Prozac+ (1996)

Benché i tre componenti della band non siano scomparsi (GianMaria Accusani ed Elisabetta Imelio guidano i Sick Tamburo, Eva Poles è attiva come solista), oggi i Prozac+ sono stati un po’ rimossi e la cosa è curiosa, considerati i grandissimi consensi raccolti per circa un decennio a cavallo fra i ‘90 e gli ‘00. Realizzata pochi mesi dopo l’uscita del primo album Testa plastica, l’intervista qui recuperata – che si accompagnò alla copertina dell’inserto “Fuori dal Mucchio” – racconta molto bene il momento in cui un “nuovo” gruppo si trova ad affrontare il successo.
Prozac foto
Una chiacchierata un po’ diversa dal consueto, quella con il chitarrista e leader dei Prozac +: non incentrata esattamente sulla musica – dell’ensemble di Pordenone e del suo Testa plastica dovreste già sapere più o meno ogni cosa – ma su argomenti ad essa strettamente legati quali il business, la promozione, i cambiamenti che si verificano nel passaggio dallo status di illustri sconosciuti a quello di gruppo sulla bocca di tutti. Come lo stesso Gianmaria non può fare a meno di ammettere, i Prozac+ costituiscono infatti un caso pressoché unico della storia del rock italiano, e proseguire nella lettura è certo un ottimo modo per scoprire perchè e fino a che punto.
Proviamo a fare una specie di bilancio sugli otto mesi trascorsi dall’uscita di Testa plastica a oggi.
Sinceramente, non mi sarei mai aspettato che quanto accaduto potesse succedere in così poco tempo, ma c’è da fare una considerazione: per essere qualcosa nata dal nulla i Prozac + hanno ottenuto moltissimo, ma credo che questo moltissimo non sia comunque adeguato alle potenzialità del progetto.
Non dirmi che ti stai lamentando.
No, non ne avrei proprio il diritto, però ritengo lo stesso che qualcosa non abbia funzionato: ad esempio, sono convinto che le vendite del disco avrebbero potuto essere di gran lunga superiori se ci fosse stato un maggiore impegno nella distribuzione. Al di là del nostro caso personale, penso che questo discorso possa essere esteso a qualsiasi gruppo emergente.
E dov’è, a tuo parere, il nocciolo della questione?
Nella mentalità balorda dei discografici, per lo più impreparati a confrontarsi con realtà per loro insolite. Una multinazionale non può aver paura di immettere sul mercato qualche migliaio di copie in più, soprattutto se i segnali rispetto ad un artista sono positivi. Di fatto, noi ci siamo trovati a suonare in decine e decine di città, avendo oltretutto un notevole sostegno da parte dei mezzi di informazione, e Testa plastica era introvabile in quasi tutti i negozi. Queste cose non fanno bene alla musica, a questa nuova musica che sta faticosamente cercando di emergere, e oltretutto contrasta in modo stridente con l’impegno di tutte le etichette ad assumere nelle loro scuderie gente che proviene dall’underground. Se si vuole investire bisogna farlo sul serio, e non vanificare tutto il lavoro svolto per qualche decina di milioni in più.
Questo, comunque, è il vostro unico rimpianto.
Direi proprio di sì, visto che il resto è andato splendidamente: in otto mesi abbiamo fatto 120/130 concerti, oltretutto sempre con grande risposta da parte del pubblico, e i mass-media ci hanno concesso spazi davvero enormi.
Il che alimenta il rischio della sovraesposizione.
Sì, anch’io ho sentito qualcosa del tipo “i Prozac+ hanno rotto le palle, sono dappertutto”, e questo mi fa venire qualche dubbio sulle nostre strategie: però noi non ci siamo mai sbattuti per trovare concerti, ci siamo limitati ad accettare le offerte che arrivavano. Quest’ultimo tour è stata una specie di sfida: sai, le date estive sono per lo più gratuite e quindi poco indicative del tuo successo, ma sapere che dovunque suoniamo intervengono 700/800 spettatori paganti è una grossa dimostrazione di avere raggiunto qualcosa di serio, specie in un momento come questo in cui i concerti, in media, vanno maluccio. Comunque, te lo giuro, stiamo per “toglierci dalle palle” per un po’ di tempo.
E cosa mi dici delle voci false e tendenziose sul vostro “essere venduti”?
Penso che ben pochi gruppi siano stati meno attivi di noi nel cercare la promozione o eventualmente nel “comprarla”. Eppure, nonostante ciò, su di noi girano leggende incontrollate e incontrollabili: che qualcuno di noi è imparentato con un pezzo grosso di una major, che abbiamo sborsato milioni per partecipare allo special di MTV, che le nostre ragazze si concedono ai giornalisti. All’inizio mi davano fastidio, ma adesso me ne infischio; anzi, lo accetto, perchè ho capito che paradossalmente anche questo serve a scopo pubblicitario. Tutto va bene, purchè se ne parli.
Tentando di razionalizzare, sapresti spiegarmi perchè proprio voi siete stati baciati dalla buona sorte?
