Luigi Tenco (riletto)

Risale a oltre tredici anni fa questo tributo al grande Luigi Tenco, del quale nel 2011 è uscito un secondo volume sempre marchiato Lilium, Sulle labbra di un altro. Rimane un lavoro più che meritevole, del quale ripropongo ora con piacere la recensione.

tributo Tenco copCome fiori in mare (Lilium)
Iniziativa lodevole, quella di dedicare un tributo a Luigi Tenco, a ormai quasi trentacinque anni dalla scomparsa. Lodevole non solo perché riporta in modo insolito l’attenzione, rimasta peraltro viva soprattutto grazie al Premio a lui intitolato, su una delle figure più carismatiche della canzone d’autore italiana dei ‘60, ma anche perché costituisce una bella e interessante occasione di incontro tra generazioni e mondi creativi solo in teoria lontani e invece accomunati quantomeno dalla sensibilità di apprezzare la poetica dello sfortunato musicista e dalla capacità di offrirne interpretazioni più o meno modernizzate e/o valide sul piano “estetico”. Non c’è dunque da stupirsi che al progetto – ideato da Enzo Onorato della Lilium e portato avanti con il contributo pratico/artistico di Marialaura Giulietti e GianCarlo Onorato – abbiano aderito solisti e gruppi di ogni genere, così come è logico che non sempre dall’impegno e dal sentimento (genuino, si spera) profusi nelle sedici riletture siano derivate performance davvero memorabili: considerata la “difficoltà” e il particolare equilibrio melodico dei brani di Tenco, non è infatti scontato che i tentativi di personalizzarli – che molti hanno comunque con coraggio messo in atto – siano automaticamente baciati dal successo.
Tra le vette dell’album, almeno a parere di chi scrive, vanno citate la suggestiva versione elettronica di Amore, amore mio degli Ashes (nella circostanza, il techno-guru Eraldo Bernocchi e Raiz degli Almamegretta), la leggiadra e assieme cruda Io vorrei essere là di Stefano Giaccone, la rockeggiante Ragazzo mio di Ivano Fossati, l’enfatica e “folk” Ognuno è libero de Il Parto delle Nuvole Pesanti, l’ombrosa e drammatica Come le altre (il testo è di Boris Vian) di GianCarlo Onorato e le stralunate e dissonanti Se potessi amore mio di Marco Parente e Vedrai vedrai/Un giorno dopo l’altro di John De Leo dei Quintorigo (con recitazione finale di Stefano Benni); onesti, e coerenti con i percorsi di chi li ha resi propri, risultano poi gli episodi di Lalli, La Crus, Giulio Casale degli Estra, Roy Paci & Aretuska (con Meg dei 99 Posse) e l’esordiente Giovanni D’Anna, mentre le proposte di Teresa De Sio, Mario Congiu, y:dk e J.A.P. soffrono purtroppo di “disarmonie” nelle trame canore. Il livello globale della raccolta è in ogni caso elevato, e non ci sono dubbi sul fatto che quanti vorranno accostarvisi ne ricaveranno ampie soddisfazioni. Nonché l’incentivo a (ri)scoprire il repertorio originale, composto da sofferte canzoni d’amore e vibranti inni di protesta che ancora oggi lasciano il segno. Profondamente.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.463 del 20 novembre 2001

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