The Residents

Due brevi articoli di diciassette anni fa, scritti a corredo di un altro parecchio più esteso – ma non mio – dedicato alla mitica band californiana in occasione dell‘uscita del box antologico Our Tired, Our Poor, Our Huddled Masses. Il primo è una specie di bignamino, il secondo un approfondimento sui prodotti audiovisivi e multimediali, argomento in parte ripreso qui.
Residents copUn‘ipotesi di guida all‘ascolto
A quanti volessero approfondire i discorsi pur largamente accennati nel cofanetto Our Tired, Our Poor, Our Huddled Masses e non si sentissero ancora pronti per escursioni in ambito interattivo/multimediale, la discografia dei Residents offre un campionario tanto sterminato quanto stupefacente di pur astruse piacevolezze. Volendo limitare al massimo i “consigli per gli acquisti”, ecco un piccolo elenco di album – tutti usciti su etichetta Ralph – che ogni aspirante cultore della band non può proprio permettersi di non conoscere.
Meet The Residents (1974). Omaggio-oltraggio ai Beatles – vedi copertina originale, poi ritirata dal commercio – all‘insegna di suoni scarni e allucinati, causticamente/genialmente demenziali. Nemmeno Frank Zappa era mai arrivato a tanto.
The Third Reich‘n‘Roll (1976). Versioni stravolte e per lo più irriconoscibili di noti classici dei Sixties, elaborati – per attenersi alla definizione dell‘ensemble – “in chiave semi-fonetica”.
Duck Stab/Buster & Glen (1978). Il lavoro più “accessibile” dei primi Residents, che racchiude uno storico 7“EP del 1977 (Duck Stab) e svariati inediti. Forse il disco più indicato per l‘approccio iniziale con la band, non fosse altro per la presenza di episodi pop – il termine va comunque preso con le molle – quali Blue Rosebuds, Bach Is Dead e il mitico Costantinople.
VV.AA – Subterranean Modern (1979). Raccolta incentrata sulla riproposizione della storica I Left My Heart In San Francisco. Oltre ai Nostri, vi compaiono Chrome, Tuxedomoon e MX80 Sound.
Snakefinger – Chewing Hides The Sound (1979). Composto, prodotto e arrangiato dai Residents e dal loro chitarrista Philip “Snakefinger” Lithman. È rock, non c’è dubbio, anche se sembra un po‘ strano definirlo tale: un ascolto basta a far capire perché.
The Commercial Album (1980). Quaranta canzoni (?) da un minuto esatto ciascuna, concepite come altrettanti spot pubblicitari. C‘è bisogno di commento?
George & James (1984). Primo capitolo di un progetto di rilettura “parodistica” della musica americana contemporanea, con i riflettori puntati su George Gershwin e James Brown. Gli faranno seguito i volumi incentrati su Hank Williams e John Philip Sousa (Stars & Hank Forever, 1986) ed Elvis Presley (The King & The Eye, Enigma/Torso 1989).
Residents fotoOltre il muro del suono
Sono sempre stati al passo con i tempi i Residents. Anzi, a ben vedere, i tempi li hanno addirittura precorsi, aderendo alla Fede multimediale prima ancora che il termine venisse codificato e mettendo in luce fin dai loro esordi una accesa curiosità creativa verso (quasi) ogni espressione artistica bizzarra e destabilizzante al limite dell‘alieno. Una prova tangibile di come i quattro stregoni di San Francisco abbiano sempre giocato d’anticipo sulle tendenze di là a venire è costituita da Video Voodoo, nastro VHS assemblato nella seconda metà degli anni ‘80 – in occasione di un “tredicesimo anniversario” sensato più o meno come le feste di non-compleanno care a Lewis Carroll – che raccoglie otto clip realizzati tra il 1972 (!!) e il 1986: riuscitissimi esperimenti di comunicazione audio-visiva tanto eccentrici quanto geniali, che attraverso intrecci di citazioni più o meno criptiche, gusto ludico, dissacrante umorismo e accorto bilanciamento di senso e non-sens sono in grado di chiarire ad eventuali scettici come quello dei Residents sia un progetto estetico-sonoro racchiuso tra coordinate elastiche ma ben determinate e non lo scherzo (pur brillante) di una congrega di studenti in vena di goliardie (per la cronaca, i momenti più incisivi sembrano essere The Third Reich‘n‘Roll e i quattro brevissimi One Minute Movies).
Non pago di avere preannunziato l‘era della videomusica, l‘ensemble è anche stato tra i primissimi a comprendere e sfruttare al meglio quanto offerto dalla moderna tecnologia nel campo dell‘interattività applicata al suono. Precedendo tutti i più blasonati “colleghi”, i Residenti si sono infatti impegnati nella realizzazione di CD-rom, producendo opere che non hanno mancato di conquistare i maggiori esperti del settore (dal già ottimo Freak Show del 1993 alla psico-avventura Bad Day On The Midway del 1995, fino allo stupefacente Gingerbread Man dello stesso anno); una “nuova frontiera” i cui confini, con il sostegno di quelle buone idee che ai Nostri non sono mai mancate, potrebbero rivelarsi ancor più ampi di quanto oggi azzardato dalle previsioni anche più ottimistiche. Saranno sempre i Residents, potete scommetterci, ad accompagnarci ancora per un bel po‘ in questo affascinante viaggio verso l‘ignoto.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.283 del 25 novembre 1997

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