American Hardcore

Dopo il Kill Your Idols di sabato scorso, un altro documentario rock proposto in DVD, marchiato questa volta dalla Shake. Per quanti fossero interessati all‘argomento così eloquentemente descritto dal titolo, un dischetto imperdibile. Qui, inoltre, una mia sinteticissima “guida” al fenomeno in questione.

DVD American Hardcore copFiorito negli Stati Uniti e poi propagatosi a macchia d’olio in tutto il mondo, l’hardcore punk visse la sua stagione di crescita nei primi anni ‘80, divenendo in seguito un fenomeno “istituzionalizzato” e più o meno stereotipato che nel decennio successivo ha conosciuto – ovviamente in chiave più edulcorata e meno estremista – clamorosi consensi di pubblico grazie a band quali Green Day, Offspring, Rancid e NOFX. Soltanto alle origini di quello che a tutti gli effetti è stato un autentico movimento socio-musicale, con la trattazione che paraltro si estende fino al 1986, è però dedicato questo film del 2006 di Paul Rachman, scritto dal famoso giornalista Steven Blush e ispirato al suo libro – non meno fondamentale – American Punk Hardcore: un viaggio di circa cento minuti organizzato con la più classiche delle strutture da documentario, cioè con interviste realizzate ai giorni che raccontano i fatti e li contestualizzano, fra le quali si inseriscono immagini amatoriali di concerti d’epoca e qualche montaggio di fotografie. Tutto decisamente spartano, com’è giusto che sia considerando l’argomento, ma anche molto professionale sul piano tecnico e rigorosissimo – con Blush a guidare le danze, non potevano del resto esserci dubbi – nelle illuminanti ricostruzioni storico-informative.
Sullo schermo scorrono così i volti (e le voci) di parecchie decine di protagonisti (tra i più famosi: Ian MacKaye, Henry Rollins, H.R., Greg Hetson, Keith Morris, Flea, Brian Baker, Mike Watt, Joey Shithead, Greg Ginn, Brett Gurewitz, Moby), ripresi nei contesti più diversi: in casa, all’aperto, in luoghi legati alla musica. Alcuni rimangono carismatici e altri proprio no, causa invecchiamento precoce o imborghesimento (c’è persino chi è diventato pastore ed è immortalato nella sua chiesa!), ma a contare sono le parole… e tutti, che adottino un approccio serio oppure ridanciano, contribuiscono efficacemente a comporre un eccezionale puzzle di idee e aneddoti, oltre a una cronistoria degli eventi che rende giustizia al peso di ciascuna delle scene principali: da Washington D.C. a Los Angeles, da Boston a San Francisco, da Vancouver al Texas.
Ricco anche il corredo di extra, con scene tagliate, foto, brani live e un’intervista a Mungo dei Declino sul panorama italiano, interessante il libretto in allegato, bella la confezione, competitivo il prezzo (17 euro e 90): tutto, insomma, concorre a rendere American Hardcore assolutamente irrinunciabile. E non è la solita frase fatta.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.644 del marzo 2008

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