The Rascals

Come molti, ho scoperto Miles Kane grazie al suo sodalizio con Alex Turner degli Arctic Monkeys nel progetto Last Shadow Puppets (vedere qui e qui). Da allora ho seguito sempre e con attenzione le sue gesta in proprio, a partire da questo unico album della band che guidava prima di avviare una carriera solistica già concretizzatasi in due (validi) dischi.

Rascals copRascalize (Deltasonic)
Alzi la mano chi, prima del piccolo ma fragoroso boom dei Last Shadow Puppets, aveva ascoltato l’EP e il singolo allora editi dai Rascals. Pochi, presumo, ed è comprensibile: con l’attuale, folle mole di uscite, chi mai ha il tempo di star dietro ai dischi di piccolo formato delle band emergenti? I Rascals, comunque, non sono proprio novellini e sconosciuti: benché appena ventunenni, vantano tutti e tre un passato in quei Little Flames che avevano ottenuto un pizzico di “fama” aprendo concerti di Coral e Arctic Monkeys e realizzando un album per la Deltasonic, The Day Is Not Today. Un percorso di crescita che con le dodici canzoni di Rascalize sembra oggi essere giunto a una tappa interessante, per di più con la concreta possibilità di hype: attingendo qualcosa dal “loro” Merseybeat – il gruppo è originario dell’area di Liverpool – e mescolandolo con suggestioni post-punk/neopsichedeliche dei primissimi ’80 e urgenze indie-rock, i ragazzi hanno infatti saputo confezionare un sound fresco e non banale, al quale la voce sporca-ma-melodica di Miles Kane – il partner di Alex Turner nel progetto Last Shadow Puppets, appunto – conferisce una discreta riconoscibilità.
Malinconici, appena un po’ cupi e quando occorre grintosi e cattivi, i Rascals prendono le distanze dal pop perfettino e ammiccante al quale tanti loro colleghi (giovani e non) si uniformano, scegliendo una strada espressiva più contorta e meno immediata fatta di architetture anomale, atmosfere non prive di solennità, aperture crudamente visionarie, giochini di arrangiamento che denotano una certa spiazzante inventiva, produzione (Ben Hillier, tra gli altri a fianco di Depeche Mode, Blur, Elbow e Futureheads) funzionale a uno stile che punta a colpire con forza e destrezza. Qualche meccanismo è magari ancora da mettere pienamente a punto, ma i Rascals paiono già una bella realtà, collocabile da qualche parte fra dei Teardrop Explodes più spigolosi/devianti, degli Arctic Monkeys meno adrenalinici, dei Coral (molto) meno svenevoli, dei Last Shadow Puppets più energici e sfrondati di parte dell’armamentario rétro.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.651 dell‘ottobre 2008

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