Ianva

Come gli aficionados ben sanno, sto provando a mettere un po’ d’ordine in questo ormai enorme blog. Una cosa secondo me sensata è cercare, almeno quando possibile, di accorpare in un solo post tutte le recensioni (o quantomeno blocchi di recensioni) di uno stesso artista. Oltre tre anni fa avevo recuperato quanto scritto sul precedente album degli Ianva, e quel vecchio post è più in basso (pure con l’introduzione dell’epoca), a seguire la recensione dell’ultimo lavoro del gruppo genovese, finora non apparsa qui ne “L’ultima Thule”. Per qui volesse approfondire ulteriormente, a questo link si può leggere un mio pezzo, del 2015, realizzato in occasione dell’uscita dell’antologia La ballata dell’ardito – Memento X-C.

Canone europeo
(Antica Fonografia Il Levriero)
Si possono dire tante cose degli Ianva (pronunciato Iànua, antico nome della Genova che ha loro dato i natali), ma non che siano una band ordinaria. Nella musica, intreccio molto articolato ma a suo modo persuasivo già dal primo impatto di folk solenne e drammatico e rock marziale ricco di fascinose cupezze; nei testi, atipici negli argomenti affrontati – fra l’altro, a rischio di pericolosi fraintendimenti – così come nel linguaggio aulico/antico; nell’approccio, austero eppure vibrante di passione; nell’organico, con la sezione ritmica a sorreggere le ardite traiettorie di chitarre, fisarmonica, tastiere e tromba, oltre alle voci profonde e stentoree di Mercy e Stefania T. D’Alterio e ai cori; nella predilezione per i concept, come evidenziato dall’esordio Disobbedisco! (sull’occupazione di Fiume da parte di Gabriele D’Annunzio), dal suo seguito Italia: ultimo atto (a proposito di alcune fosche vicende della storia nazionale) e dal terzo capitolo La mano di Gloria (il focus è sulla lotta al potere in un terrificante futuro distopico). E ora, non contando il semi-antologico La ballata dell’ardito – Memento X-C di due anni fa, con cui i Nostri festeggiarono il decennio di attività ufficiale, è arrivato il quarto asso del poker, con un lavoro che già dal titolo dichiara esplicitamente le sue mire espressive e, per così dire, “didattiche”.
Durata da doppio LP ma purtroppo non (ancora?) disponibile in quello che sarebbe il suo supporto “naturale”, Canone europeo si riallaccia senza particolari deviazioni, e con perizia e classe immutate se non superiori, allo stile teso, vigoroso ed evocativo di sempre. Canzoni che sanno di marmo, fiamme, velluto e oro, con la sorpresa di un Enrico Ruggeri che duetta davvero efficacemente con Mercy nella maestosa title track. Si possono dire tante cose degli Ianva, ma non che non sappiano lasciare il segno.
Tratto da AudioReview n.389 del luglio 2017

Ianva foto
Ieri sera, al Jailbreak di Roma, ho assistito per la prima volta a un concerto degli Ianva, band della quale sono ormai da tempo appassionato estimatore. Uno spettacolo d‘impatto, ricco di musica “alta” e suggestioni intense, per raccontare il quale penso funzioni a meraviglia questa mia (breve) recensione dell‘ultimo album del gruppo, che risale ormai a due anni e mezzo fa. Ah, dimenticavo, prima che qualcuno me lo chieda: no, non ho visto braccia alzate né fasci littori, né fra il pubblico né sul palco.

Ianva copLa mano di Gloria
(Antica Fonografia Il Levriero)
Storia lunga, quella degli Ianva, lunghissima considerando i trascorsi del teorico, compositore e cantante Mercy con Malombra, Segno del Comando ed Helden Rune. La mano di gloria è il terzo album, dopo Disobbedisco! (2006) e Italia: ultimo atto (2008), di questa splendida band genovese che cammina con passo marziale sulle strade del neo-folk figlio di Death In June e Current 93, contaminato però da rock, canzone d’autore, musica classica, colonne sonore e molto altro: tredici brani di sapore teatrale, all’insegna di un’enfasi mai stucchevole e di un’estrema attenzione per ogni dettaglio, caratterizzati da testi aulici e affascinanti a volte interpretati da/con Stefania D’Alterio. Ispirato all’omonimo romanzo del leader, ambientato in un prossimo futuro cupo e apocalittico, il nuovo concept del gruppo impone con vellutata energia la sua imponenza severa ma non opprimente, la sua profondità, le sue visioni ben sottolineate dalla magnifica confezione. Futili i paragoni con le precedenti prove, perché a regnare è ancora la magia.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.698 del settembre 2012

Annunci
Categorie: recensioni | Tag: | Lascia un commento

Navigazione articolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

L'ultima Thule

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

8th of May

wild cats walk longer

Withnail e io

Il blog di Carlo Bordone

juveniledelinquentmusic

Hi NRG ROCK'N'ROLL!!!!!!!!!!!!!!!

BABYSNAKES di Massimo Del Papa

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

PELLEeCALAMAIO di Gianni Gardon

Parole in libertà: pensieri sparsi su ciò che mi ronza per la testa e ciò che mi gira attorno.

Nudespoonseuphoria's Blog

100 cover versions and a kitchen sink drama

Venerato Maestro Oppure

Il primo blog di Eddy Cilìa

BASTONATE

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: