Finardi-Visotsky

Il DVD in oggetto è del sempre grande Eugenio Finardi, ma in questo caso non potevo astenermi dal cointestare il post a Vladimir Vysotskij, immenso cantautore russo il cui nome è oggi per fortuna più noto, dalle nostre parti, di quanto non fosse fino a non troppi anni fa. Ah, Il cantante al microfono è disponibile anche in versione solo audio, ma perché mai ci si vorrebbe privare del piacere delle immagini?

Finardi DVD copIl cantante al microfono (Ermitage)
Fino a una ventina di anni fa, in Italia, il nome di Vladimir Visotsky (o Vysotskij, a seconda della traslitterazione) era conosciuto solo da pochi cultori, che peraltro si impegnavano al meglio per propagandare l’opera di questo personaggio enorme, scomparso appena quarantaduenne, nel 1980, dopo una vita breve ma di sicuro ricca (eccessi compresi). A cambiare almeno in parte la situazione provvedette nel 1992 l’album-tributo – ma anche libro e CD antologico – Il volo di Volodja, voluto dal Club Tenco: quattordici adattamenti di brani del cantante-poeta e attore russo, nelle traduzioni di quel Sergio Secondiano Sacchi che del disco era pure il produttore artistico. A cantare la prima traccia di una scaletta che vede sfilare tra gli altri Vinicio Capossela, Francesco Guccini, Cristiano De André, Angelo Branduardi, Paolo Rossi e Ligabue è proprio Eugenio Finardi, poi contitolare – assieme alla vedova del musicista, Marina Vlady – del pezzo di chiusura, Il canto della terra. Al di là dell’ottimo livello di molte altre performance, apparve subito chiaro chi fosse il più “visotskiano”, e non c’è dunque da stupirsi che l’ensemble di musica contemporanea Sentieri Selvaggi abbia pensato a lui quando, nel 2007, volle varare il progetto dal vivo “Il cantante al microfono”, documentato l’anno dopo dall’omonimo album edito dalla Velut Luna con buoni esiti commerciali e plauso unanime della critica (con immancabile “Targa Tenco”). Un’operazione culturale di grande spessore alla quale si deve, seppure indirettamente, l’uscita di Volodja (Giunti), ottimo libro firmato da Sergio Secondiano Sacchi che vanta come prezioso allegato un CD con dodici episodi originali di Visotsky, selezionati in un repertorio di oltre cinquecento.
Replicato più volte anche in tempi recenti, lo spettacolo allestito da Sentieri Selvaggi e Finardi ha trovato documentazione audio/video, nel 2010, in questo bel DVD con dodici canzoni incise/filmate al Teatro di Monfalcone: le undici già apprezzate (ovviamente in altre versioni) nel CD e l’altrove inedita A Volodja Visotsky dedicatagli dopo la morte dal suo maestro Bulat Okudzava, per un’ora di programma alla quale vanno aggiunti i dieci minuti di interviste e “dietro le quinte” degli extra. Accompagnato dagli intrecci acustici – flauto, clarinetto, vibrafono, pianoforte, violino e violoncello; le orchestrazioni sono di Filippo Del Corno – del gruppo diretto da Carlo Boccadoro, il cantautore milanese si conferma indiscutibilmente adattissimo al ruolo, offrendo esecuzioni appassionate, intense, vibranti: la voce profonda e l’enfasi funzionale e mai eccessiva con la quale essa è utilizzata garantiscono suggestioni a iosa, mentre le presentazioni di ogni brano si rivelano efficacissime bel far comprendere meglio il mondo espressivo dell’artista moscovita, che con la sua verve sarcastica – tuttavia non sempre lasciata a briglia sciolta: il suo songbook evoca anche splendide immagini di altro genere – era una sorta di spina nel fianco del regime sovietico, costretto a tollerarlo a causa della sua popolarità presso il popolo. Dalla briosa apertura con Ginnastica mattutina allo splendido bis con L’orizzonte e Dal fronte non è più tornato, passando per altri capolavori quali La caccia ai lupi, Il volo interrotto e Il bagno alla bianca, lo spirito ribelle, lirico e a volte drammatico di Visotsky è esaltato da un Finardi perfettamente a suo agio tanto nei panni dell’ammirato (ed emozionato) discepolo quanto in quelli dell’interprete navigato e consapevole del suo carisma. Doti che emergono dalle trame canore, sobriamente solenni, e da una gestualità misurata e coinvolgente, fissate in un’eccellente registrazione audio e nelle puntuali riprese video effettuate con quattro telecamere: sullo schermo il palco appare essenziale come le luci fisse che lo illuminano, per non distogliere l’attenzione dei musicisti e del pubblico dalla magia dei suoni e delle parole.
Tratto da Mucchio Extra Extra n.37 dell‘inverno 2011

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