Velvet Underground

Chi mi legge da tempo lo sa bene: aborro le reunion. L‘ho sempre pensata così e coerentemente, quando i riformati Velvet Underground passarono per l‘Italia, mi astenni volontariamente dall‘andare a vederli, anche se raggiungere Napoli – la tappa più vicina alla mia Roma – non sarebbe stata certo un‘impresa titanica. Con il senno di poi, ritengo di essere stato un po‘ troppo rigido… e se potessi tornare indietro nel tempo ci andrei, eccome. Pure a piedi.

Velvet Underground copVelvet Redux Live MCMXCIII (Rhino)
Correva l’anno 1993 quando i quattro quinti dell’organico del primo LP dei Velvet Underground – Lou Reed, John Cale, Sterling Morrison e Maureen Tucker: Nico se n’era andata per sempre nel 1988 – decisero di riunirsi per un tour europeo un quarto di secolo dopo il loro ultimo show assieme. Idea sulla carta discutibilissima, ma per altri versi non priva di fascino, che si tradusse in qualcosa di sicuramente unico e irripetibile: qualcosa che, sebbene suggestiva e meritevole, aveva però nulla o quasi a che spartire con la reale esperienza della band, quando i Nostri – giovani anche se non giovanissimi, ma sempre di belle speranze – vivevano sulla pelle e nell’anima gli psicodrammi artistico-esistenziali tanto ben raccontati e affrescati nelle loro canzoni cupe, torbide e morbose. Da Artisti con la A maiuscola, comunque, i quattro compresero che una sorta di karaoke del vecchio repertorio, con versioni fedeli a quelle dei dischi, sarebbe stato un oltraggio alla storia e allo spirito creativo dell’epoca: quindi, rielaborarono e riarrangiarono il materiale, con esiti pregevoli sul piano formale/sostanziale ma di fatto allestendo uno spettacolo dove la magica alchimia della seconda metà dei ‘60 si era trasformata in… altro, anche se i brani e gli strumenti e gli esecutori erano gli stessi. Il valore concettuale ed estetico di tale altro resta ancor oggi tema di accesi dibattiti, ma ovviamente nessuno ha il coraggio di affermare che questa band sia “meglio” – al di là dell’accresciuta esperienza e della maggiore perizia tecnica – di quella che ai tempi aveva fatto innamorare un certo Andy Warhol.
Quanto poc’anzi affermato è verificabile in questo Live MCMXCIII, fedele “traduzione” in DVD del VHS edito dodici anni anni fa – in contemporanea a un CD con lo stesso titolo – per documentare quello che era in ogni caso uno straordinario evento: quindici episodi non sempre ovvi (ci sono anche chicche da collezionisti come Hey Mr. Rain e I’m Sticking With You) filmati durante le tre serate sold out all’Olympia di Parigi, senza troppi arzigogoli di luci, scenografia e regia. Sono i Velvet Underground e nello stesso tempo non lo sono: basta abituarsi a quest’idea e prendere il DVD per quello che è, ovvero la testimonianza di un concerto fuori dal comune e un’occasione per ascoltare/ammirare – in ogni caso con stupore, e mai con raccapriccio – la trasfigurazione di un mito del rock.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.620 del marzo 2006

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Categorie: recensioni | Tag: | 1 commento

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Un pensiero su “Velvet Underground

  1. Gianandrea

    Il 4 luglio 1993 sono andato a vederli a Villa Manin di Passariano, in provincia di Udine. Scoperti da poco, non potevo mancare e se non ci fossi stato mi sarei comunque mangiato le mani, visto anche che il povero Sterling Morrison di lì a poco non sarebbe più stato tra noi. Innanzitutto la cosa che mi ha colpito di più è stata l’eterogeneità del pubblico. C’erano bikers, ragazzi giovanissimi e fan della prima ora, metallari e gruppi di centri sociali. Persone di tutte le età e di tutti i generi, cosa che mi ha fatto impressione perché denota che Lou Reed e compagni, alla fine, hanno avuto un’influenza enorme su un sacco di persone e generi diversi. Mi sono chiesto, cosa ci facesse uno con la maglia degli Iron Maiden al concerto dei Velvet Underground, eppure… Eppure, come hai detto in passato, il rock non è un genere ma un insieme di generi e per lo più mescolati tra loro e i Velvet hanno forse racchiuso più di altri questa filosofia.
    Ci sono andato prevenuto in quanto ho letto che nelle date precedenti emergeva un po’ troppo la figura di Lou Reed nei confronti degli altri e che il suono era più simile a quello del leader da solista rispetto agli originali (in effetti Rock n Roll era molto simile a quella dei live di Lou Reed piuttosto che a quella dei Velvet).
    In realtà credo sia vero quello che dici tu, cioè che non volessero riproporre il vecchio repertorio quasi fosse una sorta di karaoke e di conseguenza si siano spinti oltre a quello che poteva essere un semplice revival. Meglio dico io, perché se è vero che sono stati sempre anticonformisti, anche in questa occasione hanno dimostrato di esserlo. Non so se questo secondo gruppo fosse meglio o peggio dell’originale, sicuramente diverso e di una cosa sono certo. Suonavano molto meglio rispetto a quanto suonassero negli anni sessanta.
    Comunque poco importa perché l’atmosfera era bellissima, il concerto pure, oltretutto in una location molto suggestiva, visto che avevano alle spalle la villa tutta illuminata ed il prato antistante il palco era gremito di pubblico.
    Due note negative. Mancava Nico e si è sentito parecchio secondo me. E’ come se fosse mancato il lato femminile di quel gruppo, senza nulla voler togliere a Maureen Tucker, ma sembrava che tirassero fuori solo il lato più duro e puro. Chissà come sarebbe stato bello vederli tutti assieme. Peccato. Seconda cosa. Una “The Gift” di una noia mortale. Per il resto concerto splendido.
    Qui di seguito la scaletta di quella serata che ho trovato su internet:

    We’re Gonna Have a Real Good Time Together
    Sweet Jane
    Femme Fatale
    Venus in Furs
    Some Kinda Love
    All Tomorrow’s Parties
    I’m Sticking with You
    Beginning to See the Light
    The Gift
    I Heard Her Call My Name
    After Hours
    Heroin
    White Light/White Heat
    Rock & Roll
    I Can’t Stand It
    I’m Waiting for the Man
    Pale Blue Eyes

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