The Lewd

Conosciuti più o meno solo fra i cultori del primo punk a stelle e strisce, ma amati solo da una parte di essi, i Lewd furono a mio avviso una band eccezionale, quantomeno per la forza trascinante di molte loro canzoni; erano rozzi, grezzi e volgari, per dirla con gli Skiantos, ma nel campo della cattiveria e della pura energia davano punti a molti loro colleghi ben più accreditati. Quando quindici anni fa una piccolissima etichetta confezionò un CD con la loro opera omnia in studio, feci appena in tempo a recensirlo su quel piccolo capolavoro di rivista che era “Bassa Fedeltà”. In quel n.13 che, come regola della sfiga impone, fu l‘ultimo a vedere la luce.

Lewd copKill Yourself… Again (Chuckie-Boy)
Se siete tra quelli che, due anni orsono, hanno acquistato con gioia il bootleg Complete Discography, preparatevi a rimpiangere il denaro speso ed a mettere nuovamente mano al portafogli: oltre ai tre brani del 7”EP Kill Yourself (1979) e ai dodici del LP American Wino (1982), ovvero le pietre portanti del piccolo mito – musicale e collezionistico – del gruppo di Seattle/San Francisco – questo CD contiene infatti quattordici ulteriori tracce che non avevano finora mai conosciuto l’onore della pubblicazione.
Almeno per chi già possedeva i vinili originali o la loro ristampa illegale, sono proprio tali inediti – incisi tra il 1978 e il 1980 – a costituire il maggior motivo di interesse di Kill Yourself… Again: benché lontani dalla potenza e dalla compattezza di American Wino, inevitabilmente imparentato con l’hardcore e non privo di risvolti “metallici” (ma non per questo meno micidiale: basti pensare a Mobile Home, Climate Of Fear o Fight), questi demo ripescati chissà dove aprono infatti un’ampia finestra sui Lewd degli esordi, fotografando una garage band di provincia ancora grezza e approssimativa ma comunque capace di spunti notevoli come Scum Of The Earth, la cover della classicissima Secret Agent Man, (Go To Hell In) Hollywood o le tre outtake del singolo (Gun Fun, Day Of Decision e la lenta e spettrale Roman Polanski). Un‘antologia impeccabile, insomma, resa ancor più completa e intrigante dalla dettagliatissima ricostruzione della breve avventura dell’ensemble inclusa nel pieghevole che funge da copertina: gli storici del punk, ma anche e soprattutto i veri appassionati, non possono proprio esimersi dall’aggiungerla alla loro raccolta.
Tratto da Bassa Fedeltà n.13 del maggio/giugno 1999

 
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