New Order

Pur non essendo uno di quei “puristi” citati all‘inizio della recensione qui recuperata, non sono mai stato un vero fan dei New Order, così come della dance di qualsivoglia genere. Non mi è mai piaciuto ballare e le poche volte che l‘ho fatto, in gioventù, non riuscivo a evitare di sentirmi un po‘ coglione. Sia chiaro, non giudico tale chi ama dimenarsi in pista, ma ognuno ha la sua tazza di thè e la mia, tanto per capirci, si chiamava pogo. Con la maturità la dance ha smesso di starmi sul culo come accadeva negli anni ’80, non tanto per colpa della musica in sé, quanto per tutta l‘aura di fighettismo e artificiosità che la avvolgeva; oggi la ascolto senza alcun problema e credo pure di saperla valutare, ma va da sé che determinate cose molto di rado mi appassionano davvero. Per i New Order, comunque, sempre pollice in su e massimo rispetto.

DVD New Order copA Collection (Warner)
Sebbene osteggiati da alcuni cosiddetti puristi che non hanno saputo perdonargli l’abiura del post-punk di cui pure sono stati tra gli inventori (quando, con il compianto Ian Curtis alla voce, si chiamavano Joy Division) e la conversione a un genere che potremmo definire “dance d’autore”, i New Order sono stati una delle band cruciali degli anni ‘80; e oltre, anche se il decennio e mezzo seguente li ha visti meno attivi e quindi messi in ombra da loro figli più o meno degeneri. Della carriera della compagine britannica rende ora conto, attraverso ventitrè clip “ufficiali” e sei extra (particolarmente stuzzicante, non fosse altro che per il valore di documento, la Temptation dal vivo a New York nel 1981), questo corposo DVD (due ore e dieci!) che compiendo un percorso quasi cronologico arriva fino all’oggi. Al di là dei discorso sulla musica, che a seconda dei gusti si può trovare eccitante o insopportabile, è indubbio che non tutti i filmati brillino per qualità di regia, fotografie e/o sceneggiatura; più d’uno, anzi, si rivela datato, kitsch o semplicemente bruttino, ma alcuni – citerei il semplice ma fascinoso The Perfect Kiss, diretto da Jonathan Demme; il visionario True Faith, opera del coreografo Philippe Decouflé; l’assurdo ed esilarante Touched By The Hand Of God firmato da Kathryn Bigelow, con i Nostri travestiti da coattissimi “metallari”; l’allucinato Fine Time di Richard Heslop – innalzano sensibilmente il livello generale. Comunque, nel complesso, un prodotto godibile, anche se la fama della band faceva sperare in qualcosa di più.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.617 del dicembre 2005

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