Rush

Ebbene sì, ho un debole per i Rush. Non ne posseggo tutti gli album, ma li ammiro molto e da un paio di decenni medito di completare la loro discografia e dedicarmi ad approfondirla, per poi magari scriverci un lungo articolo da qualche parte. Della band canadese ho però scritto assai poco, forse proprio perché sull‘argomento non mi sento ferratissimo. A questo documentario in DVD, però, non seppi resistere.

Rush copBeyond The Lighted Stage (Universal)
Ingiustamente snobbati da parte del pubblico rock perché piacciono molto a quanti considerano il suonar bene un requisito imprescindibile, i Rush esistono ormai da quarantadue anni e non cambiano organico da trentasei: un autentico monumento, insomma, che vanta diciannove album di studio, un invidiabile terzo posto – dopo Beatles e Rolling Stones – fra le band che hanno ottenuto il maggior numero di dischi d’oro/platino consecutivi e la devozione assoluta di tutti i colleghi. Una carriera formidabile che, sul piano stilistico, ha in origine spaziato fra hard e progressive, per poi indirizzarsi verso un sound a 360 gradi legato alle sue radici così come ricettivo a ogni influenza moderna.
Di questa storia senza termini di paragone rende conto Beyond The Lighted Stage, film di un’ora e tre quarti che assembla efficacemente riprese di repertorio e interviste appositamente realizzate non solo ai tre canadesi – Geddy Lee, Alex Lifeson e Neil Peart – ma pure a loro illustri fan come Kirk Hammett, Billy Corgan, Gene Simmons, Trent Reznor e vari altri. Un attestato inequivocabile, rimarcato dall’altra ora e mezza di assortite immagini del secondo dischetto (live, dietro le quinte, di tutto un po’), della specialità del trio di Toronto e di come esso meriti di fregiarsi della qualifica di “world’s biggest cult band”. Potranno anche piacere poco o nulla, I Rush, a causa del loro perfezionismo e magari della loro ricercata magniloquenza, ma almeno un ammirato rispetto gli è certamente dovuto. Beyond The Lighted Stage e i suoi ricchi bonus spiegano perché, con chiarezza e dovizia di particolari.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.674 del settembre 2010

Annunci
Categorie: recensioni | Tag: , | 2 commenti

Navigazione articolo

2 pensieri su “Rush

  1. Doc strangelove

    Una grande band, senza discussioni

  2. easter

    Se non hai ancora completato la loro discografia, diciamo che sui dischi degli ultimi 30 anni circa si può serenamente soprassedere. Senza offendere nessuno.
    Detto questo, lavori come A Farewell To Kings o Moving Pictures meritano effettivamente un ascolto senza pregiudizi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

L'ultima Thule

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

8th of May

wild cats walk longer

Withnail e io

Il blog di Carlo Bordone

juveniledelinquentmusic

Hi NRG ROCK'N'ROLL!!!!!!!!!!!!!!!

BABYSNAKES di Massimo Del Papa

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

PELLEeCALAMAIO di Gianni Gardon

Parole in libertà: pensieri sparsi su ciò che mi ronza per la testa e ciò che mi gira attorno.

Nudespoonseuphoria's Blog

100 cover versions and a kitchen sink drama

Venerato Maestro Oppure

Il primo blog di Eddy Cilìa

BASTONATE

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: