Lalli (2003)

Benché purtroppo frammentaria e soggetta a lunghe pause, la carriera solistica di Lalli si è finora rivelata di qualità eccezionale. L‘ex Franti ha infatti dimostrato di essere non solo la cantante specialissima che già ben si conosceva, ma anche un‘autrice di notevole spessore. Dall‘epoca di questa intervista, però, l‘artista torinese ha purtroppo pubblicato appena un altro album di studio, Èlìa (2006), cointestato a Pietro Salizzoni. Logico sperare in un suo rapido ritorno.

Lalli fotoLalli è convinta che il suo nuovo album mi sia piaciuto meno di quanto faccia intendere la mia recensione, e con la sua abituale, dolce fermezza non si fa scrupolo di dirmelo nel bel mezzo dell’intervista che stiamo portando avanti seduti a un tavolino di un affollato bar romano: un tirar fuori il rospo che, a seguire la mia smentita e gli opportuni chiarimenti ha l’effetto di riscaldare i toni di una chiacchierata fino ad allora un po’ tesa e impacciata. È così, la cantautrice piemontese: totalmente sincera, quando parla e soprattutto quando scrive e interpreta quelle sue storie in musica delle quali il recente All’improvviso, nella mia stanza (Il Manifesto) ha offerto altri suggestivi e toccanti esempi. Un album, lo ribadisco, bellissimo, la cui unica “colpa” è forse quella di seguire un inarrivabile capolavoro come Tempo di vento, l’esordio da solista che alla fine del 1998 aveva dimostrato come Lalli fosse molto, molto di più della ex cantante di band pur straordinarie quali Franti, Environs, Orsi Lucille, Howth Castle e Ishi.
Per cominciare, ti chiederei di provare a delineare le affinità e le divergenze esistenti fra i tuoi due album.
Entrambi, nella sostanza, raccontano storie che sono fotografie di un momento: storie che provengono dai posti più disparati, anche di te stesso. Non parlerei invece di divergenze quanto piuttosto di colori diversi, logica conseguenza del mio attraversare una nuova fase.
In che senso, “una nuova fase”?
Nel senso di una maggiore consapevolezza di voler lavorare con la forma canzone, che è quella a me più congeniale, e di aver fatto – almeno per me – un passo avanti nel legare le parole, prodigandomi per farle stare nelle strutture che mi venivano presentate e che, a loro volta, si modificavano seguendo le parole stesse.
La mia impressione è che Tempo di vento avesse alle spalle un’urgenza quasi catartica, mentre All’improvviso, nella mia stanza sia, appunto, più meditato.
Credo comunque che qui convivano entrambi gli aspetti. Il primo disco era più istintivo, magari anche perché al momento di registrarlo non c’erano neppure le persone che avrebbero dovuto realizzarlo assieme a me, mentre questo abbia in più un lavoro pensato e cercato, un lavoro che non sarei in grado di immaginare sviluppato in altro modo. Con il secondo album penso di aver chiuso e nel contempo aperto un cerchio: tanti anni fa, con i Franti, sono partita con Prechin’ Blues di Robert Johnson, con un‘urgenza e con la necessità di cantare tutti questi blues che mi assalivano appena alzata al mattino. Qui, in Canzone del ritorno, c’è anche un piccolo riferimento a Leadbelly, a un episodio secondo me significativo. Quando Lomax andarono da lui in carcere per registrare i suoi blues, lui disse di non essere così convinto, perché a suo avviso le canzoni dovevano volare “libere e leggere come farfalle” e che fissarle da qualche parte poteva far loro del male. Lomax gli risposte “forse il gesto di fissarle potrà fargli male, ma pensa quanti cieli, che tu non saresti mai in grado di offrirgli, incontrerebbero attraverso un disco e una radio”. E così lo persuase. Desideravo che queste canzoni fossero meno legate alla terra, che volassero di più, perché anche dalle cose tristi possono nascere sorrisi dei quali c’è molto bisogno.
Nei testi, Tempo di vento era meno intimista e più, diciamo “politico”?
Per alcuni versi mi ponevo meno in gioco, mi affidavo più a temi dietro i quali potevo ripararmi un po’. Qui ho accettato di mettermi più a nudo.
Dal punto di vista dell’estetica sonora appare evidente la maggior cura riservata agli arrangiamenti.
La stretta collaborazione compositiva e di elaborazione avviata con Pietro Salizzoni, le cui radici non sono solo rock, ha amplificato le possibilità di lavoro sulla costruzione di armonie e melodie. Lavoro al quale hanno contribuito tutti i musicisti coinvolti, che hanno messo in campo una dedizione, un impegno e un amore anche superiori alle mie aspettative iniziali. L’indole di Tempo di vento è più rock, ma in fondo non lo avrei voluto così rock: invece è venuto fuori in quel modo, cogliendo un particolare attimo, e quindi va bene lo stesso. D’altronde, per fortuna, i dischi non sono mai l’esatta somma matematica di ciò che si impiega per dar loro vita.
Con senno di poi come inquadreresti Tra le dune di qui, il mini uscito a cavallo dei due album?
Il senno di poi è come il senno di allora: era il voler fermare in un CD un tratto del percorso compiuto assieme ai musicisti con i quali avevo inciso Tempo di vento e con i quali mi proponevo dal vivo: due riletture di brani del primo album, due episodi nuovi e due cover, una delle quali – di Fabrizio De André – registrata in concerto e aggiunta come traccia fantasma.
Quanto c’è voluto a comporre e definire All’improvviso, nella mia stanza?
Quasi tre anni. Io sono lenta di carattere, e quindi le cose si evolvono in maniera graduale e hanno bisogno di molti passaggi.
Questa lentezza non è un ostacolo per la tua “carriera”?
Se la musica non riesce a essere la tua sola attività è indispensabile averne un’altra per poter affrontare una vita quotidiana che è fatta di case, di mamme, di persone che hanno bisogno e di bisogni che hai tu, di tante altre cose… Quindi, il lavoro su ciò che scrivo rimane purtroppo relegato in un tempo molto piccolo della mia giornata. La mia lentezza, poi, dipende anche da una certa pignoleria: se non sono sicura anche di una sola parola o di un solo strumento, per me la canzone non è finita.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.533 del 13 maggio 2003

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Categorie: interviste | Tag: | 2 commenti

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2 pensieri su “Lalli (2003)

  1. Sciabar

    E’ incredibile come un’artista dotata di questo straordinario talento sia sconosciuta ai piu’. Lavori come l’ep “Tra le dune di qui” e gli albums “Tempo di vento”, “All’improvviso, nella mia stanza” ed “Elia” sono colmi di canzoni di una bellezza avvolgente, struggente, malinconica, racconti raffinati e colti narrati da una voce straordinaria. Grazie per averla ricordata.

    • Paolo Stradi

      Parole sante, Lalli è un’artista straordinaria. Per di più lo è anche come attrice. C’è una speranza di risentirla con qualcosa d’inedito? Del resto stanno tornando i miei amatissimi Gang, dopo tanto. Perché non sperare? Federico, potresti fare un po’ di pressione, vista la confidenza con la signora…

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