Eminem

Ognuno di noi ha qualche deviazione musicale che magari i più definirebbero “scheletro nell‘armadio”. Una delle mie è che non mi dispiace Eminem; o, forse, dovrei scrivere “non mi dispiaceva”, considerato come tutti i suoi ultimi album mi sono parsi, quale più quale meno, abbastanza sottotono. Il trittico composto da The Slim Shady LP, The Marshall Mathers e The Eminem Show, che ha il suo zenit nel capitolo centrale, continua però a sembrarmi pregiato. Recupero pertanto con piacere questa recensione che, probabilmente, è l‘unica che abbia scritto a proposito del rapper americano.

Eminem copThe Eminem Show (Aftermath)
Per definire con una sola parola Marshall Bruce Mathers III, un collega ha coniato un buffo e geniale neologismo, rapparaculo: un termine che inquadra perfettamente tanto lo stile musicale di questo controverso personaggio quanto la sua capacità di rendersi interessante – e quindi vendibile – a livelli che mai si sarebbero immaginati. Almeno per un coatto bianco, e con i capelli tinti di giallo, che ha il coraggio di cimentarsi con quello che da una quindicina d’anni è il suono black per eccellenza, l’hip hop.
Comunque sia, anche se più o meno spesso verrebbe voglia di prenderlo a ceffoni per la sua “scorrettezza politica”, Eminem ci sa fare. Lo conferma questo suo quarto album, che in una incalzante sequenza di quindici canzoni (più assortiti siparietti) offre il succo acido ma gustoso di un repertorio espressivo d’effetto e competente (c’entrerà pure la presenza dietro le quinte di Dr. Dre e Jeff Bass, ma a volersi fidare delle note il disco è largamente autoprodotto); un repertorio che qui vanta tra i suoi momenti più efficaci le cupe e inquietanti White America e Soldier, le “distese” Say Goodbye Hollywood, Superman e Sing For The Moment (con gli Aerosmith ospiti) e la catartica – seguite il testo e saprete perché – Cleanin Out My Closet.
Non piacerà probabilmente ai puristi del “nero”, The Eminem Show, ma al di là di ogni riserva sull’artista e della sfacciataggine di certe sue pratiche di riciclaggio, non mi vergogno di trovarlo intrigante (anche nei testi), godibile e persino divertente. E se magari c’è qualche brano di troppo, pazienza: il tasto “program” del lettore CD serve proprio per questo.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.493 del 2 luglio 2002

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Categorie: recensioni | Tag: | 2 commenti

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2 pensieri su “Eminem

  1. Country Boy

    (post scherzoso) epperò eminem a due anni dall’uscita dell’ultimo albo dalla Pavana eucheccacchieu’! en pou de serietè!

  2. ivanostelluto

    L’inizio di “I’m not afraid” è da brividi 🙂

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