declino di un gruppo troppo preoccupato di tornare al suo stile più “antico”.

  8. Il gruppo più sopravvalutato di sempre, la “grande truffa dello show business”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

L'ultima Thule

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

8th of May

wild cats walk longer

Withnail e io

Il blog di Carlo Bordone

juveniledelinquentmusic

Hi NRG ROCK'N'ROLL!!!!!!!!!!!!!!!

BABYSNAKES di Massimo Del Papa

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

PELLEeCALAMAIO di Gianni Gardon

Parole in libertà: pensieri sparsi su ciò che mi ronza per la testa e ciò che mi gira attorno.

Nudespoonseuphoria's Blog

100 cover versions and a kitchen sink drama

Venerato Maestro Oppure

Il primo blog di Eddy Cilìa

BASTONATE

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: