In The Red

L‘impresa non era semplice: scrivere un box di non oltre 2.000 caratteri che consigliasse, in modo sintetico ma sensato, il maggior numero possibile di titoli della In The Red Records, da accompagnare a un‘intervista a Larry Hardy, boss dell‘etichetta californiana. Due anni e mezzo dopo ritengo ancora di essermela cavata benino.

In The Red foto
Quella sporca dozzina
Pur consapevoli che una discografia-base così ristretta può essere solo indicativa delle proposte della label di Larry Hardy, eccoci comunque a suggerirvi alcune chiavi di accesso al catalogo, specificando – magari sarebbe inutile, trattandosi di un’etichetta che ha scelto come logo un vu-meter la cui lancetta affonda nel rosso, ma tant’è – che suoni puliti e atmosfere vellutate albergano decisamente altrove (benché, va detto, non tutti i titoli In The Red graffiano a sangue, e non mancano curiose anomalie). Per partire, nulla di meglio di un album dei Dirtbombs di Mick Collins, devoti a un micidiale garage-blues-punk-soul: si pesca bene ovunque, ma Ultraglide In Black del 2001 è il più amato dai fan. Quindi, nell’ambito di sonorità più blues, Don’t Like You (1995) dei malatissimi Cheater Slicks (prodotto da Jon Spencer) e Let It Bloom (2005) dei più punk Black Lips, senza dimenticare Silky (1998) di un Andre Williams mai così crudo e sudicio. Sul versante punk’n’roll, menzione d’obbligo per Time Bomb High School (2002) dei Reigning Sound (li guida l’ex Oblivians Greg Cartwright) e per il pirotecnico Blood Visions (2006) del compianto – è morto nel 2010, ventinovenne, stroncato dagli eccessi – Jay Reatard; da non perdere anche l’ultimo lavoro dei suoi Lost Sounds, l’omonimo del 2004, all’insegna di un synth-punk stralunato e affascinante. Fra le band salite alla ribalta relativamente da poco si consigliano poi i Ponys di Laced With Romance (2004) e i prolificissimi Thee Oh Sees di Help (2009), entrambi più o meno innamorati di ruvidezze psycho-pop, oltre alle Vivian Girls di Everything Goes Wrong (2009), reginette punk-pop dinamiche e scoppiettanti; sul fronte dei materiali d’archivio, infine, i magnifici Live: In The Red (1998) dei Pussy Galore di Jon Spencer e Neil Hagerty e All My Friends Are Dead (1996) dei Consumers, eccezionale quintetto punk del ‘77, originario dell’Arizona, nelle cui fila militava il futuro 45 Grave e Dream Syndicate Paul B. Cutler.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.688 del novembre 2011

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