The Cramps

Emerge dai miei archivi un breve articolo retrospettivo sul primo album dei Cramps, che proprio di questi tempi compie trentaquattro anni. Un album che del nostro amato r‘n‘r è – appropriatamente, visto anche il titolo – una magnifica celebrazione.
Cramps cop
Songs The Lord Taught Us (IRS)
Non ci potrebbe essere momento migliore, visto come molto del rock dei Novanta ostenti con orgoglio saldi legami con le sue radici storiche (un nome per tutti, quello degli splendidi ’68 Comeback), per scoprire o riscoprire Songs The Lord Taught Us. Non solo per riconfermare le ben note tesi dei corsi e ricorsi musicali, dell‘utopia di un rock totalmente “nuovo” o della conseguente necessità di guardare al “recupero creativo” del passato come imprescindibile medium di evoluzione, ma anche per restituire in qualche modo alle luci dei riflettori una grandissima band che ha saputo elevare al rango di arte la pratica troppo spesso vilipesa del riciclaggio.
Non erano però solo “predatori del rock perduto”, i Cramps, nonostante attingessero a piene mani nel serbatoio del rockabilly dei Fifties (e del garage dei Sixties) e non si facessero scrupolo di “rubare” riff da classici più o meno oscuri; e non erano neppure, come a volte suggerito da qualche sciagurato cronista, venditori di fumo che nascondevano le proprie carenze sonore dietro un‘immagine da freaks e dietro la grottesca, tenebrosa irruenza dei loro devastanti spettacoli dal vivo: senza una vera ispirazione, e senza il fuoco del sentimento necessario ad alimentarla, non avrebbero infatti potuto raggiungere l’ambito traguardo dei vent‘anni di carriera (che sarà tagliato, salvo imprevisti, nell’autunno del 1995), né sopravvivere alle mille vicissitudini che fin dagli esordi ne hanno funestato la attività.
Songs The Lord Taught Us, le “canzoni insegnateci dal Signore” con cui il quartetto fondato a New York da Lux Interior (Eric Purkhiser; da Akron, Ohio), Poison Ivy (Kristy Wallace; da Sacramento, California), Bryan Gregory (da Detroit, Michigan) e Nick Knox (da Cleveland, Ohio; in curriculum, la militanza nei mitici Electric Eels) esordì sulla lunga distanza dell‘album nella primavera del 1980, è assieme Credo dei Cramps e attestato più eloquente della loro caratura (alla pari con i quattro episodi dei due singoli autoprodotti del 1978, Surfin‘ Bird e Human Fly, poi ristampati assieme all‘altrove inedita Lonesome Town nel 12”EP Gravest Hits dell‘anno successivo): rock primordiale, scheletrico, nervoso, tagliente, abrasivo, allucìnato, selvaggio, perverso, crudo, efferato, acido e demoniaco per due chitarre, voce e batteria (già, manca il basso), sviluppato nelle cover di Strychnine dei Sonics, Tear It Up di Johnny Burnette, Rock On The Moon di Jimmy Stewart e Fever di Little Willie John e in nove originali i cui titoli (Garbageman, I Was A Teenage Werewolf, Sunglasses After Dark, What‘s Behind The Mask, I‘m Cramped, Mystery Plane, Zombie Dance, TV Set, The Mad Daddy) sono in buona parte dichiaratìvi dei toni non proprio solari del 33 giri. E non è certo un caso che le session di registrazione, che vedevano in cabina di regia l‘ex Big Star Alex Chilton, abbiano avuto luogo negli storici Sun Studios di Memphis.
Seppur rimasti subito dopo orfani di Bryan Gregory, i Cramps proseguivano per la loro strada con esiti quasi mai deludenti, non disdegnando aperture verso nuovi orizzonti musicali ma non rinnegando in alcuna circostanza l‘attitudine fiera e iconoclasta, ma per certi aspetti anche autoironica, che ne ha fatto una delle più celebrate cult-band degli ultimi quattro lustri. Qualunque cosa possa loro accadere in futuro, Songs The Lord Taught Us rimarrà un monumento al rock più malsano e degenerato. Meglio ancora, luciferino: non fosse così, il Signore in questione sarebbe stato un cattivo maestro…
Tratto da Rumore n.32 dell‘ottobre 1994
Cramps foto

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Categorie: articoli | Tag: , | 1 commento

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Un pensiero su “The Cramps

  1. Repoman

    Grandissimi!!! Tra l’altro in questo disco tutti i pezzi scritti da loro erano un chiaro rimando a horror b-movies di culto…
    Quando poco tempo fa ho saputo della morte di Purkhiser ci rimasi molto male…
    Consiglio ai giovani di gustarsi (virtualmente, purtroppo) qualche loro live d’epoca…

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