La notte nera

Dopo averne pubblicate oltre cinquanta, nel mio archivio le recensioni dei DVD cominciano a scarseggiare. Quindi, per il 2015, all‘ormai tradizionale DVD del weekend si alterneranno “libri del weekend” e, come oggi, “concerti del weekend”. A dir la verità, ho sempre pensato che recensire sulle riviste i concerti ai quali si è assistito, soprattutto se di artisti stranieri che chissà quando sarebbero ricapitati in Italia (e che, nel caso, l‘avrebbero fatto con uno spettacolo diverso), non avesse senso; altra questione, oggi, recensire subito in Internet la prima data di un tour, fornendo così un servizio utile (nonostante gli inevitabili spoiler) a quanti fossero indecisi se andare a una delle tappe successive, o volessero solo avere anticipazioni sulla serata alla quale avevano già deciso di assistere.
Comunque sia, di esibizioni mi è toccato recensirne a pacchi, e poiché in questi due anni di blog ne ho recuperate davvero pochine (Jeff Buckley, Sunn O))) e Social Distortion sicuri, e per il resto… boh), cambio registro. Quelle che in tempo reale erano più o meno resoconti fini a se stessi sono ora, in qualche modo, testimonianze storiche. Comincio da questa serata di otto anni fa, dal titolo assai significativo.

La notte nera fotoGiardini di Mirò, De Rosa, Mogwai (Ostia, 7 settembre 2006)
Fa un curioso effetto realizzare che, nella Capitale, gli unici spazi solitamente adibiti (anche) a “rock e dintorni” capaci di garantire un ascolto perfetto sono l’Auditorium e il Teatro Antico: da una parte la struttura modernissima e complessa frutto dell’ingegno di Renzo Piano e dall’altra quella semplice ma non meno geniale voluta da Augusto in epoca precristiana. Non che nel mezzo ci siano stati duemila anni di barbarie acustica, ma questa è la situazione reale: a Roma, per concerti di medio richiamo, non esiste nulla di meglio, ed è confortante riscontrare come le due location ospitino spesso eventi più o meno “di culto”. Eventi come quello del 7 settembre, che ha letteralmente rapito i millecinquecento spettatori inanellando circa tre ore di musica visionaria e fascinosa, nemmeno tanto “scura” come il titolo dello spettacolo – una risposta in anticipo alla Notte bianca svoltasi da lì a quarantott’ore – poteva far supporre.
Hanno aperto, un po’ a sorpresa, i Giardini di Mirò, che quantomeno per notorietà ed esperienza avrebbero meritato il secondo posto in scaletta: un set solido e molto efficace per un’amalgama strumentale sospesa tra post-rock e shoegaze, quasi privo di cadute di tensione (migliorabili, magari, i cantati) e reso ancor più stimolante dalla presenza di alcuni ottimi episodi del prossimo album, previsto per l’inizio del 2007. Del palco si sono poi appropriati i De Rosa, ultima scoperta della Chemikal Underground, gradevoli nelle loro elaborazioni in chiave indie di schemi cari alla new wave britannica dei primi ‘80: devono crescere e acquisire autorevolezza, ma la loro naïvete e la bontà di certi spunti melodici sembrano essere buone garanzie per il domani. Da togliere il fiato, in chiusura, i Mogwai, forti di una notevolissima coesione sonora e di uno straordinario impatto fisico-cerebrale, il tutto esaltato da un light-show accecante-ipnotico: un’ora e mezza di rock avvolgente e vorticoso, un’eccezionale sequenza di brani a dispetto delle inevitabili omissioni di un tot di classici della band scozzese e la netta sensazione di avere assistito a qualcosa di davvero speciale, anche grazie alla foschia che verso la fine ha avvolto musicisti, platea e gradinate in un surreale e appassionato abbraccio caldo-umido.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.627 dell‘ottobre 2006

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