Beh, un po’ di fortuna l’abbiamo avuta, ma d’altronde sono convinto che per arrivare da qualche parte il cosiddetto culo sia un elemento imprescindibile. Sarebbe stupido negare che noi ci siamo trovati nel posto giusto al momento giusto, ma significherebbe anche farci torto il non voler considerare la freschezza e l’immediatezza della nostra proposta. E’ vero, siamo stati agevolati dal nostro organico misto e quindi molto trendy, ma è anche vero che non abbiamo mai approfittato della situazione. Ho litigato con mezza Italia, rinunciando anche a qualche buona opportunità, proprio per non ostentare lo stupido cliché del “gruppo rock con due ragazze”.
Come vedi, adesso, la vostra situazione interna?
Bene. Tutte le esperienze vissute assieme hanno cementato la nostra unione e creato un background fondamentale per gli sviluppi futuri della nostra carriera. C’è più consapevolezza dei propri mezzi e più “mestiere”, e anche tanta voglia di fare cose nuove.
A tale proposito, avete già iniziato a lavorare sul secondo album?
Alcune canzoni sono state composte e arrangiate, un paio le abbiamo anche già proposte dal vivo. Abbiamo parecchie idee da sviluppare, ma so già che molte di esse non troveranno mai spazio all’interno del disco, sono troppo lontane dal nostro stile.
Avete timore di sconvolgere i vostri estimatori?
No, è solo che crediamo che non si possa prescindere da una certa continuità di lavoro. Non vorremmo dare l’impressione che i Prozac + cerchino di cavalcare chissà quale nuova onda, ma non possiamo neppure fare un Testa plastica numero due; si vedrà una certa evoluzione, si aggiusterà un po’ il tiro, ma per un buon 60% il genere sarà lo stesso. È giusto mantenere un preciso filo conduttore con il proprio passato, specie quando, come nel nostro caso, si tratta di un passato molto, molto prossimo.
Che impressioni provi riascoltando Testa plastica?
Non è una cosa che faccio molto spesso. Trovo comunque che, al di là di alcune questioni prettamente tecniche dovute al poco tempo trascorso in studio, sia una valida fotografia del gruppo e delle sue idee. Tutto potrebbe essere migliorabile, è naturale, ma ne sono ancora molto soddisfatto.
Com’è, adesso, la vostra posizione contrattuale? Siete sempre legati alla Vox Pop?
Sì, e speriamo che la fase di rivoluzione organizzativa attualmente attraversata dall’etichetta non ci comporti problemi. A ben vedere, qualche problema c’è già: ad esempio, l’interruzione del rapporto di distribuzione con la BMG ha di fatto ucciso Testa plastica, e ogni eventuale iniziativa promozionale – che so, un nuovo singolo estratto dall’album ad uso delle radio più commerciali – non avrebbe quindi senso. Come sai abbiamo pubblicato l’edizione formato 10 pollici del CD, ma si è trattato di una specie di gioco. Dal mio canto spererei di far uscire il nuovo album in primavera, ma qualunque cosa accada poi star sicuro che i Prozac+ non resteranno fermi un anno in attesa degli eventi.
Ritieni che tutto ciò che di buono è accaduto ai Prozac + potrebbe ripetersi per qualcun altro?
Sì, direi di sì. Il fatto che la nostra esperienza sia stata la prima nel suo genere, almeno qui in Italia, non significa necessariamente che sia destinata a rimanere unica. Anzi, credo che noi abbiamo in qualche modo aperto una strada che altri potranno battere, a patto che il campo rimanga quello della musica diretta, facilmente accessibile. E spero, con tutta sincerità, che tale strada venga battuta.
Questo altruismo ti fa onore, specie alla luce di come la vostra rapidissima ascesa abbia suscitato invidie.
Io mi auguro che vada bene a tutti, naturalmente me compreso. Le invidie fanno parte del gioco e sono inevitabili soprattutto nel nostro caso, visto che siamo il solo esempio di gruppo italiano che è riuscito a venir fuori dal niente nell’arco di pochi mesi. Questo dà fastidio, specie a quelli che cercano di fare qualcosa e non ci riescono. Abbiamo avuto qualche contestazione ed io ho commesso l’errore di rispondere a tono invece di fregarmene, ma se questo dovesse ripetersi mi comporterei in maniera diversa, anche perchè non sarebbe onesto: c’è comunque troppa disparità di potere, se capisci cosa intendo, tra uno che insulta stando in platea e uno che lo fa stando sul palco. Mi piacerebbe, in ogni caso, sdrammatizzare un po’ tutta la situazione: d’accordo che l’invidia è legittima e umana, ma credo che dovendo scegliere un oggetto di invidia si possa facilmente trovare di meglio dei Prozac +; siamo un gruppo emergente e godiamo di una certa considerazione, ma non mi sembra proprio di essere diventato, tanto per usare una frase fatta, “ricco e famoso”. Eccitato, contento e magari un po’ affaticato, questo sì, ma non ricco e famoso. Almeno per ora.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.237/238 del 24 dicembre 1996

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