Tool (1996-2001)

Sono particolarmente soddisfatto quando, frugando nei miei archivi di articoli, ne estraggo uno dedicato a una band (o solista) fino ad allora mai trattata in questo blog. Vista la mia storica tendenza a occuparmi di sconosciuti, l‘operazione in sé non sarebbe difficilissima, ma diventa più complicata volendo recuperare qualcosa di relativo a un nome famoso se non famosissimo. Mi è venuto in aiuto il rinvenimento un po‘ a sorpresa della recensione di Aenima dei Tool (era logico che ci fosse, ma chi se la ricordava?), alla quale ho poi aggiunto quella del successivo Lateralus.

Tool copAenima
(Volcano)
Non ce lo aspettavamo. Davvero. Un po’ per i pregiudizi spesso giustificabili che penalizzano gli artisti apparentemente emersi dal nulla – in pratica, quelli che debuttano su major: basti pensare a Pearl Jam e Alice In Chains, a fatica accettati dal pubblico più “estremista” – e un po’ per il livello qualitativo buono ma non stratosferico del precedente Undertow (peraltro baciato da rilevanti consensi commerciali), non pensavamo proprio che i Tool avrebbero potuto realizzare un album in grado di candidarsi quantomeno a un posto nei “Top Ten” nei referendum delle riviste specializzate. Di far tuonare la sua voce con un’autorevolezza ignota alle ultime prove di artisti assai più titolati. Soprattutto, di sorprendere con il suo carattere e la sua forza propulsiva, al punto di costringerci a rivedere le nostre teorie a proposito di un rock che sembrava ormai irrimediabilmente condannato all’assenza di novità. Invece, il quartetto di Los Angeles ci ha spiazzato come fecero in altre epoche i Sonic Youth o i Jane’s Addiction. E ci ha rapiti con il suo elaborato crossover (quasi) totale, che nell’arco di quindici episodi per oltre settantacinque minuti di pirotecnia sonora sposa assalti metallici e fantasie pseudo-lisergiche, feeling epico e suggestioni da sabba, fisicità animalesca e misticismo, dark e folk apocalittico, citazioni blues e atmosfere siderali, rabbia e trance; il tutto immerso in un’atmosfera meravigliosamente allucinata e dominato dalla camaleontica voce di Maynard James Keenan, splendida nelle trame avvolgenti e ipnotiche come nei momenti in cui la tensione – pur nel rispetto di rigorosi vincoli formali – è lasciata libera di esplodere.
Grande album. Anzi, grandissimo. Impagabile in termini di emozioni, e perfetto per smentire quanti ritenevano che le contaminazioni “solo rock” non potessero ormai risolversi in null’altro se non in sterili esercizi di routine.
Tratto da AudioReview n.165 del dicembre 1996

Lateralus
(Volcano)
Cinque anni sono tanti, specie in un music-biz dove tutto scorre con estrema rapidità: forse troppi, non sarebbe stato assurdo ritenerlo, anche per una band come i Tool, il cui precedente album Aenima aveva lasciato una traccia profonda nel variopinto panorama del cosiddetto crossover. Invece, dopo la parentesi di Maynard James Keenan con gli A Perfect Circle e la più recente pubblicazione della raccolta di brani live, outtakes e video Salival, il quartetto californiano ha fornito senza possibilità di equivoco prova di esserci ancora: non solo per le sue legioni di fan o per la critica internazionale, che hanno da subito decretato il successo di questo nuovo lavoro discografico, ma anche e soprattutto sul piano squisitamente artistico.
Certo, ascoltando Lateralus non sembra che sia trascorso un lustro, sebbene la band abbia accentuato l’elemento visionario-psichedelico, elaborato strutture percussive più complesse e reso il proprio stile globalmente più concreto e intenso; il nuovo lavoro rivela infatti in ogni episodio gli stretti rapporti di parentela con Aenima, come se i suoi titolari – e a ben vedere è andata così – avessero interrotto il loro cammino per poi riprenderlo, incuranti di quanto nel frattempo accaduto e ovviamente forti di maggiori consapevolezza e maturità, da dove si erano fermati. Ora come allora, insomma, i Tool non si preoccupano del mondo circostante e preferiscono dar libero sfogo allo spontaneo fluire della loro ispirazione, al loro desiderio di comunicare in modo non epidermico ed ai loro lucidissimi deliri, allestendo un imponente metal lisergico di sapore quasi ritualistico nel quale confluiscono spirito di ricerca e sanguigna emotività; eppure, nonostante la voce di Keenan non lesini in impeto, le chitarre e le ritmiche non manchino quando occorre di aggredire e le atmosfere restino piuttosto ombrose, il tono generale dell’album sembra essere più meditativo e meno torbido, più proteso alla trascendenza che alla materialità. E la confezione del CD, senza dubbio una tra le più belle e originali viste negli ultimi tempi (peccato solo per l’assenza dei testi), non fa che sottolineare il lato esoterico del suono e dell’approccio del gruppo.
Vera psichedelia per il terzo millennio, che l’uso abbastanza limitato di diavolerie elettroniche rende per alcuni versi ancor più creativa e preziosa? Inevitabile rispondere con un convinto sì. Faccia ammenda chi aveva pensato che i Tool versione 2001 si sarebbero in tutto o in parte convertiti al nu-metal di consumo.
Tratto da Mucchio Extra n.2 dell’estate 2001

Categorie: recensioni | Tag: , , | 3 commenti

Navigazione articolo

3 pensieri su “Tool (1996-2001)

  1. surface

    Non conoscevo i Tool fino al 15/11/2006. Poi per caso (o destino) o vinto un biglietto omaggio per il concerto di Rimini appunto nel 2006. Era uscito da qualche mese il loro ultimo (tuttora ultimo) disco 10000 days. Sono rimasto folgorato da questa band tanto che nei mesi ho consumato il disco nei ripetuti ascolti quotidiani!! Uno show incredibile, la lotta del basso contro la batteria che produceva un unicum mantrico, la chitarra e la voce di Maynard che disegnavano scenari onirici grazie anche hai video, le luci e soprattutto i laser verdi che si riflettevano su tanti specchietti posizionati ad hoc sul soffitto del palazzetto. Insomma un esperienza unica!! Da quella data sono ancora in attesa del nuovo album.

  2. Stefano

    Grazie Federico, è bello riprendere un album mastodontico come questo, risporverarlo e vedere che il tempo non è passato per niente…
    A 44 ci si sente nuovamente adolescenti e questa non è una ricerca fine a se stesa, perchè quando si ricerca suoni, rumori e vibrazioni di un epoca in divenire non si muore mai…

  3. Yuri Buccino

    Discone.

    Mi chiedevo se ci siano novità riguardo l’uscita del nuovo album.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

L'ultima Thule

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

8th of May

wild cats walk longer

Withnail e io

Il blog di Carlo Bordone

juveniledelinquentmusic

Hi NRG ROCK'N'ROLL!!!!!!!!!!!!!!!

BABYSNAKES di Massimo Del Papa

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

PELLEeCALAMAIO di Gianni Gardon

Parole in libertà: pensieri sparsi su ciò che mi ronza per la testa e ciò che mi gira attorno.

Nudespoonseuphoria's Blog

100 cover versions and a kitchen sink drama

Venerato Maestro Oppure

Il primo blog di Eddy Cilìa

BASTONATE

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: