Deniz Tek

Questa intervista fa il paio con quella – riesumata la scorsa settimana – che ha per protagonista Rob Younger. Le separano una decina d’anni, ma non conta: certi musicisti, così come certe formule musicali, sono senza tempo. Dunque, prima il cantante e poi il chitarrista dei Radio Birdman… della cui reunion ebbi notizia certa proprio dal secondo durante la chiacchierata qui a seguire; chiacchierata alla quale ho riattaccato le tre domande all‘epoca purtroppo saltate in fase di impaginazione.

Tek fotoAlla pari del suo vecchio compagno d‘avventura Rob Younger, Deniz Tek è una figura-chiave della scena australiana degli ultimi vent‘anni, e i suoi trascorsi in straordinarie cult-band quali Radio Birdman, Visitors e New Race, uniti alla sua brillantissima verve compositiva e chitarristica, gli hanno assicurato l’eterna venerazione degli aficionados del r‘n‘r in bilico tra il Detroit-sound di Stooges e MC5 e il miglior “punk” stradaiolo dei mid-Seventies. Gli eventuali scettici potranno comunque verificare la fondatezza di tali affermazioni assistendo agli imminenti concerti italiani del Deniz Tek Group: un ensemble di elevatissima caratura composto, oltre che dal leader (nel ruolo di chitarrista e cantante), da Kent Steedman (Celibate Rifles) alla chitarra, Jim Dickson (Barracudas, New Christs) al basso e Nik Rieth alla batteria, con la probabile partecipazione speciale di Pip Hoyle (Radio Birdman) alle tastiere. Per molti di noi un evento memorabile, che abbiamo pensato di sottolineare pubblicando il resoconto di una conversazione con Deniz, raggiunto telefonicamente nella quiete di quel Montana dove oggi vive.
Sei stato fuori dalle scene per una decina di anni. Cosa hai fatto, e cosa ti ha spinto a tornare al rock‘n‘roll?
Esercitavo le professioni di medico e pilota nel corpo dei Marines, partecipando a varie missioni in giro per il mondo. Insomma, non proprio una vita “normale”. Poi, abbandonati gli ambienti militari, Chris Masuak mi ha contattato per suonare la chitarra in Moronic Inferno, l‘ultimo album degli Hitmen: ci siamo incontrati a Houston, abbiamo bevuto assieme e superato tutte le nostre vecchie incomprensioni. Mi sono divertito molto e mi sono ricordato di quello che è davvero importante nella vita.
Però non sembri avere ben deciso il tuo indirizzo stilistico, viste le differenze esistenti tra i tuoi due album.
Take It To The Vertical è stato registrato senza distorsioni: l‘intento era quello di enfatizzare, con suoni di chitarra molto puliti, il songwriting e i testi. Outside, invece, è stato inciso live in studio, con ampio uso di distorsione. È diverso dal suo predecessore ma non necessariamente più riuscito, almeno dal mio punto di vista. Credo che nella mia carriera ci sia spazio per tutti e due i generi, è importante che la mente sia aperta a più musiche e possibilità espressive.
Sì, d‘accordo, ma episodi come il Blood From A Stone di Outside sono imbattibili.
È questione di gusti. Blood From A Stone, comunque, è anche uno dei miei brani preferiti. Parla di tenacia e vittoria a dispetto di enormi ostacoli: la prima strofa è incentrata sulla lotta personale di Captain Beefheart e la seconda su una leggenda indiana, mentre nel mezzo c‘è un surf strumentale.
Non è la prima volta. Le tue vecchie esperienze pesano molto su ciò che fai adesso?
Si, ma non e un problema. Mi sento libero da condizionamenti, anche perche posso destreggiarmi fra tre situazioni diverse: se mi va di suonare rock aggressivo come quello di Outside c‘è il Deniz Tek Group, se voglio azzardare sperimentazioni ho una band chiamata Optimator, e se invece desidero riesumare il passato ci sono sempre i Radio Birdman.
Quindi è vero che vi siete riformati!
La vecchia bestia è di nuovo in vita ed è ancora molto pericolosa. Su quattro concerti, due sono stati grandi, uno nella media e uno pessimo. Al repertorio d‘epoca abbiamo aggiunto qualche pezzo nuovo, e a volte gli show sono arrivati a sfiorare le due ore di durata. Abbiamo avuto problemi di surriscaldamento degli amplificatori a causa della troppa energia, e spesso la determinazione e la carica di Rob ci hanno letteralmente travolto. Per quanto riguarda me, ho provato un‘immensa gioia a incrociare la chitarra con Wayne Kramer: è successo al Palace di Melbourne, in T.V. Eye. Se tutto procederà secondo i piani, attendetevi un tour europeo per il prossimo gennaio.
Tornando a te, non trovi che il tuo stile canoro somigli parecchio a quello di Rob Younger?
Non sei il primo a fare questa ossevazione. Credo che derivi dal tanto lavoro svolto assieme nel corso degli anni, se ci pensi accade a molti altri gruppi; ti sei mai accorto, ad esempio, di quante somiglianze ci siano fra Pete Townshed e Roger Daltrey. Comunque, come sai, prima dei Radio Birdman io cantavo in un‘altra band… penso che Rob abbia preso qualcosa da me e io qualcos‘altro da lui, e ci siamo incontrati nel mezzo.
Cosa dobbiamo aspettarci dal terzo album del Deniz Tek Group?
Un po‘ di sorprese. Le canzoni sono più varie, c‘è un maggior coinvolgimento dei miei compagni e Ken canta anche qualcosa. Il suono della batteria e la voce sono parecchio migliorati, abbiamo inserito parecchie percussioni, poliritmie e tonalità oblique. Uscirà in estate, il titolo provvisorio è La bonne route.
Un‘ultima cosa: per il tour che sta per partire, attingerete anche nel repertorio dei Radio Birdman?
Visto che siamo di nuovo in pista, preferisco lasciargli i loro pezzi…
Tratto da Rumore n.54/55 del luglio/agosto 1996

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