Il punk in Olanda

Nell‘autunno del 1996 andai ad Amsterdam per intervistare il cantante degli Offspring. All‘incombenza professionale, peraltro più che gradita, i ragazzi della Epitaph Europe collegò la presentazione – al mitico Melkweg – di un disco che sarebbe stato edito a breve, una sorta di bignamino del primo punk olandese. Varie band si riformarono per suonare dal vivo in quell‘occasione e la serata fu svaccatissima e divertente. Questa la mia recensione della compilation.

Olanda punk copI‘m Sure We‘re Gonna Make It (Epitaph)
Per quanto la cosa possa sembrare bizzarra (ma non lo è poi tanto, se si pensa che la succursale europea dell’etichetta californiana ha sede ad Amsterdam), la Epitaph ha assemblato una raccolta dedicata al punk olandese del periodo 1977-1982: ventisei episodi estratti da rari vinili d’epoca, in grado di raccontare misteri e meraviglie di una scena che ben pochi – in sostanza, gli aficionados locali e qualche centinaio di esagitati collezionisti – avevano finora avuto modo di conoscere e apprezzare. Non si pensi, però, ad una sterile operazione-nostalgia o magari a un progetto che ha come unico fine quello della testimonianza storica, perchè a prescindere dal suo valore di documento I’m Sure We’re Gonna Make It è anche un album di notevole spessore musicale, ricco di canzoni in grado di appassionare ogni amante del punk rock più grezzo e selvaggio: quel punk, per intenderci, che trova la sua ragion d’essere nel semplice desiderio di scuotere e che non si cura di mode e calcoli di convenienza; che per definizione è scarno, minimale, abrasivo e magari cacofonico, pur non disdegnando l’occasionale ricorso a soluzioni perversamente melodiche; che è sporco, sboccato e privo di fronzoli, come sempre dovrebbe essere il rock’n’roll che nasce dalla strada, dalla rabbia, dall’emarginazione e – perchè no? – dal desiderio di esorcizzare i propri demoni abbandonandosi al divertimento.
È comunque un album per pochi, I’m Sure We’re Gonna Make It, come il libro scritto in olandese – dall’impronunciabile titolo di Het Gejuich Was Massaal – che gli fa da naturale corollario. Non fosse così, il punk dei Paesi Bassi avrebbe goduto di ben altri consensi, i dischi originali sarebbero stati da tempo ristampati e le canzoni di misconosciuti “eroi per un giorno” quali Helmettes, Ivy Green, Mollester, Mort Subite, Flyin’ Spiderz o Panic sarebbero sulla bocca di tutti i kids alla pari di quelle di Sex Pistols, Clash o Sham 69. Il Fato ha disposto diversamente, ma… we don’t care. Tanto per restare in tema.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.236 del 17 dicembre 1996

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Categorie: recensioni | Tag: | 2 commenti

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2 pensieri su “Il punk in Olanda

  1. Marco Reina

    Per i cultori della materia, l’etichetta USA Pseudonym ha da poco (fine 2016 – inizio 2017) ristampato il solo LP degli Ivy Green, originariamente edito nel 1977 in Olanda da una label sussidiaria della Warner, durata lo spazio di un attimo.

  2. Country Boy

    Giocoso ma sinceramente convinto della gagliardissima definizione del punk rock, ficco una divertente hit locale di due anni prima del ’77 con il ricorso ad una soluzione perversamente italoconcettuale (invece di quella perversamente melodica)

    [20 franchi belgi(https://fumettietruschi.files.wordpress.com/2014/05/jacula2.jpg?w=779)%5D

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