Belly

I Belly dell’ex Throwing Muses Tanya Donelly non sono stati una presenza decisiva nella storia del rock, ma di sicuro i loro due album – Star del 1993 e King del 1995 – non sono passati inosservati. In occasione dell’uscita del secondo intervistai il 50% della band americana, compresa la fascinosa leader.
Belly foto
Tanya Donelly ha ventotto anni, un’aria aristocratica ma tutt’altro che altezzosa e – come molti hanno già sottolineato – uno splendido sorriso. Seduta su un divanetto di una delle tante sale di un lussuoso albergo romano, con accanto il fido chitarrista/pianista Tom Gorman, non sembra contrariata dal doversi immolare per l’ennesima volta nel rito troppo spesso abitudinario dell’intervista; anzi, si offre al nostro microfono con una simpatia e una curiosità francamente insospettabili in un personaggio che da quasi dieci anni incide dischi, calca i palcoscenici di mezzo mondo e affronta – come in questo caso – estenuanti tour promozionali.
Vi aspettavate il successo di Star?
Tanya: No, dire proprio di no. Ci attendevamo al massimo centomila copie, e dunque l’aver superato le novecentomila e stata una grande sorpresa.
E come mai, con tanti emergenti in circolazione, questa fortuna è toccata ai Belly?
Tanya: In parte credo sia dipeso dalla natura stessa della nostra proposta, dal fatto di essere una band “alternativa” che al contempo mette in luce caratteristiche spiccatamente pop in grado di renderla accessibile anche al vasto pubblico.
Tom: E poi, non ha senso negarlo, siamo stati favoriti dalla generale attenzione che oggi gratifica i gruppi al femminile, dovuta forse anche a una certa stanchezza nei confronti dei classici stereotipi del rock. Al di là di questo, comunque, ci piace pensare che i consensi ottenuti dipendano soprattutto dalla qualità delle nostre canzoni.
E anche da un pizzico di fortuna…
Tom: Non c’è alcun dubbio. Però anche l’ottimo lavoro svolto dalle nostre etichette, la 4AD in Europa e la Sire dall’altro lato dell’Atlantico, ha avuto il suo peso.
A differenza di Star, in King non tutti i brani sono firmati Donelly. La collaborazione alla stesura del repertorio da parte di Tom e Gail significa che i Belly sono adesso più “gruppo” di quanto non fossero prima?
Tanya: Sì, senz’altro. D’altronde non ho lasciato le Throwing Muses perché aspiravo a una carriera solistica, ciò che cercavo davvero era far parte di una band nel senso più democratico del termine. Ora ritengo di aver realizzato questa mia aspirazione, e non credo sarebbe sbagliato affermare che King sia, in fondo, il primo album dei Belly.
L’Ennio dell’omonimo brano è per caso Ennio Morricone?
Tom: Sì, il pezzo vuole essere un omaggio a Morricone, del quale Tanya e io siamo accesissimi fan. È uno dei più grandi compositori moderni, sia per la varietà delle opere, sia per le profonde sensazioni che esse evocano nell’ascoltatore.
A proposito di sensazioni, mi pare che il sound dei Belly sia in qualche modo costruito sui contrasti: luce e ombra, gioia e malinconia, pop e noise…
Tanya: Non riesco a vedere le emozioni come assolute, così come non riesco a valutare la vita in termini di bianco o nero… un pezzo totalmente dark e uno del tutto allegro sarebbero entrambi innaturali: non esiste nulla al mondo che sia assolutamente e rigidamente chiaro o scuro, e non capisco perché solo la musica pop dovrebbe costituire l’eccezione.
Tom: A volte l’accostare due concetti apparentemente antitetici – non importa si tratti di liriche, idee o suoni – permette di esaltare gli aspetti migliori di entrambi.
Esiste un legame tra gli episodi di King?
Tanya: King non è un concept, ma tutti i brani sono stati scritti e arrangiati nello spazio di soli tre mesi.
Tom: È un concetto banale, ma tutti assieme rappresentano perfettamente la band che li ha realizzati in uno specifico momento della sua vita. Se c’è un filo conduttore, è soltanto quello della positività dell’energia che li ha generati, del nostro piacere di crearli e trasformarli pian pian in ciò che alla fine sono diventati.
Mi sembra piuttosto strano che abbiate registrato alle Bahamas, e per di più con Glyn Johns come produttore.
Tanya: In realtà Glyn è l’ideale per un gruppo indie-pop come il nostro: traduce le idee in suoni e arrangiamenti invece di limitarsi a produrre in maniera convenzionale, e questo era proprio ciò di cui avevamo bisogno per King.
Tom: Lui si è fatto coinvolgere profondamente dalle nostre canzoni, cercando di capire davvero quello che avevamo in mente e aiutandoci a svilupparlo. Ha saputo mettere in evidenza gli elementi più importanti dei brani senza bisogno di imporre la sua volontà, ma semplicemente suggerendoci le migliori altenative tra le quali scegliere.
Chi è stato a proporlo?
Tanya: Il nostro manager. Ad essere sinceri gli abbiamo scritto senza sperare troppo in una risposta positiva, ma lui ha accettato subito. Deve essere stata una specie di sfida, visto che lui è del tutto estraneo alle mode correnti e al rock alternativo: pensa che un giorno ho dovuto addirittura spiegargli chi fosse Kurt Cobain!
Vivete ancora a Boston?
Tom: Sì, e ci piace. È un posto ricco di fermenti artistici e di stimoli, ed essendo una delle città più antiche degli Stati Uniti possiede un’atmostera molto particolare. Anche se in misura infinitamente minore rispetto a una qualsiasi località europea, nelle sue strade sembra di sentire la voce della storia.
Tratto da Rumore n.38 del marzo 1995

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